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Da un pò sento ripetere,ad ogni realizzazione mai realizzata, ad ogni trombonata,ogni promessa vergata nei cieli e mai realizzata,in quanto ad opere pubbliche,sento urlare: "altro che ponte!"...e mi dico: vuoi vedere che stanno sprecando risorse inutili per sto ponte accantonando denari (europei) che potrebbero servire per realizzare davvero altro?....ma,mi dico,almeno,come suggeriscono i giornali interessati sto ponte darà lavoro...e corro ad avvertire i miei amici disoccupati (quasi tutti,giovani e vecchi): " uè ma sapete che mo arriva il lavoro...il ponte,stanno facendo il ponte"..."e dove?"dicono loro" e dove?" e tutti a leggere giornali e guardar telegiornali,fino a scoprire che il ponte si, si farà...ma non ancora...L'altri ieri ho sentito in merito alla realizzazione delle carceri-che in Italia come gli ospedali mancano e come le scuole-un radicale affermare " e ma altro che spender soldi per sti ponti"....azz' mi sono napoletanamente detto,vuoi vedere che hanno costruito non un ponte,ma tanti ponti uno sull'altro fin su su nel cielo e non me ne ero accorto...che guardassi da un'altra parte?...ma giro, giro e di ponti in ...giro...non ne vedo alcuno...ma,mi dico, non è possibile si parli tanto a vanvera...effettivamente sti poveri italiani del nord e del centro, stanno facendo veramente uno sforzo per rinunciare al loro benessere per dare a noi ,qui in Sicilia,la possibilità di godere del ponte...Naturalmente, dovendo rispondere anche ai loro elettori,si costruiscono varianti di valico,passaggi intereuropei,bacini Mose,strade e ponti ed ospedali(loro!,se li cotruiscono) veri gioielli di efficenza...poi vedrete che a Carugate sogerà anche il carcere modello e ad Agrate Brianza l'ospedalino pediatrico da mille e una notte...ma loro si, che sanno spender bene i loro soldi...mica noi che li sprechiamo co sto ponte....che si farà..che si farà,anche se..." è un peccato perchè la Sicilia avrebbe bisogno d'altro e sti soldi impegnati per sto ponte"...per sti ponti,scusate...ma poi che volete mettere...il ponte almeno si farà,è un opera che supera tutte le altre nel nostro sud...in effetti,vedete,il sud disarica è discarica pure dell'efficienza. Il sud storicamente parlando è la pattumiera dei buoni propositi usa a sostenere quel connubio scellerato che ha garantito alla stato l'efficienza dei guappi di don Liborio Romano ,quelli che garantirono il corretto andamento dei referendum per l'annessione al regno di Vittorio Emanuele...e per pagar la mafia che controlla lo sviluppo del sud...che c'è di meglio che imbastir opere pubbliche e mai farle terminare? Una volta Reggio si ribellò,fu data consegna alla 'ndrangheta di sporcare la rivolta e alla 'ndrangheta è stata consegnata Reggio,totalmente (e non ascoltate i politici pulitini pulitini che si alternano, da destra a manca, in quella povera città,è così,chi ci ha vissuto e ci vive lo sa!). Ma come ripagar del lavoro le imprese mafiose se non organizzare lavoro ad usum mafiosi??Ecco le mille incompiute...dighe cimiteri ospedali inceneritori teatri che cominciati nel 1970 e indietro nel 1960 e indietro nel 1950(!!!) mai videro la fine...Persino fu presentato progetto,fatta la gara d'appalto e vinta e cominciati i lavori per un campo di polo a Giarre(un campo di polo!?!?!?!): come se si approntasse un lembo di spiaggia per fare beach soccer in Nepal! Ma sappiamo che sprecare risorse pubbliche vuol dire indebitarsi ancor di più.Per lo Stato(cioè per noi) verso le grandi banche di emissione e per noi (ancora noi,per le piccole aziende che bene o male acquisiscono le briciole dell'indotto che,come parte ricca, va invece a quelle mafiose) verso le banche che operano sul territorio...senza speranza che lo stato paghi quanto dovuto(lo stato senza più fondi,consegnati alla mafia) o le imprese mafiose che invece taglieggiano i piccoli artigiani. Ma nonostante