UN PICCOLO LADRO NE ESCE GRANDE RAPINATORE  Segnala
Non si possono offrire sgravi fiscali alle imprese che assumono detenuti, incentivare il reinserimento sociale di coloro che hanno colpito la società e restare immuni di fronte al bisogno di occupazione dei cittadini onesti. Già molte persone con problemi economici sono incentivate a delinquere perché, paradossalmente, in carcere troverebbe strutture più confortevoli; inoltre, alla lunga, al problema del sovraffollamento si risponde liberando scarcerando e/o commutando pene alternative che non fungono da deterrente a delinquere nuovamente. Per la precisione, il problema negli ultimi anni è stato acuito dalla Legge Smuraglia del 22 giugno 2000 che, comprendendo i detenuti ed ex detenuti nelle liste di categorie di lavoratori svantaggiati, offre sgravi fiscali alle imprese private che li assumono.

- Quindi, come andrebbero reinseriti? in una normale graduatoria, dove invece sarebbero privilegiati quelli onesti?
Se vogliamo ragionare in un’ottica di uguaglianza, come il cittadino onesto deve sforzarsi per trovare un’occupazione, lo stesso deve esser fatto dal cittadino detenuto o ex detenuto; in un’ottica di incentivo, invece, lo stato dovrebbe premiare l’ onestà e prevedere l inserimento sociale degli onesti (perché non credo che rispettare la legalità sottintenda un soggetto ben inserito nella società) attraverso incentivi e poi se restano risorse ben venga destinarle a tali soggetti. Limito qui la mia risposta, per non entrare nel discorso di ciò che intendo io x “rieducazione del soggetto”….

- Quindi, se ho ben capito, risorse prima agli onesti, poi agli ex- detenuti? Giusto!
Vuoi un’illuminazione legale o un’illuminazione personale? Mi dissocio dall’ evoluzione legislativa e mi associo alla disciplina antica: io ritengo che, colui che ha danneggiato la società, non solo debba ripristinare l’ordine violato, ma anche arricchirla e farlo gratuitamente; credo che la pena non debba essere proporzionata al reato, perché così non c’è rieducazione ma solo pagamento del danno: deve, invece, essere superiore al danno in modo da indurre il soggetto a non essere recidivo. Poi penso che il ricordo umano sia legato all’ intensità dell’ emozione e della sensazione, quindi la privazione della libertà non è una sofferenza a parer mio, soprattutto per coloro che non hanno una casa e/o risorse per sopravvivere e troverebbero nel carcere una ottima culla, calda d inverno, fresca d estate, studio, lavoro, sport, religione, cibo, tv, insomma, un ambiente confortevole: dimmi tu il soggetto cosa impara….

- No, infatti, non impara niente così. Ho anche sentito dire da un mio amico avvocato, tempo fa, che dipende anche con chi ti mettono in cella: se metti assieme un omicida a un ragazzino che ha rubato un televisore, quest’ultimo sarà influenzato negativamente e peggiorerà.
Aggiungo che il rispetto si deve meritare: colui che non ha rispettato la società non deve essere rispettato da essa, con “il porgere l altra guancia”. L’ umanizzazione della pena si è trasformata in privilegio della stessa. Studi statistici hanno registrato un processo di decarcerizzazione dopo il ventennio fascista con aumento della criminalità. Lo stato, all’ aumento della criminalità ha risposto con misure alternative alla detenzione e pene sostitutive lasciando i soggetti liberi, come per dire : “non c ‘è posto in carcere per cui anche se sei nocivo per la società devi restare libero….” e rispondere al malcontento generale con servizi sociali, lavori, liberazione condizionale e altro linguaggio burocratico.

Il mio stimatissimo professore di procedura civile disse: ”un piccolo ladro ne esce grande rapinatore”, per cui si favorisce la libertà: anziché risolvere il problema lo si giustifica!
 
 Eugenio Sibona, segretario regionale e provinciale Gioventù Italiana