| ROMA 31 OTTOBRE MANIFESTAZIONE NEL RICORDO DI BEPPE NICCOLAI | Segnala |
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Nel ricordo di Beppe Niccolai
(Un uomo troppo in fretta dimenticato) di Pier Giorgio Francia Sabato 31 ottobre alle ore 16,30 presso l’Hotel Universo – Via Principe Amedeo, 5 - Roma – la Federazione Romana in collaborazione con il Gruppo Consiliare in Campidoglio organizza la manifestazione per il tesseramento nel ricordo di Beppe Niccolai a ventenni dalla scomparsa, alla presenza del Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, del Sindaco di Brindisi Domenico Mennitti, del Segretario del Partito Francesco Storace e di Adriano Tigher, componente dell’Ufficio Politico. Giuseppe Niccolai, per gli amici “Beppe”, non ha bisogno di presentazione, ma – soprattutto per i giovani - voglio ricordarlo per rievocare quanto illuminante fu la sua coscienza politica, il pensiero e l’azione che con grande coerenza sposò come volontario di guerra in Africa Settentrionale. “Se ne andò in Africa, litigando con Buffarini Guidi, abbandonando il Corso Allievi Ufficiali e lasciando quella Divisione Folgore in formazione a Tarquinia, nei cui ranghi era corso primo fra i volontari universitari italiani, insieme a Luigi Bestini e Luciano Ciucci. Anche l’andare in guerra era ritenuto bisogno primario della Nazione, sacrificio di se, quindi, in pro d’Altro”. (da “Tabularasa”, anno IV, n° 4).Beppe Niccolai, durante la disfatta della I° Armata Italiana, venne catturato dagli inglesi ed insieme ad altri volontari italiani venne trasferito nel Texas a Hereford nel “Fascist criminal camp”. Beppe, aveva più volte rievocato le dure condizioni nei campi di prigionia americani denunciando la terribile inciviltà degli americani, e questo lo fece molti anni prima delle rivelazioni riferite di Bacque sul genocidio dei soldati tedeschi. Con quell’acume che lo distingueva in un articolo apparso sul giornale – “L’Eco della Versilia” del 15 febbraio 1983” dal titolo: “Terrorismo, mafia e sistema di potere” – e oggi dimostratosi molto attuale così scriveva. “E’ indubbiamente sul terreno del terrorismo, della mafia, della camorra, più vastamente del partito emergente della criminalità organizzata, che gli schieramenti politici italiani possono provare di possedere o no una cultura atta a capire i “fenomeni delinquenziali”, a fronteggiarli e a batterli poi. E’ un banco di prova decisivo, assorbente. Le forze politiche italiane non hanno questa cultura. Sono quindi impossibilitate a capire, e di conseguenza a superare la prova. Domanda di fondo: perché a 38 anni dal 1945, dopo 38 anni di un “sistema di potere” senza ricambio, emerge, nella vita politica italiana, il partito della malavita? C’è una risposta culturale? E’ possibile? Ecco chi era Beppe Niccolai. Un uomo che dobbiamo guardarlo non perché siamo evoliani o gentiliani, clericali o paramarxisti, nostalgici o poeti. Dobbiamo amarlo perché in questa nostra comune area, politica e romantica, l’impulso fondamentale della nostra idea è il Sentimento ed in momenti, come questo, il momento del ricordo, ci dobbiamo ritrovare uniti, nell’idea e nella fede, senza limiti di appartenenza, di filosofia, di mistica, di bandiera: “per reagire agli alibi di una vita che sposa la morte”. |


Giuseppe Niccolai, per gli amici “Beppe”, non ha bisogno di presentazione, ma – soprattutto per i giovani - voglio ricordarlo per rievocare quanto illuminante fu la sua coscienza politica, il pensiero e l’azione che con grande coerenza sposò come volontario di guerra in Africa Settentrionale. “Se ne andò in Africa, litigando con Buffarini Guidi, abbandonando il Corso Allievi Ufficiali e lasciando quella Divisione Folgore in formazione a Tarquinia, nei cui ranghi era corso primo fra i volontari universitari italiani, insieme a Luigi Bestini e Luciano Ciucci. Anche l’andare in guerra era ritenuto bisogno primario della Nazione, sacrificio di se, quindi, in pro d’Altro”. (da “Tabularasa”, anno IV, n° 4).











