Mercoledi, 08 Febbraio 2012
| PARMA . L'EMBLEMATICA STORIA DELL'AZIENDA GRECI DI GAIONE | Segnala |
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C'è una vicenda di cronaca economica locale che ben si presta a rappresentare i peggiori, odiosi aggiungerei, vizi di questa nostra città, nella quale sembra che una cortina di fumosa, vetusta, presuntuosa e aristocratica spocchia, nasconda un sistema di potere clientelare, "mafioso", tutto provinciale, nel quale il blasone del cognome illustre, il clan al quale si è affiliati o il giro esclusivo di appartenenza, contano di più degli effettivi meriti personali e professionali.
Generalizzando e banalizzando, potrei dire che dietro a tutto quel fumo, che amministratori politici vanitosi e imprenditori illuminati ci propinano nel loro turlupinare di eccellenze, qualità, efficienza (e magari bilanci magicamente in ordine) si celi un modestissimo, bruciacchiato e inconsistente arrostino (magari di maiale con rispetto parlando). Il fatto in questione è la richiesta di concordato fallimentare inoltrata al Tribunale DI PARMA da una delle Aziende storiche del tanto decantato agroalimentare parmigiano: la Greci di Gaione. Un lettore attento, che avesse qualche memoria dell' intervista al giovane rampollo della famiglia Greci, pubblicata da un autorevole settimanale economico esattamente un anno fa (giugno 2009), potrebbe rimanere sorpreso. Come, quel Greci lì? Si proprio quello. Nella lunga intervista, il laureato nonché "masterizzato" alla Bocconi, dopo una serie di autocelebrazioni della propria dinastia dall'alto lignaggio, ed un poco elegante elenco di proprietà di famiglia ( terreni, palazzi, ville) proclama che la Greci è florida e che sta pensando di crescere ancora investendo nel Mar Nero per costituire un vero e proprio polo agroalimentare. Qua e là erano riportati alcuni numeri relativi all'azienda (che il giornalista un po' ingenuo, per non dire peggio, ha l'ardire di definire una piccola Findus emiliana) che ha i colori del bianco (il latte e il formaggio prodotti) e del rosso (il pomodoro e i bilanci si potrebbe aggiungere): nel 2008 l'azienda fatturava 18 milioni di euro, con un asset patrimoniale valutato 50 milioni di euro e un debito a lungo di 16,5 milioni di euro. L'intervista si chiudeva con l'annuncio della grande area residenziale che potrebbe nascere sui 50 mila metri quadri degli stabilimenti (grazie al "generoso" cambio di destinazione d'uso dei terreni concesso dall'Amministrazione comunale di Parma) e con la denuncia di alcune perdite subite dal caseificio, "ma solo a causa dell'insipienza degli amministratori del Consorzio" si affretta a dire (dimenticando che suo padre è consigliere del Consorzio stesso da tempo immemore). Mi si perdoni l'eccesso di astio o di ironia: in effetti tutte le volte che un impresa in dissesto è costretta a chiudere vi sono drammatiche conseguenze per la proprietà, per i dipendenti e per la società nel suo complesso. E l'humana pietas è d'obbligo. Tuttavia senza infierire oltre e dal momento che oggi l'azienda vanta 40 milioni di debiti ed è costretta a chiudere, mi preme dire che: 1) un impresa anche se privata e di proprietà familiare, è un soggetto sociale, non un bene proprio di chi lo possiede. Non si possono sempre privatizzare gli utili, e scaricare i passivi sulla società; 2) un imprenditore può essere più o meno capace e più o meno fortunato (Sordi ne "Il vedovo"asseriva che negli affari è tutta questione di fortuna) ma dovrebbe almeno essere sincero ( o non essere bugiardo se volete, almeno per il rispetto dovuto agli operai che già alla data di pubblicazione dell'intervista avevano le magre mensilità di stipendio arretrate non pagate); 3) mi chiedo com' è stato possibile, per un azienda del genere, raggiungere un tale livello d'indebitamento. Se anzichè Dottor Greci si fosse chiamato Giuffredi o Schivazappa (faccio nomi a caso) come si sarebbero comportate le banche? Sarebbero state altrettanto generose? 4) Sembra che una delle Banche più esposte sia la Banca Monte dove il cugino Gilberto Greci è presidente della Fondazione; non è che dietro questa bella e nobile battaglia per il mantenimento della "parmigianità" dell'Istituto locale oggi al centro del dibattito politico (dopo essere stata al centro di un'ispezione di Bankitalia durante la quale sono emerse diverse anomalie di gestione e di conduzione) vi sia la volontà di continuare ad operare secondo il metodo "mafioso" di aiutare il ristretto circolo degli amici e gli amici raccomandati degli amici, in barba ad ogni principio meritocratico? Una storia triste, insomma, ma emblematica e sulla quale sarebbe utile aprire una profonda riflessione.
Priamo Bocchi (Segretario cittadino La Destra Parma)
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