Domenica, 05 Febbraio 2012
PDL, E’ LA “NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI”  Segnala

Il Giornale” prosegue la sua campagna contro i finiani e La Russa fonda una nuova corrente.
Il terremoto della direzione nazionale lascia spazio nel PDL a piccole ma rumorose scosse di assestamento. Non sono servite a molto le pacifiche dichiarazioni d’intenti di Gianfranco Fini, pronunciate al cospetto di Floris, dell’Annunziata e di Vespa. Evidentemente, al di là dei piccoli numeri derisi dal “Giornale” e dai berlusconiani, i problemi politici restano sul tavolo. Non si spiegherebbero altrimenti gli attacchi sferrati dal quotidiano di Feltri contro Fini e i “finiani”. Dopo l’oracolo craxiano, sollecitato allo scopo di evidenziare l’atavica inaffidabilità del Presidente della Camera, l’obiettivo è diventato Italo Bocchino.
Posto all’indice da Berlusconi, dimissionario “d’ufficio” dall’incarico di vice-capogruppo alla Camera, viene gettato nell’ombra di un presunto intreccio familistico tra la RAI e la società di sua moglie. Il promotore di Generazione Italia naturalmente si difende, dapprima smentendo l’esistenza di qualunque nesso tra la politica e l’attività imprenditoriale della consorte, e poi attaccando: “Se vogliamo fare un codice etico per cui con la Rai non possono avere nulla a che fare i parenti fino al sesto grado di chi siede in Parlamento, io sarei d'accordissimo; però il maggior colpito sarebbe Berlusconi, che é il maggior beneficiario insieme ai sui figli”. Il riferimento alla Endemol esprime un atteggiamento di sfida, rappresentativo della volontà di non mollare nemmeno un centimetro al capo. Berlusconi, accusato nuovamente di epurazione, torna, quindi, indirettamente nelle mire del finiano, il quale definisce le riforme economiche e sociali priorità, a discapito di quelle istituzionali e della giustizia. Arriva puntuale la replica surreale del sottosegretario Casellati, secondo cui “la riforma della giustizia è fondamentale per la vita dei cittadini, non meno delle riforme economiche e istituzionali e del ddl anticorruzione. Tema, quest’ultimo, riproposto significativamente da Bocchino a margine della solidarietà umana espressa nei confronti di Scajola per lo scandalo in cui è implicato. La stessa, grosso modo, concessa da Di Pietro a Berlusconi dopo l’attentato di Tartaglia. Insomma, nel Popolo della Libertà la “notte dei lunghi coltelli” sembra essere appena all’inizio.
Lo conferma l’iniziativa di La Russa. Infatti, il ministro della Difesa, ormai fedelissimo del Cavaliere, già promotore della muscolare raccolta firme anti-Fini, tiene a battesimo una nuova area politico-culturale nel PDL. Una corrente, in pratica. Si chiamerà “La nostra destra nel PDL”. Il nome è già tutto un programma, giacché si rimarca la distanza da Fini con l’aggettivo “nostra” e con la specifica ed esplicita vocazione pidiellina. L’obiettivo è quello di riunire gli ex AN in un “gruppo” chi si riappropri dei tradizionali temi della destra, quali l’immigrazione e la sicurezza, ponendosi evidentemente in concorrenza con la Lega nord.
Le vicende di questi giorni, in definitiva, stanno chiarendo la strategia di Berlusconi. Il capo del Governo, stretto tra la volontà di far pesare la sua leadership e l’impossibilità di tirare troppo la corda (pena il fallimento della riforma della giustizia), si accontenta per il momento della “testa” del solo Bocchino, ma non rinuncia a giocare la sua partita. Data l’impraticabilità della destituzione di Fini dal suo ruolo di Presidente della Camera, il premier ha dovuto accettare la presenza di “metastasi” correntizie nel corpo del suo partito. A questo punto, però, nel tentativo di uscire dall’empasse del conflitto permanente con la minoranza azzurra, ha optato per la strategia del divide et impera, dando mandato ai suoi sodali di creare nuove e corpose correnti. Così “Generazione Italia” perderà il monopolio della dialettica interna, subendo la concorrenza dei numeri e delle posizioni di altri soggetti. Quale sarà la contromossa dei finiani ?

Antonio Del Prete