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Lascia l'amaro in bocca il provvedimento che di fatto consegna ai privati la gestione dell'acqua in Italia. Possiamo dire che è il frutto storico dell'incapacità dello Stato e dei comuni di gestire saggiamente il servizio idrico, hanno lasciato andare (parlo in generale per l'Italia) uno dei primi doveri che le pubbliche amministrazioni hanno. Alcuni affermano che l'adeguamento alla "legge" europea poteva essere evitato, altri no. Sicuramente il nostro Parlamento deve fare i conti sempre più spesso con le direttive della UE sarà quindi importante conoscere molto bene le fonti primarie a cui sempre più spesso dovremo adeguarci. Francamente non ho mai creduto allo stato capace di fare tutto e bene, come non credo all'assioma ora di moda che riguarda una pretesa superiorità dei servizi pubblici amministrati dai privati. I servizi sono gestiti da direttori e tecnici che in base al trattamento ed al senso di responsabilizzazione possono o meno lavorare con efficienza. Certo che le esperienze delle autostrade, o della corrente elettrica o altri servizi non hanno visto le aziende private dalla parte degli utenti o clienti come vogliamo definirci. Probabilmente più che una guerra tra gestione pubblica e privata i nostri servizi avrebbero bisogno di una sinergia positiva che sappia ridar qualità ai servizi ed una gestione di qualità dal punto di vista economico. Dal tutto gratuito (con disservizi e tasse da terzo mondo) a tutto privato con prezzi troppo alti per i cittadini sicuramente la via "mediana" esiste e basta solo percorrerla. Le garanzie per i cittadini non sono i proclami ideologici che si fermano ad ogni km di rete mai manutentata, le garanzie devono essere serie e giuridicamente certe. Oggi quando un cittadino riceve una bolletta falsa è regolarmente preso in giro da una burocrazia tanto più assurda in quanto spesso "privata". Questa premessa era necessaria in quanto è indubbio che certi servizi e beni pubblici devono essere controllati dal potere pubblico, però nascondere le nefandezze causati da anni di politiche cialtrone e lassiste non aiuta a risolvere i problemi. Cosa fare?, innanzitutto bloccare con un referendum questo adeguamento alle direttive UE, questo è importante perché lo vedo più un "adeguamento" alle grandi aziende multinazionali che alla giuristizione Europea. Nel frattempo l'Italia con i suoi commissari dovrebbe studiare la formula migliore per utilizzare le esperienze pubbliche e private per migliorare il settore. Da anni alcune società miste tra pubblico e privato hanno prodotto efficienza economica e di servizio, la vera concorrenza non sta nel lasciare a società private il totale controllo dell'acqua, bensì nel confronto tra le esperienze di tutte le società siano esse pubbliche o private. Sarebbe puerile sventolare bandiere ideologiche su questo problema, puerile in quanto o si hanno le "baionette" per riavere il potere decisionale assoluto nella nostra Italia (perso in maniera definitiva), o si usa l'ingegno politico e giuridico per risolvere bene il problema. Chi ha avuto la pazienza di leggersi i vari trattati di adesione, ha visto come in concreto l'adeguamento alla normativa superiore venga "richiesta" dagli stessi stati per non incorrere in salatissime multe a cui vanno incontro le comunità "recalcitranti". L'acqua come le quote latte, come tantissimi altri "soprusi" liberamente accettati di fatto creano, come le nuove "regioni" europee una nuova geografia politica ed economica che va' studiata con raziocinio e cuore per non trovarci un giorno sprovvisti della nostra identità nazionale. Spero che il partito de La Destra promuova questo referendum, spero però inoltre che sappiamo essere all'altezza dei tempi e indicare noi un nuovo modello di gestione per un bene pubblico importante e strategico. Alessio Nello La Destra |
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