VITA DI PARTITO
LIBERALIZZAZIONI, PRIVATIZZAZIONI & CO
Da più parti si sostiene con insistenza che, per rilanciare l’economia italiana, è necessario lasciare all’iniziativa privata ed al gioco della concorrenza alcune attività tradizionalmente considerate “servizi pubblici”. Si sostiene anche che un’operazione del genere porterebbe alla diminuzione dei costi di questi servizi, con vantaggio dei consumatori. 
Queste idee sono propagandate da molti giornali economici, tra cui il Financial Times - voce dell’alta finanza londinese - che dal successo delle liberalizzazioni italiane  fa dipendere niente meno che il destino del mondo. Troppo ? Secondo il giornale, se le liberalizzazioni non andassero a buon fine, l’Italia fallirebbe, il fallimento italiano si allargherebbe all’intera Europa e questa, a sua volta, si tirerebbe appresso l’orbe intero. Amen.
Proviamo a capire qualcosa per conto nostro. Innanzi tutto, se qualcuno investe del denaro in una qualche impresa, evidentemente si aspetta di guadagnarci sopra.
Prendiamo in considerazione gli acquedotti, che di recente si è tentato di affidare a privati  (e - aggiungiamo - dei quali si continua a parlare con sorprendente insistenza, nonostante il risultato del referendum).
Molto semplicemente, dell’acqua non si può fare a meno, quindi gestire un acquedotto assicura utili costanti nel tempo e non soggetti a fluttuazioni. Per questa caratteristica di stabilità, l’acqua è un investimento ricercato, anche se il guadagno non è molto elevato in valore assoluto. Di qui, l’insistenza sul punto ed i tentativi di aggirare i risultati del referendum. 
In caso di privatizzazione, il vantaggio per il consumatore deriverebbe esclusivamente dal fatto che gli attuali gestori pubblici sono talmente inefficienti, che un privato con un minimo di capacità organizzativa potrebbe migliorare l’offerta e  realizzare utili semplicemente eliminando gli sprechi, senza bisogno di aumentare le tariffe.
Un ragionamento simile si può applicare a tanti altri casi: i privati sono in genere più efficienti dei gestori pubblici e, nell’immediato, possono assicurare servizi di buon livello, senza costi aggiuntivi. 
Ma, in futuro ?
Per fare un esempio di cosa potrebbe succedere, consideriamo il servizio postale, che pure si vorrebbe lasciare ai privati. Il vecchio monopolista pubblico partiva dal presupposto che comunicare fosse un diritto di ogni cittadino e, di conseguenza, si è incaricato di aprire uffici anche negli angoli più sperduti d’Italia. 
Gli operatori privati si comporterebbero alla stessa maniera ? Difficile. I privati seguirebbero la logica del profitto, si concentrerebbero sulle grandi città - dove è più facile trovare “clienti” - e cercherebbero di chiudere gli uffici poco redditizi che si trovano nei centri più piccoli e con pochi abitanti. A quel punto le soluzioni possibili sarebbero due: lasciare una parte del paese senza posta, oppure far intervenire nuovamente la mano pubblica.

In definitiva è lecito sospettare che - con il pretesto della libera concorrenza, della crescita e via discorrendo - si cerchi di trasferire in mani private la gestione dei servizi capaci di produrre reddito. Eventuali renitenti vengono tenuti buoni con la speculazione sui titoli di stato.
Se andasse in porto, l’operazione nell’immediato potrebbe anche portare qualche vantaggio ai consumatori, ma solo nella misura in cui privati riescano a rimediare alle inefficienze ed agli sprechi  dei gestori pubblici. 
Nel lungo periodo le cose sarebbero destinate a cambiare: i privati - come sempre -  cercherebbero di massimizzare i profitti, alzando le tariffe e riducendo gli investimenti; a quel punto, i pretesi vantaggi per i consumatori si mostrerebbero per quello che sono:  illusioni ottiche, riflesso dall’abissale inefficienza dei gestori attuali. 
Alla fine, il paese si ritroverebbe alle prese con servizi per niente migliori, né meno costosi; in molti settori si dovrebbe ricorrere comunque alla mano pubblica, che dovrebbe farsi carico dei servizi che i privati non possono o non vogliono produrre. 