questo spreco(160 magnifiche incompiute e non più realizzabili se non con enormi esborsi,solo in Sicilia in 40 anni), addebitabile a noi sporchi stupidi e collusi meridionali,va da sè,ecco che i fratelli buoni italiani ci inviano un messaggio di speranza...il ponte...quello che supererà ogni altra impresa mai pensata per fratellini disastrati,per i minus habens che popolano le nostre desolate lande...il Ponte...oggetto felliniano, paradigma del candore di noi stupidi sud-diti....l'opera che non sarà mai terminata perchè mai comincerà...l'opera delle opere, l'incompiuta delle incompiute...buona solo, oggi, a mascherare i fallimenti di tromboni settentrionali e meridionali usi a giustificarsi con..."ma il ponte,lo spreco per il ponte...prima andrebbe fatto il raddoppio del binario ferroviario...prima l'acqua a Gela..." Certo,sono 60 anni che ripetono ste manfrine e il ponte è diventato la camera compesatoria, il lacrimatroio dove detergere tutte le proprie inefficenze, le proprie collusioni mafioso-politiche,la propria ignavia, la viltà,questa veramente e culturalmente mafiosa, con cui molti meridionali tradiscono la propria gente...il Ponte...e intanto che nel calidoscopico immaginario moltissimi costruiscono e ricostruiscono sto ponte,mandandolo un pò su e un pò giù,l'acqua a Gela,se non quella sporca e inquinata dal veleno dell'ENI,non c'è. La ferrovia è un'utopia pensarla con efficienza diversa da quella del sub continente indiano( quando poi per traghettare un intercity ci si mette un paio d'ore)...e per le strade...da messina a gela...da caltanissetta ad agrigento viaggiare verso l'interno è uno scommesa con le coronarie- quando i napoletani che all'inefficienza e all'emergenza sono abituati come i fratelli siciliani,seguirono il Napoli,allora in "C" a Gela...bè è rimasta la frase famosa che connota la purezza del tifoso.."io a Gela c'ero",per la terribilità del percorso... ,manco i francesi alle piramidi con Napoleone!....ma...benedetti ragazzi..vi costruremo il ponte...quello che darà lavoro a tanti...e giù a vomitarsi addosso accuse gli uni,che lo vogliono,e gli altri,che difendono la purezza dell'ambiene...ma della presa per i fondelli,l'ennesima,la più lurida,nessuno ne parla...
Maurizio Castagna
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DALLA FAMIGLIA ALLA NAZIONE, PER UNA CONCORRENZA TRA IMPRESE E NON TRA IMPRENDITORI |
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Dalla famiglia alla Nazione, per una concorrenza tra imprese e non tra imprenditori. Il Codice Civile Italiano del 1942 stabilisce ex art. 230 bis (Impresa familiare) che “[…] il familiare che presta in modo continuativo la sua attività di lavoro nella famiglia o nell'impresa familiare ha diritto al mantenimento secondo la condizione patrimoniale della famiglia e partecipa agli utili dell'impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell'azienda, anche in ordine all'avviamento, in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato […]”. Aristotele, partendo dal presupposto che l'uomo sia "un animale politico", sottintende la necessità dell'organizzazione sociale e teorizza che le società naturali (come la famiglia) siano organi intermedi dell'organismo più grande che è la polis. Convenendo col filosofo greco e collegando logicamente il suo pensiero col dettato codicistico di cui sopra, si giunge alla conclusione secondo cui il modello partecipativo dell’impresa familiare andrebbe esteso all’intero sistema produttivo nazionale. La ratio di fondo della disposizione del codice civile è quella di garantire l’unità familiare senza scadere in un egualitarismo anti-meritocratico e disincentivante, laddove una rigida divisione interna tra chi percepisce utile e chi no, oltre ad essere insensata per il contesto, sortirebbe l’infausto effetto di un conflitto economico tra le mura domestiche. Perché non proiettare tale ragionamento nel mondo del lavoro ?
