Sabato, 31 Luglio 2010
Politica e Attualitą
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VIVERE LA GIOIA DI NON ESSERE STATI PRUDENTI

(Discorso di Francesco Storace alla manifestazione in ricordo di Beppe Niccolai) Roma 31.10.09 Hotel Universo
 
La sala gremita, attenta ed entusiasta ha avuto il piacere di ascoltare un grande Storace.
 
Ecco il suo discorso nei punti più salienti: “Ringrazio tutti coloro che ci hanno reso possibile la gioia di non essere prudenti; noi no, non siamo stati prudenti esattamente come quell’idealismo che ci ha lasciato Beppe Niccolai!
 
Oggi cade il ventennale della morte di questo grande uomo - prima riflessione, se non ci fosse stata questa destra oggi in Italia qualcuno ricorderebbe Beppe Niccolai? E’ cultura, non è mitizzazione di un pensiero , è semplicemente ricordare un esempio al popolo italiano.
 
Noi dobbiamo continuare a discutere,ed io ho apprezzato particolarmente la presenza e l’intervento di Mimmo Minniti: perché viva gli uomini che hanno rispetto della propria memoria viva gli uomini che non si vergognano di nulla perché non hanno nulla di cui doversi vergognare! Per questo lo vogliamo ricordare con la coincidenza della giornata che abbiamo voluto dedicare al tesseramento alla DESTRA ; (NAZIONE E LAVORO) ricordava Adriano Tilgher, nazione e lavoro sono il filo conduttore del pensiero di Beppe Niccolai, noi sommessamente vogliamo scrivere sulla vostra tessera questa frase, nazione e lavoro, per indicare un vuoto di rappresentanza politica, c’è solo un vuoto di rappresentanza politica nella società? No, i fatti denunciano (e non solo quelli di questi giorni, ma, anche quelli passati) una spaventosa crisi etica della nostra nazione, per cui può accadere che il Presidente di una regione sia messo in ridicolo perché pizzicato nella maniera in cui è stato scoperto Piero Marrazzo.
 
La vicenda Marrazzo; che cosa mi ha dato fastidio di quella vicenda - l’assenza di coraggio - non sente il coraggio e quindi non denuncia un’estrorsione. Minniti ha ricordato la Sicilia, la Sicilia di oggi è quella in cui Confindustria dice “se un imprenditore accetta di pagare il pizzo e non lo denuncia lo cacciamo dall’associazione”; non è il pensiero di Niccolai? mettetevi in faccia e denunciate i malfattori, per questo i cittadini del Lazio sono delusi! Perché il Presidente della Regione aveva molto più potere di 4 imprenditori per poter denunciare dei delinquenti che lo ricattavano, ciò riguarda i comportamenti, riguarda anche il Presidente del Consiglio, riguarda un mondo che sembra non riconoscere più valori che devono trovare le nuove generazioni alle quali dobbiamo lasciare non quattrini ma connotati morali, un’etica! Cosa ha scritto Niccolai: cosa che era in testa alla mozione con cui aprimmo questo partito il giorno della Costituente, denunciare i nemici mortali che sono dentro di noi.
 
La partitocrazia che c’era ed il professionismo politico contro la militanza, la casta contro l’impegno morale, la corte contro i cortigiani.
 
Il pensiero di Beppe Niccolai ha ravvivato di quel motivo di lotta politica che noi vogliamo portare ai ragazzi, a quelli che non l’hanno conosciuto e che quando abbiamo invitato a questa manifestazione ci hanno chiesto chi fosse Beppe Niccolai.
 
Ebbene cominciare a rileggere queste pagine, questa storia; Adriano Tilgher ha creato nel Partito una scuola di formazione politica, credo che i testi di Niccolai possano essere cardini di etica, di educazione politica, civile, per la nostra gioventù. Dobbiamo essere capaci di tradurre quel pensiero; che cosa vuol dire nelle Istituzioni l’identità sociale? a me piacerebbe molto e lo dirò sabato e domenica prossimi alla Conferenza Programmatica del Partito, che ciascuno dei candidati alla Presidenza delle Regioni che noi sosterremo liberamente, prendesse un impegno, vorrei un atto rivoluzionario:“istituire in ogni regione assessorati alla partecipazione” per far capire che cosa vuol dire (quando ci sono aree di crisi) l’intervento attivo di un’amministrazione alla soluzione dei problemi.
 
