| UNA MANOVRA CHE (FORSE) SALVA I CONTI, MA CHE NON PROMUOVE LA RIPRESA | Segnala |
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Non sappiamo, al momento, se la manovra varata da Tremonti, sarà approvata nel suo testo originario come pubblicato sulla G.U. del 31 Maggio, o se subirà delle modifiche, né tantomeno quanto potranno le eventuali modifiche incidere in profondità sui contenuti essenziali del provvedimento stesso.
Una cosa, di sicuro, sappiamo: è una manovra composta esclusivamente da tagli alla spesa pubblica, tagli che, democraticamente, colpiscono tutti i settori, nessuno escluso: dal pubblico impiego (in tutti i suoi comparti) alle regioni e agli Enti Locali, alla sanità, all’assistenza. Avevamo bisogno di questa manovra? Sì, rispondono in coro unanime tutti i commentatori, da destra e da sinistra, perché abbiamo il debito pubblico più alto d’Europa, perché il rapporto tra debito pubblico e PIL è squilibrato, ecc. E allora, sì ai tagli. Noi timidamente obiettiamo che, se i tagli sono necessari, è altrettanto vero che tagli indiscriminati, come quelli proposti, possono produrre effetti contrari a quelli auspicati. Tralasciamo di parlare dei tagli alle retribuzioni ed alle assunzioni nel comparto “sicurezza”, un vero “obbrobrio” per un Governo e una maggioranza che sul tema “sicurezza” ha improntato le sue campagne elettorali, facendone un tema centrale del dibattito politico; limitiamoci per quanto riguarda Regioni ed Enti Locali, a constatare che i nuovi tagli non potranno produrre altro che aumenti di tasse, di tariffe e di ticket locali ( e che comunque sempre sulle spalle dei cittadini pesano). Parliamo invece in generale dei tagli al pubblico impiego. Se per tre anni si bloccano le retribuzioni di oltre tre milioni di persone, ai livelli attuali, o addirittura a quelli di due o tre anni fa (ove non ci sia stato ancora il rinnovo contrattuale), non è che, per caso si riduce la possibilità di spesa di tre milioni e passa di famiglie, riducendo la domanda interna e, quindi, riducendo il PIL, contribuendo così a mantenere squilibrato il rapporto PIL / debito pubblico ? Una corretta manovra dovrebbe incidere sia sul fronte della spesa, riducendo il debito pubblico, sia sul fronte del PIL, favorendo un suo incremento attraverso stimoli alla domanda interna. Ma di ciò non vi è traccia nella manovra, se non nella parte in cui si annunciano tentativi di lotta all’evasione fiscale minuta, tramutando i comuni in sicofanti degli Uffici Imposte. Un piccolo stimolo allo sviluppo del turismo e alla riduzione dei costi di produzione delle merci, potrebbe invece essere rappresentato dalla eliminazione delle accise sul prezzo dei carburanti, con effetti minimi, sulle entrate statali, che verrebbero immediatamente ricompensati sia da un maggior consumo di carburante per l’incremento turistico che ne deriverebbe (il che manterrebbe stabile il livello delle entrate), sia da un freno all’aumento dei costi di produzione dei beni anche di consumo, con effetti benefici sia per la generalità delle famiglie e delle imprese, sia per lo Stato e gli enti Pubblici, nel momento in cui operano come acquirenti di beni e servizi. Un simile provvedimento contribuirebbe, più di tante “chiacchiere” sulla libertà d’impresa a mettere in moto un circolo “virtuoso” di riduzioni fiscali=aumento del PIL= riduzione della spesa pubblica e dei costi per le famiglie e per le imprese, che potrebbe consentire all’Italia di iniziare il lungo cammino da percorrere verso il risanamento effettivo della finanza pubblica e il contestuale rilancio dell’economia. Non sappiamo se Tremonti, che come autore di quest’ultima manovra, assomiglia più a un tentativo di imitazione di Visco che non al baldo Professore che, anni addietro, incitava alla rivolta fiscale, avrà il coraggio di tentare questa strada, o altre similari: di una cosa siamo sicuri, se la manovra rimarrà inalterata nella sua filosofia, a Novembre, visto il calo dei consumi, della domanda interna e, quindi del PIL, il Governo sarà costretto a una nuova manovra, ancora più dolorosa, anche perchè così stando le cose, ci saremmo giocati anche le attuali prospettive, sia pur minime, di crescita che si sono registrate sul fronte delle esportazioni.
Aldo Rovito
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