Nel frattempo però, banchieri, finanzieri, investitori e lettori assidui del Financial Times diventerebbero ancora più ricchi e potenti di quanto già sono e terrebbero in pugno la società, che dovrebbe adeguarsi alle loro logiche: i “rally dei titoli” sostituirebbero le corse in motocicletta, vie e piazze verrebbero dedicate ai coraggiosi “scalatori” di “società quotate”, Omero redivivo canterebbe le “battaglie” per il “controllo del pacchetto di maggioranza”.
I nuovi eroi, ovviamente, avrebbero anche il controllo degli organi di informazione, che assicurerebbero il consenso delle masse, opporsi sarebbe sempre più difficile. Ma questa è una storia ancora da scrivere. 


Roberto Macchioni
 
PESCARA NUOVA TERRA DI CONQUISTA? UNA RIFLESSIONE SUL "FAR WEST" CHE SI VIVE IN CITTÀ
Siamo ad un punto-limite della nostra storia cittadina: a Pescara non si vive più sicuri e bande di rapinatori, a volte provenienti da altre regioni, fanno quello che vogliono . Abbiamo perso il conto delle rapine in gioiellerie ed uffici postali, degli scippi .  Su tali episodi abbiamo puntualmente lanciato moniti alle istituzioni affinchè intervenissero. Negli ultimi giorni due rapine ai supermercati, uno ad un "Maxi Tigre" in centro, l'altro all' "Eurospin" di Via Tiburtina,l' ultimo a piazza duca ci pongono in uno stato di allerta.
 
Non solo infatti, non si riescono a prevenire tali fenomeni, ma poi non vengono presi i colpevoli. 
 
Perchè non c'è un piano adeguato per prevenire la sicurezza? A nostro giudizio bisogna intervenire nei seguenti punti:
 
-Ripensare i criteri di dispiegamento delle pattuglie
 
-Aumentare le telecamere di sorveglianza nei punti critici
 
-Implementare sistemi di allarme che consentano alle forze di polizia di intervenire tempestivamente.
 
-dotare gli obbiettivi piu' a rischio di sistemi in tempo reale per comunicare alle forze dell 'ordine del crimine in atto.
 
Il segretario provinciale
Alessandro Baldati
 
SILVESTRISI FA PAGARE L'AVVOCATO CONTRO I CITTADINI, LA DESTRA CHIEDE LE DIMISSIONI IMMEDIATE
MODENA - La Destra Modena esprime tutto il suo sdegno per quanto deliberato dalla giunta sanfeliciana, in merito alla tutela de Sindaco e della giunta sulle diffide pervenute a causa dell'assurdo progetto dell'autostrada Cispadana. Non solo i cittadini verranno danneggiati a causa dell'inquinamento, non solo non sono stati ascoltati, ma dovranno anche pagare un avvocato al Sindaco per  tutelare se stesso contro la cittadinanza. La Destra crede che sia una cosa scandalosa, i cittadini dovranno pagare contro i loro interessi, per motivi meramente privati del sindaco. Se magari avesse un po' ascoltato la propria gente, anzichè i suoi capetti, forse non si sarebbe trovato migliaia di diffide di gente preoccupata per la propria salute, che ricordiamo, dovrebbe essere il primo punto in una buona amministrazione. Invece no, si usano i soldi pubblici per tutelare le proprie mancanze e quel che peggio li usano contro i cittadini. Per questo la Destra chiede le dimissioni immediate del sindaco Silvestri e della giunta sanfeliciana, vista l'ennesima scandalosa figura e l'ennesimo scandaloso spreco.
 