Io ho fatto una proposta di delibera in comune perché vorrei che si sperimentasse nelle aziende municipalizzate della città, il modello di partecipazione dei lavoratori non solo agli util; agli utili ed alla gestione dell’azienda. Certo noi ci porremo il problema di questa grande area che sta a destra del Popolo delle Libertà, e vorremmo essere capaci a far sì che ci sia un contenitore maturo al quale poter fare riferimento.
 
Torniano a Beppe Niccolai che, se vivesse oggi avrebbe sicuramente difficoltà a schierarsi con i potenti, non si porrebbe il problema né dei quattrini né degli sbarramenti elettorali; si porrebbe il problema di come rendere viva la fiera.
 
Lo fece anche nel MSI , in un documento che fece tanto rumore, intitolato Politica delle Alleanze, c’era ancora un mondo che voleva rischiare tutto, un mondo fiero, in questo mondo Beppe Niccolai guardò più avanti ed ebbe la capacità e l’intuizione di porsi il problema di come far vivere le idee della destra senza trasformismo, senza corse opportunistiche, mettendo la bandiera dell’identità al servizio della nazione.
 
Questa è una partita che giocheremo anche il prossimo anno, io lo vorrei dire anche al Presidente del Consiglio: c’è un potere che guarda all’egemonia culturale di certa sinistra che si riflette poi nei santuari del potere; è indubbio che il Presidente del Consiglio ha ragione quando dice c’è troppo potere a sinistra, io vorrei che ci si concentrasse di più nello scardinare quel tanto potere che c’è ancora nelle istituzioni locali!
 
Non sò se qualcuno di voi ci ha fatto caso, voteremo in tredici regioni, nel 2010, delle quali 11 sono ancora governate dalla sinistra, questa sinistra che è bravissima ad organizzare le primarie, ma è un disastro a governare. Basti citare Ottaviano del Turco, Nicky Vendola, Antonio Bassolino, Renato Soru e per finire Piero Marrazzo.
 
Sabato e domenica alla Conferenza Programmatica dovremo affinare bene il nostro percorso , percorso di rilancio di questa destra.
 
Lo dovremo fare con chiarezza, nessuno ci chieda di fare come l’udc, noi non siamo quelli che si alleano a macchia di leopardo, se si fà un patto con noi lo si fà e si cammina insieme.
 
Si deve partire dal capire che cosa vuole questo nostro popolo, io ringrazio Roberto Buonasorte per quello che dice ogni giorno sulla Presidenza che ho avuto l’onore di rappresentare per 5 anni, anche io ricevo tanti messaggi di persone che dicono immeritatamente si stava meglio quando si stava peggio, ma non è questa la mia aspirazione.
 
Certo abbiamo rappresentato un modello molto diverso, un modello di identità, noi non abbiamo pretese personali,abbiamo la pretesa di servire le persone! Vogliamo vedere cambiare il volto di una regione che se è stata macchiata in questi giorni, non dobbiamo dimenticare le macchie di questi 5 anni in un governo ineffabile dell’amministrazione che anziché aprire ospedali li ha chiusi.
 
Oggi stiamo parlando di un grande uomo politico e di un pensatore, pensatore della cultura di Destra che è sarà per noi, per i rappresentanti italiani di Destra, un riferimento importantissimo.
 
Ci ha lasciato un senso di ordine, un senso di civiltà, di accoglienza che ci è stato insegnato dai nostri padri; a una condizione: “che chi venisse qui, esattamente come facevano gli italiani che andavano lì, rispettasse la terra dove vive“.
 