Il mercato è indubbiamente l’unica strada per giungere ad un miglioramento delle condizioni economiche: è la Storia a dirlo. La concorrenza, infatti, stimola a fare di più, crescere ed innovare sia sotto il profilo commerciale sia per quanto attiene alla ricerca scientifica ed al Pensiero umano in generale. Il problema risiede dunque nel modo in cui mercato e concorrenza vengono applicati nella realtà. Il laissez-faire ovvero l’assenza, parziale o totale, di una regolamentazione che stabilisca principi e criteri idonei a “cavalcare” l’economia e renderla succube dell’Uomo, ha determinato, infatti, una situazione di drammatica e sostanziale disparità, in entrata come in uscita. In questo senso da una parte l’intrapresa non è realmente libera, poiché le condizioni di partenza sono alterate, e dall’altra non si rende onore al merito del lavoro dipendente, creando immobilità economica e sociale. Nel quadro appena delineato, lo Stato, quale presidio dell’ordine sociale e promotore del futuro nazionale, non può esimersi dall’indirizzare politicamente l’economia. A scanso di equivoci, non si tratta di “statalizzare” un settore che si ritiene vada lasciato all’autonomia privata, ma di porre delle regole chiare e definite che ripristinino il primato “del sangue sull’oro”. Creare dunque un sistema di facilitazioni ed incentivi netto ed estremamente “persuasivo” per le imprese che coinvolgano i lavoratori nella ripartizione degli utili e nella gestione d’azienda, sul presupposto che l’azzeramento del conflitto, la collaborazione tra le classi, la partecipazione ad un medesimo obiettivo accrescano ad un tempo la competitività economica e la coesione sociale.
Antonio Del Prete
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Le idee forza sono i motori del Mondo.
Oggi mancano idee forza perché mancano le idee, perché manca la cultura, perché sono morte le ideologie, ma solo quelle legate alle idee, perché sono state sostituite da una cosa più semplice da capire, più facile da utilizzare ma difficile da ottenere e difficilissimo da gestire: il denaro.
Con questo strumento si compra tutto, si ottiene tutto. Più ne hai e più vali. Più ne rubi e più sei bravo. Più ne accumuli e più sei stimato.
Cosa importa se sai scrivere, se sei onesto, se sei intelligente, se poi non hai i soldi per farti ammirare e stimare? Come puoi pretendere il rispetto dei tuoi figli se non hai la capacità economica di comprargli la casa, di regalargli la macchina, di farli sposare…?
Sono queste le contraddizioni dell’epoca in cui viviamo. Un tempo, poco tempo fa, quando eravamo ragazzi noi si lottava per delle idee, giuste o sbagliate che fossero, si credeva in qualcosa di più alto di 11 miliardari in mutande che giocano a pallone, si moriva anche per quelle idee. I nostri genitori tremavano ogni volta che uscivamo da casa perché non sapevano mai se e come saremmo tornati. Oggi in apparenza non è cambiato molto, anche i genitori di oggi non sanno se e come i propri figli torneranno, ma sono diversi i motivi. Ieri i nostri genitori avevano paura per noi ma ci condividevano, oggi non possono condividere che un figlio si droghi, si sballi, si ubriachi, muoia a velocità assurde sulle strade.
Ma mi volete dire in quale direzione i nostri giovani oggi dovrebbero sfogare le loro forze vitali?
Nello sport, trasformato ormai da fenomeno di massa in fenomeno di elite, con grossi interessi miliardari? Nello spettacolo diventato solo ricettacolo di esibizionisti, guardoni, dove le capacità professionali hanno ceduto il passo alle capacità di fare denaro? Nell’arte dove tutto è protetto da lobbies politico-economiche senza più alcuna valenza artistica e via di questo passo.
Ai nostri giovani rimane solo la fuga. Una fuga triste dalla realtà o un altrettanto triste ingresso nel mondo patinato degli affari, delle truffe, degli inganni, dove ottenere tutto e subito, con una conseguente insoddisfazione che porta sempre più a correre e fuggire.