Francesco Malavasi
La Destra Federazione di Modena
 
ANZIO; MALTEMPO, BRUGIATELLI-ATTONI “AMMINISTRAZIONE HA GESTITO BENE EMERGENZA”
“Le oggettive difficoltà che il maltempo degli scorsi giorni ha procurato nell’hinterland e nei comuni del litorale sono motivo sufficiente per sostenere la scelta del sindaco Luciano Bruschini relativamente alla chiusura degli istituti scolastici. La decisione di assecondare le indicazioni del prefetto, infatti, è dettata dal buonsenso che un amministratore attento deve rivolgere alla comunità per cui si impegna, tutelandola da eventuali rischi per la propria incolumità. Assumersi anche la responsabilità di un disagio minimo è doveroso quando di mezzo c’è la salute e la sicurezza dei cittadini. Le critiche mosse verso il primo cittadino, in quest’ottica, risultano assolutamente insensate e ispirate da un desiderio di polemica assolutamente fuori luogo e di propaganda verso un’amministrazione che ha gestito l’emergenza maltempo con assoluta competenza e capacità”.
 
E’ quanto affermano Maurizio Brugiatelli, segretario cittadino de La Destra, e Sebastiano Attoni assessore locale all’Edilizia
 
PAESI A MONTE ISOLATI: DAL GHIACCIO
Per un cellulare senza campo si può rimanere bloccati, isolati nel ghiaccio. L’episodio non è fuori dal comune, ma è capitato a un cittadino massese che se l’è vista brutta ed è stato aiutato solo dall’arrivo fortuito di un compaesano che aveva un mezzo idoneo al transito tra la neve,  tutto questo a causa di un telefonino privo di segnale. Questo è solo una delle tante vicende per le quali il cellulare che non funzionava ha fatto rischiare grosso. Alla luce di tali avvenimenti io chiedo cosa si debba aspettare per concretizzare il piano territoriale relativo all’installazione di stazioni radio base per la telefonia mobile; sbrighiamoci a contrastare l’isolamento degli abitanti della montagna, oltre che per motivi di sicurezza, sarà anche un danno economico per le compagnie telefoniche, nessuno userà più un cellulare nelle frazioni montane con il rischio che queste restino definitivamente escluse e indietro rispetto alle frazioni a valle. Il Consiglio Comunale, nella seduta di giovedì 22 dicembre ha approvato il Piano che prevede l’installazione di impianti in luoghi cardine: nei pressi del cimitero di Altagnana, a Caglieglia, al parcheggio di Casania e alla Casa del Popolo di Forno per garantire anche nei paesi a monte massesi l’arrivo del segnale e finalmente l’uso comune dei cellulari. Risale quindi a più di un mese fa, e ad oggi non sappiamo cosa sia stato fatto per portare avanti la procedura. Le richieste degli abitanti montani sono vecchie di anni, quando le compagnie telefoniche “snobbavano” i paesi a monte perché considerati meno appetibili. Adesso, tolti anche i cavilli della Sovrintendenza, ci spieghino quali siano le problematiche per cui non si avanza nella direzione della realizzazione degli impianti visto che le pratiche per Forno, Altagnana e Antona sono già state depositate all’Ufficio Gare e ci risulta che le compagnie si siano dichiarate disponibili all’installazione. Poi non ci meravigliamo se i nostri compaesani che abitano nelle frazioni collinari sentono di essere massesi di serie B e lamentano continuamente scarsa considerazione da parte dell’amministrazione. 
 
Filippo Menconi
Segretario Provinciale Massa Carrara e Lunigiana
Membro del Comitato Centrale 
 
MALTEMPO, GRUPPO LA DESTRA CAMPIDOGLIO “RISCHIO AUMENTO PARTITO ANTI OLIMPIADI”
“E’ noto che La Destra non ha fatto salti di gioia nella discussione sulle Olimpiadi a Roma, ma di fronte all’evidente attacco alla città occorre che tutti la smettano di sottovalutare la portata di un evento come quello nevoso che non si registrava da decenni.
Anche la sinistra prenda atto che se si insiste nel polemizzare sull’emergenza contro il sindaco, ci si assume la responsabilità di far crescere il partito anti Olimpiadi”.
 
 
E’ quanto dichiarano Dario Rossin, Francesco Storace e Pierluigi Fioretti, consiglieri capitolini de La Destra.
 
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