Beppe Niccolai aveva la capacità di vedere la realtà senza l’affanno elettorale, E la stessa storia di quando abbiamo deciso di dire lasciamo una carriera sicura e ridiamo un’anima al popolo della destra la sua vera identità, i suoi valori! Lo spirito della nostra azione nasce da lì, riferimenti di carattere sociale, una politica che mette al centro i valori dell’uomo, quando si parla di lavoro, non si parla semplicemente di come guadagnare ma di come esistere con dignità in una patria in cui quando si parla di nazione e di lavoro si cancelli lo scandalo delle morti bianche, si cancellino tutte le ingiustizie sociali, che siamo costretti a vivere e a subire, si cancelli lo strangolamento delle banche nei confronti delle famiglie e delle imprese, si cancelli la pratica del signoraggio, si cancelli cioè tutto quello che fà male alla persona che viene posta in condizioni minoritarie rispetto a fenomeni che diventano sempre meno controllabili.
 
Noi vogliamo ancora rivendicare un ruolo delle Istituzioni; questa è la DESTRA, che noi vogliamo far vivere auspicando di essere degni dell’esempio che ci ha lasciato Beppe Niccolai.
 
Questa battaglia finirà quando nazione e valori diventeranno davvero valori per tutta la comunità e non solo per chi è dalla nostra parte.
 
Noi no non siamo stati prudenti e ne viviamo la gioia!

 

Cristiana Zarneri

 

 
NUOVI SCENARI A DESTRA  Segnala
NUOVI SCENARI A DESTRA
Ieri pomeriggio nei saloni dell' Hotel UNiverso a Roma, una iniziativa de La Destra di Francesco Storace, ha permesso alle diverse anime che compongono il panorama frastagliatissimo della destra italiana, di ritrovarsi unitariamente attorno alla figura carismatica e scomoda di Beppe Niccolai.
 
Quella di NIccolai e' certo una figura controversa ma che ben incarna quei valori di etica della politica e della sua funzione sociale oggi davvero disattesi dalle attuali classi dirigenti. "Un cavaliere solitario che ha percorso in splendida solitudine e LIBERTA' la seconda parte del 900", cosi' Domenico MInniti ha voluto definire Niccolai rappresentando la grande forza interiore dello statista toscano , la grande capacita' di un pensiero innovativo e il grande coraggio di porsi non in una situazione di scontro ideologico preconcetto con i comunisti di allora, ma in una posizione di confronto costruttivo e deideologizzato che potesse aprire l'Italia ad una nuova e piu' matura stagione di crescita umana, sociale e politica.
 
Niccolai scriveva: "Io sono più a sinistra dei comunisti, anche di Ingrao; il PCI è uno dei più a destra dei partiti italiani poiché ormai è diventato anch’esso il braccio secolare del neo-conservatorismo americano”.
 
Queste parole dovettero far sobbalzare sulla sedia i "prudenti almirantiani", coloro che facevano del conservatorismo ad oltranza, del filoatlantismo acritico, l'essenza stessa del loro agire politico.
 
Chiaro e' che le idee di Niccolai gli sono sopravvissute tanto che il concetto di NAZIONE, di Socializzazione, di liberta' dal signoraggio monetario appaiono oggi di una attualita' incontestabile.
 
Cosi' pure il riconoscimento di una Italia aperta e non ostile ai processi di immigrazione entro regole definite , trovano nel pensiero di NIccolai piena attuazione in quanto egli era ben consapevole del fatto che il nostro paese fosse stato per lunghi anni una terra di emigrazione costellata da lacrime e sangue per tanti lavoratori italiani.
 
Ne' SUD ne' NORD ma campanile e nazione, territorio e radici, regole e prospettive di crescita sociale. Non una crisi di astinenza da PIL ma la ricerca di strumenti che potessero rendere possibile una piu' equa e diffusa ricchezza in cui l'uomo lavoratore sia anteposto al capitale usuraio.
 
Per la destra italiana un bel fardello, un carico pesante di proposte che reclamano gli strumenti per essere degnamente rappresentate nelle istituzioni e di non essere ghettizzate nel conformismo sterile dell' imperituro dilemma fascismo-antifascismo.
 