Allora torniamo alle idee, ci conviene, cacciamo dal mondo culturale i fautori del pensiero debole, coloro che mistificano e confondono i principi con i valori, coloro che oggi sono pensatori perché nella società del non pensiero il nulla diventa pensiero.
Troviamo un’idea forza per cui valga la pena di combattere e lottare, restituiamo ai giovani la forza di sentirsi e di essere rivoluzionari, di poter cambiare il mondo, di tornare ad essere protagonisti.
Parliamo di idee, di progetti, di speranze, e perché no, anche di sogni.
Studiamo i sintomi che questa società ci palesa, interpretiamoli, analizziamoli. Lanciamo scommesse per il futuro e creiamo una classe dirigente capace di affrontare queste scommesse.
Non basta pensare ad uscire dalla crisi economica, dobbiamo prima uscire dalla crisi morale per poi affrontare i temi del futuro. Una dura partita che però ha in sé i germi della soluzione.
I giovani che lottano per la squadra del cuore, la soddisfazione quando l’Italia vince in ogni campo dalla moda allo sport, dal design alla letteratura, sono i sintomi di un primitivo senso di appartenenza. Riscopriamolo, approfondiamolo.
La necessarietà del lavoro, autonomo o dipendente, ma sicuro e tutelato è un’altra richiesta pressante che viene da più parti. Patria e Lavoro sono le due scommesse di questo secolo.
Che ne siano anche le idee forza?
Parliamone.
Per questo e per altri motivi ad ottobre stiamo organizzando una conferenza programmatica, aperta anche agli apporti esterni, che dia spazio e risposte a questi problemi.
Adriano Tilgher
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Bassolino candidato a sindaco di Napoli : arrivano i primi No anche da casa sua. |
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Bassolino, a differenza di molti altri politici, sconfitti dalla storia e ritirati a vita privata, si è lanciato con sprezzo del pericolo e con grande coraggio nell’impresa più ardua della sua carriera di politico esperto e navigato,evitare la vittoria del centro destra alle comunali di Napoli, nella prossima tornata elettorale nella primavera del 2010.
Le voci che arrivano però da Palazzo Santa Lucia sono diverse e spiegano che al momento non esiste alcuna possibilità di vedere Antonio Bassolino candidato alla carica di sindaco per il centro sinistra alle prossime elezioni comunali, in virtù di due importanti considerazioni, la prima vede il governatore regionale impegnato nel suo ruolo istituzionale fino alla scadenza dei termini, la seconda vede Bassolino, una volta terminato l’incarico di presidente della Regione, impegnarsi con tutte le sue forze nella fondazione Sudd da lui ideata e condotta.
Nella politica italiana e in quella meridionale in particolare, ben sappiamo che nulla è certo e definito e che spesso dietro a considerazioni di facciata si celano altre verità reali e non di comodo.
Bassolino vorrebbe passare alla storia come il salvatore del centro sinistra campano, dopo l’ultima tornata elettorale che ha sancito la perdita di tre amministrazioni provinciali guidate dal centro sinistra come quelle di Avellino,Salerno e Benevento, e dopo la sconfitta, seppure di dimensioni contenute alle elezioni europee del partito democratico.
L’impresa ricorda per certi versi la guerra civile in Spagna e il comportamento di Bassolino è tipico dei no pasaran, tentativo estremo di difesa del proprio spazio vitale politico,che va difeso anche di fronte al fuoco amico degli stessi alleati del partito democratico,appartenenti alla corrente che sostiene Francheschini alla carica di segretario nazionale del partito.
La vicecapo gruppo del Pd alla camera dei Deputati Maria Sereni ritiene che l’esperienza politica di Bassolino e del Bassolinismo sia chiusa per sempre e che il partito democratico deve dare dimostrazione di un profondo rinnovamento della sua classe dirigente in alcune regioni del Sud dell’Italia, in Campania, in particolare.
Il futuro di Antonio Bassolino è legato a doppio filo alle sorti del partito democratico, con una vittoria di Bersani la stella del governatore campano continuerà a brillare di luce propria, viceversa in caso di vittoria di Francheschini, il governatore campano finirebbe ai margini del partito democratico.
