Venerdi, 10 Febbraio 2012
| IL TEATRO È DIALOGO. IL DUSE È LA STORIA DI BOLOGNA: NON UCCIDIAMOCI | Segnala |
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Nella questione della chiusura del Teatro Duse, uno dei più antichi di Bologna (parliamo del XVII secolo), per effetto dei tagli del Governo alla cultura, ci sono vari argomenti connessi: il centro è difficilmente accessibile, quindi la gente è poco incentivata ad andarci, sia per un teatro che per un caffè; la teoria economica ha ormai dimostrato che il mercato da solo non funziona e lo Stato DEVE intervenire. ma chi sta dalla nostra parte politica, non ne può fare solo un'analisi di costi- benefici (più liberista o statalista), bensì andare oltre e vedere lo Stato come educatore della società, e il teatro è uno di questi strumenti.
L’attore Bergonzoni ha inquadrato bene, nello spettacolo di ieri per sensibilizzare l'opinione pubblica, che il problema è sistemico, senza dire che la colpa è di Berlusconi o di Prodi o di X, come invece hanno fatto altri, trasformando a volte la scena in un comizio politico. Egli ha dunque rigettato la funzione del teatro come un momento passivo ed esclusivamente di relax, ma al contrario in cui si deve instaurare un DIALOGO tra attore e spettatore. Dialogo che ora non è più praticabile, per un motivo bilaterale: da una parte, spesso, l’arte è appannaggio di artisti di sinistra che, nella migliore delle ipotesi, col pretesto della libera interpretazione, stravolgono le opere solo per il gusto della distruzione in sé, quando addirittura non arrivano ad usarle come strumenti per parlare di droga o attaccare istituzioni come la Chiesa, e questo allontana lo spettatore che si vuole vedere l’originale di Goldoni, Shakespeare o Molière. Dall’altra, perché, se anche per es. il centro fosse accessibile e pieno di parcheggi, la gente COMUNQUE preferisce stare a casa a guardare per esempio i reality. Di questi ne abbiamo abbastanza in tv: se affidiamo ai privati la gestione dei teatri, dovremo sorbirci pure la concorrenza tra tv e teatro, per la logica di inseguire solo il profitto? In fila accanto a me c’è stato per un po’ anche il segretario del PD Andrea De Maria, salvo poi vedersi aprire un accesso preferenziale. Un posto riservato alle autorità non gli bastava: evidentemente, era troppo stancante farsi qualche minuto di fila, assieme al popolo che dovrebbe rappresentare. L’imprenditore Giatti si è fatto avanti per salvare il teatro, ma ovviamente ha posto dei paletti circa la conduzione aziendale e il marketing, promettendo addirittura che, nell’assunzione di personale verranno solo privilegiati, e non assicurati, gli attuali lavoratori del Duse; non ha mancato poi di sottolineare l’attenzione che verrà data alla copertura dei costi, il che fa sorgere la preoccupazione che l’aspetto culturale sarà di secondo piano rispetto a quello economico di confronti uscite- entrate.
Eugenio Sibona, segretario regionale e provinciale Gioventù Italiana
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