La Destra di Storace va avanti, supera d'un balzo i confini miopi del "castello fuori dal mondo" tanto caro all' MSI, e si cala nella realta' contingente cercando di dare un apporto costruttivo alla coalizione di centrodestra.
 
Se oggi il PDL puo' candidare CHIUNQUE alla guida della regione LAzio, con la certezza di una vittoria facile, lo deve sia all'incapacita' amministrativa della giunta di sinistra ma anche alla amministrazione precisa e puntuale (certificata senza appello da una sentenza della Corte dei Conti) che l'on . Storace mise in atto durante il precedente mandato.
 
Il compito principale del partito di Storace e' oggi quello di fungere da polo attrattore per tutti coloro che, pur non ritrovandosi pienamente nelle scelte del governo di centrodestra, comprendono che esso e' il solo strumento disponibile sul mercato politico per ottenere gli strumenti necessari a rappresentare le idee di Niccolai in un contesto istituzionale.
 
"Marciare per non marcire" , cioe' scegliere con giudizio una via percorribile piuttosto che alienarsi in un contenitore posto al di fuori del PDL ma senza nessuna prospettiva concreta di una incisiva azione politica e condannato ad un isolamento funzionale solo a chi punta a demolire l'attuale maggioranza per ottenerne una nuova piu' spostata al centro e assai meno identitaria.
 
Noi non abbiamo la presunzione di essere "cavalieri" che galoppano per i sentieri del nuovo millennio, come fu il nostro mentore Niccolai, ma abbiamo la consapevolezza di essere degli instancabili camminatori innamorati e fedeli alle idee che ci onoriamo di rappresentare.
 
Giovanni Palombo
 
OMAGGIO BEPPE NICCOLAI  Segnala
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L'Eco della Versilia" - L'emigrazione
Non siamo mai stati negrieri
Beppe Niccolai

Una Comunità che si è costruita in quaranta anni di sofferenze è la più vicina a capire la sofferenza di chi, per fame, emigra. Gli Italiani, la strada della emigrazione per fame, la conoscono. È lastricata dalle loro lacrime miste a sangue.

La "Fondazione Agnelli", dopo una ricerca durata sei anni, ha pubblicato tre volumi sulla emigrazione in America. Si tratta di una testimonianza terribile. La dedichiamo a coloro che, nella nostra famiglia politica, per agguantare qualche voto in più, si sono scoperti in questi giorni, dopo avere pochi attimi prima sentenziato sulla «sacralità della vita», paladini dell'anti-immigrazione.
«L'Italia agli Italiani», hanno gridato. Dimenticando che la filosofia di quel grido gli Italiani dell'emigrazione selvaggia se la sentirono buttare in viso, contro di loro. Più di cento anni fa. E furono massacrati, fra sofferenze incredibili.

È memoria storica, ed è un delitto dimenticarla. Nell'albero di famiglia degli Italiani quel "dolore" è incancellabile.
* * *
C'è sì una battaglia da fare, per gli Italiani, ma in Italia. Quella di restituire ai Meridionali la pari dignità con gli Italiani dell'altra Italia, quella di prima categoria, quella opulenta, resa ricca anche dalle inaudite sofferenze della emigrazione meridionale.
Il MSI non può dimenticarlo. Pena la perdita totale della sua identità. L'identità si gioca su queste cose, non certo sul saluto romano e sugli alalà.
Non siamo mai stati negrieri. In Africa, quando siamo entrati nell'Egitto di Sua Maestà Britannica, la democrazia in persona, abbiamo trovato una nazione sfruttata, affamata, ghettizzata. Ma avevamo lasciato dietro le nostre spalle il Gebel cirenaico, redento dai nostri coloni. Non negrieri, civilizzatori.
Ed ora gli «interessati» mandino a memoria ciò che sotto è scritto. È storia italiana. Di dolore e di sangue.

Beppe Niccolai