A sostegno della tesi che vuole il ritorno di Bassolino alla carica di Sindaco di Napoli,ci sono alcuni dati da considerare, in primo luogo il successo, in termini di consensi del pupillo Andrea Cozzolino che è il più votato della lista del partito democratico nel collegio meridionale, con oltre 140 mila consensi,la progressiva napoletanizzazione della giunta e dei ruoli cardine all’interno di Palazzo Santa Lucia quali Gianfranco Nappi, Mario Santangelo, Riccardo Marone, che sono tutti iscritti e dirigenti del pd, ma sono di stretta osservanza Bassoliniana.
Ulteriore regalo che riceve Bassolino arriva dal centro destra campano che al momento non riesce neanche a stabilire il profilo del candidato a sindaco per una città difficile e complessa come Napoli.
Alcuni esponenti del popolo delle Libertà sarebbero propensi ad indicare come candidato sindaco un valoroso esponente della “società civile” mentre Nicola Cosentino e Mario Landolfi, guidano la corrente di pensiero che vorrebbe un “politico puro” alla guida della città.
Ultimo punto a favore del governatore, di fronte al caos che regna in casa altrui sarebbe il ricevere in largo anticipo l’investitura ufficiale di candidato a sindaco per il centro sinistra in modo da spiazzare gli avversari.
Nei prossimi mesi ne vedremo e ne sentiremo delle belle.
Giuseppe Parente
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Le due facce del social-liberismo |
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Il social-liberismo è il sistema politico dominante di questi primi anni del Terzo millennio. Esso ha due facce. La prima, quella visibile e subdola è sociale (o intende esserlo), nel senso demagogico del termine. Promesse, benessere, meno tasse più tecnologia, più servizi meno criminalità, pensioni e salari più alti. L’altra, quella occulta, rappresenta la più infima proiezione del liberismo, per il quale l’individualismo, assunto come Nord di una ipotetica bussola dell’agire umano, rappresenta l’essenza sacerdotale. La precarietà sotto le mentite spoglie della flessibilità, l’insicurezza generale sulla quale a volte gettano benzina i mass media, oltre alle moderne tecnologie digitali costituiscono solo alcune modalità della strategia del controllo. Il fine è quello di irretire le masse in una omologazione strumentale alla conservazione del Potere economico e politico. Si fa dunque leva sui bisogni dell’essere umano, molto spesso artefatti, e s’intende colmare le lacune determinate dalla deflagrazione sociale. Così l’uomo non si specchia più nel suo simile o nella comunità, bensì nelle vetrine dei negozi. Il consenso viene estorto con la forza invisibile, perciò incontrastabile, delle strategie di comunicazione e ciò che prima era sangue e ragione diventa un automa dagli occhi amorfi come quelli delle statue della classicità. Si crede di essere liberi poiché ci si è liberati dai legami personali, dai doveri, dal sacrificio, dalla scomodità della vita, dalla socialità comunitaria. I diritti civili hanno sostituito i diritti sociali, mascherando con le paillettes del progressismo ciò che invece si chiama solitudine. Va compreso che tutto ciò significa conservazione; del Potere, degli status quo, pura amministrazione dell’esistente per conto terzi. Per risalire la china e riappropriarsi della propria essenza bisogna combattere senza paura, senza tentennamenti né compromessi contro il social-liberismo. Bisogna abbattere l’uomo borghese, da intendersi non come categoria sociale, ma quale forma mentis e visione della vita. Con esso vanno affrontati a viso aperto e sconfitti lo snobismo, l’individualismo, il neo-malthusianesimo (non si fanno più figli, disidratando la società dei suoi significati), il pessimismo di facciata che nasconde l’affarismo, l’arrivismo, la voglia della vita comoda, la religione dell’utile, l’epifania del denaro e la teologia della carriera. Occorre farlo ora, mentre l'uomo indietreggia sonnambulo e si fa sempre più notte.
Antonio Del Prete
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