| Il "potere del Popolo" sospeso tra forma e sostanza. Democrazia non è votare, ma partecipare... | Segnala |
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Democrazia. Etimologicamente significa potere (kratos) del popolo (dhmos). Qual è dunque il nesso che congiunge il significato letterale alla pratica ? Secoli ci separano dall'antica Grecia. Tempo che in alcuni ha determinato la disillusione del ritenere che in democrazia si facciano parlare tutti, ma non si ascolti nessuno. Purtroppo la verità non è così lontana. E' senz'altro difficile stabilire l'incidenza che il Popolo assume nelle vicende di uno Stato, poiché le progressive complicazioni che la modernità ha imposto alla forma di governo ed ai criteri di rappresentanza, hanno piuttosto degradato una connessione che nelle teorie originarie era diretta. Messa quantomeno in dubbio la sostanza, non rimane che la forma. Si vota, è sicuro. La pratica elettorale è tuttavia una procedura. Può una pura formalità assurgere al rango di valore ? Nella nostra epoca pervertita sì. Tutto ciò sebbene non esistano vincoli di mandato, neppure indirettamente rappresentati dalla possibilità di spostare il consenso la volta dopo, giacché i macro-partiti votati a governare hanno stabilito che i "piccoli" debbono morire, istituendo ad hoc soglie di sbarramento. E così all'infinito, non perché l'abbia deciso il Popolo. Fin qui la politica.
Se invece s'intende toccare con mano la quotidianità, si trova un po' di democrazia ? Magari fosse. La fatica dei lavoratori non è degna di autodeterminare un bel niente. I ruoli sono chiari: il capitale profitta del lavoro. Amen. La sporadica sortita di qualche self-made man da copertina regala l'impressione illusoria della mobilità sociale, ma in un Paese dove l'economia ristagna da anni ed i figli sostituiscono i padri alla guida delle aziende, non è il merito a muovere le esistenze. Lontano dalle aule sorde e grigie, laddove l'uomo è a stretto contatto col suo sudore, è ancor più vero che democrazia significa partecipazione. Partecipare per determinare con il lavoro, con le scelte, il proprio futuro, i guadagni, la vita stessa. Non se ne parla neanche. Imprenditore e dipendente vivono in apartheid nella stessa nazione: chi si può muovere e chi rimane fermo. D'altra parte il coinvolgimento del lavoro subordinato nelle scelte e nei profitti delle imprese vorrebbe dire democrazia economica ovvero l'autodeterminazione dell'uomo. Uno scenario che pare quanto mai utopistico se coloro i quali potrebbero prendere decisioni in tal senso sono gli stessi per cui la democrazia non è politica, né economica, ma si accompagna ad aggettivi come anglosassone, si ottiene mediante semplificazione e si traduce con libero mercato. Le ultime grida soffocate di un Popolo arrabbiato, invece, non sono altro che populismo: una parolaccia. Eppur si vota ...
Antonio Del Prete
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