Venerdi, 10 Febbraio 2012
| RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO- LO SFOGO- VERO BILANCIAMENTO SOCIALE? | Segnala |
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La presente lettera che pubblichiamo non rispecchia la linea editoriale del giornale ma – nel rispetto che dobbiamo ai nostri simpatizzanti – la pubblichiamo per l'attenzione che dobbiamo alla libertà di pensiero e di opinione.
Tre, forse quattro anni senza contratti. Il Governo attua un vero e proprio furto legalizzato, mette allegramente le mani nelle tasche dei dipendenti pubblici – e solo dei dipendenti pubblici – licenzia quelli precari e spaccia tutto questo come risanamento: ma restano sostanzialmente i privilegi, i favoritismi, gli sprechi e la tolleranza verso l’illegalità
La Manovra Tremonti, pur essendo stata presentata come animata dal principio del “bilanciamento sociale” in realtà finisce per accanirsi in modo specifico sulla categoria dei dipendenti pubblici. I lavoratori del pubblico impiego in queste ore hanno modo di apprendere i vari particolari della manovra dagli organi di stampa e stanno finalmente acquisendo la consapevolezza di quanto essa sia iniqua nei loro confronti. Chi paga un prezzo salatissimo sono gli impiegati, i tecnici e gli operai della P.A., gente con stipendi spesso di poco superiori ai 1.000 euro netti al mese, che nei prossimi anni dovrà imparare a convivere con lo spettro della povertà; per non parlare di tutti i precari che saranno rimandati a casa col benservito. E’ nostra intenzione fornire un’informazione puntuale e continua sugli effetti di questa manovra nei giorni a venire: diciamo subito, tuttavia, che le misure adottate verso coloro che sono i veri responsabili del dissesto finanziario del nostro Paese sono addirittura risibili se confrontate a quelle che colpiscono il “popolo del pubblico impiego”. I tagli agli stipendi dei politici e a quelli dei manager/dirigenti privati e pubblici, infatti, sono meri palliativi, rappresentano percentuali infinitesimali dei loro guadagni e servono solo a dare all’opinione pubblica l’illusione ottica di un’equità sociale che – invece – nella manovra non c’è. Analoga considerazione va fatta per gli altri costi indiretti della politica (vedi finanziamento ai partiti) e dell’alta burocrazia che restano ancora altissimi ed indegni di un paese civile. La manovra, soprattutto, non fa nulla per punire il mondo dei furbi, degli evasori fiscali, dell’abusivismo edilizio, della corruzione negli appalti e nelle concessioni pubbliche. Nel silenzio irresponsabile del mondo politico, di gran parte di quello sindacale, si consuma così una vera e propria mattanza sociale. Intraprendere iniziative utili per evidenziare la profonda ingiustizia sociale che muove questa manovra, cominciando col dare attuazione ad una campagna di informazione che serva a contrastare quell’esercizio mediatico che, con un copione che va avanti da almeno due decenni, tende a presentare all’opinione pubblica i dipendenti pubblici (quelli già ridotti al limite della soglia di povertà) come la principale causa di tutti i mali. Il Paese, in realtà, sta affondando perché abbiamo politici incapaci, che hanno alimentato una schiera di accoliti che occupa le posizioni dirigenziali della Pubblica Amministrazione nonché delle numerosissime Aziende di emanazione pubblica e che costituisce la vera Casta dei Privilegi Un Paese che continua a premiare i furbi, quelli che evadono le tasse, che portano i capitali all’estero, che fanno gli abusi edilizi, che ottengono gli appalti corrompendo: quelli che non pagano mai. Un Paese che dal dopoguerra – governato per anni dal centrosinistra – ha imparato a gestire la “cosa pubblica” come un fatto personale ed opportunistico.
Titti Monteleone
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