| SORA IN ABRUZZO: BISOGNA PROVARCI | Segnala |
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Osservando lo spaventoso sviluppo demografico di città come Pomezia, passata dai quarantatremila abitanti del 2001 ai sessantamila del 2009, mi domando se Sora potrà o meno avere possibilità di crescita simili al suddetto comune in un Lazio sempre più romanocentrico.
E’ ovvio che una risposta al mio quesito c’è ed è palesemente negativa. Ad ogni modo, la soluzione per lasciarci alle spalle decenni di amarezze, delusioni ed umiliazioni è a portata di mano. Difatti, basta osservare qualche chilometro più in là del nostro naso e scoprire una regione più equilibrata, decisamente più gestibile ma soprattutto libera dalla presenza soffocante dell’Urbe. Parlo ovviamente dell’Abruzzo. Certo, la “sc” del nostro dialetto, tipicamente abruzzese, non sarebbe sufficiente per giustificare con motivazioni storiche un salto del genere. In ogni caso vorrei far presente, per chi non lo sapesse, che i confini della Diocesi di Sora si estendono da secoli fino a Capistrello, precisamente nella frazione di Pescocanale, e dunque abbracciano l’intera Valle Roveto. Ricordando che nel Lazio siamo “ospiti” da soli ottant’anni poiché fino al 1927 Sora era uno dei cinque distretti della Provincia di Terra di Lavoro alias Caserta e quindi in Campania, credo che le motivazioni culturali a sostegno di un ingresso della stessa Sora in Abruzzo siano molteplici e valide. Inoltre, passando a considerazioni più concrete ed attuali, con un semplice conteggio numerico si può riscontrare che in Abruzzo Sora sarebbe una delle dieci città più grandi della regione, che conta in totale trecentocinque comuni. Dunque, i vantaggi sarebbero inevitabili, poiché la città dei primi Volsci, cioè coloro che abitarono l’alto ed il Medio Liri ossia l’Abruzzo meridionale, si ritroverebbe inserita in un contesto più equilibrato che potrebbe valorizzare al meglio le sue risorse. Concludo, sottoponendo i Sorani ad una riflessione: immaginiamo per un attimo Sora in Abruzzo. In un picosecondo sparirebbero i vari Scalia, De Angelis, Fiorito, Pallone, Iannarilli, D’Ovidio, insomma tutto quel perverso sistema provinciale che va al potere grazie ai nostri voti e che poi non ci permette neanche di decidere il candidato a sindaco che vogliamo, basti ricordare la vicenda Ganino nel 2006. Sarebbe meraviglioso. Io vorrei provarci, perché la mia città merita di essere protagonista. |










