COMUNICATO STAMPA LA DESTRA SARDEGNA  Segnala
AFFOSSATO IL PIANO CASA DELLA GIUNTA CAPPELLACCI: FRANCHI TIRATORI o MORI TRADITORI?
crollo.jpg
 
Se non fosse vero ci sarebbe da riderci su.
Dopo circa un anno dall'insediamento della Giunta Cappellacci e di una nuova maggioranza alla guida della Regione Sardegna, la legge urbanistica rischia di mandare ancora una volta in frantumi la coalizione di turno al governo.
Prima le dimissioni di Soru, affossato dai suoi stessi compari, ora la nuova legge sul Piano Casa, fortemente voluta dal Presidente Cappellacci, affossata a scrutinio segreto con il voto determinante di una decina di franchi tiratori.
Tante differenze rispetto alla passata gestione Soru ma un'unica costante: la presa di distanza del Psdaz sia dalla legge urbanistica dell'imprenditore di Sanluri, sia da quella di Cappellacci.
In entrambi i casi, sia allora che oggi, i Quattro mori sedevano tra i banchi della maggioranza, con il potere, pressochè assoluto, riconosciutogli, di gettare alle ortiche una legislatura e un programma di governo con il quale si presentarono, allora e un'anno fa, di fronte agli elettori e disposti a sostenere a spada tratta, come si conviene al più fedele degli alleati, prima Soru e poi Cappellacci.
Della serie: quando la coerenza ideale viene prima di tutto.
Eppure lo avevano prima fatto capire a chiare lettere subito dopo le Provinciali e poi ribadito con forza qualche giorno fa: "serve un cambio di passo in Regione...siamo pronti a tutto, anche a trattare con il Pd in alcune Province..." o Indipendentismo o morte!
Sembra di parlare con la Lega in salsa sarda: nomadi del voto a seconda della convenienza, con situazioni paradossali in alcune Province, ad esempio Sassari dove, alla vigilia delle ultime consultazioni, il Psdaz poteva vantarsi di avere Assessori e consiglieri regionali in maggioranza con il centrodestra, Assessori provinciali e comunali in carica con il centrosinistra ma presentandosi con il centrodestra al Consiglio provinciale e con un candidato a Sindaco che rispondeva al nome di Giacomo Sanna.
Un partito pronto a transitare impunemente da una parte all'altra degli schieramenti politici pur di occupare poltrone, agitando il tema sempre conveniente dell'indipendentismo e della sovranità dell'Isola.
A fargli da sponda, pur in maniera molto silenziosa e accorta, l'Udc, che non ha mai nascosto una certa insofferenza verso la coalizione di Cappellacci e il centrodestra sardo, riflesso di quello nazionale.
Quello che sta andando in scena è l'esito scontato di quanto previsto: Psdaz e Udc che alzano la posta, chiedendo un cambio di passo, che tradotto significa verifica prima e rimpasto poi, per aumentare il peso specifico dei due partiti e continuare a rafforzare il loro potere decisionale, soprattutto su materie così delicate che rischiano di mandare tutti a casa, proprio come avvenne un anno fa, quando a subire l'esito di questa politica ondivaga dei sardisti, fu proprio quel Renato Soru che Maninchedda aveva incensatocinque anni prima come l'uomo della provvidenza, contribuendo alla stesura del suo programma di governo che gli permise di battere Mauro Pili in quella campagna elettorale epica, tra scarpette da tennis e panino sardo.
Tutti a casa dunque! Questo sembra il tono della minaccia del Psdaz e dell'Udc. Sempre che...
...con un Assessorato in più e qualche apertura verso l'Indipendentismo, per accontentare la pancia dell'elettorato sardista, tutto si potrebbe aggiustare.
Tutti a casa invece! Senza se e senza ma, mi verrebbe da consigliare.
Per staccare la spina ad una maggioranza al collasso e salvare quanto di buono ha saputo fare una Giunta in grado di compiere atti decisi  e vincenti solo quando ha agito in silenzio e senza i dicktat degli alleati (vertenza industria, continuità territoriale) ma facendo passi incerti, in mezzo alle sabbie mobili, quando ha deciso invece di contrattare e concertare, con alleati e sindacati.
Avrebbe dovuto farlo Mauro Pili nel suo primo mandato da Governatore nel '99, forte di quelle centinaia di migliaia di preferenze personali. Lo avrebbe potuto e dovuto fare, ma dopo la trappola tesagli dagli alleati fu costretto a subire il prolungamento dell'agonìa di una maggioranza nata male e finita peggio, e cedere il posto ai vari Floris e Masala chiamati a dare il colpo di grazia ad un centrodestra malato fin da allora di sardo-centrismo.
Spero vivamente lo faccia ora Ugo Cappellacci, per fare finalmente chiarezza nel centrodestra sardo, potare i tanti rami secchi, sradicando i rovi che oramai hanno radici e prolungamenti ovunque e restituire la parola ai sardi.