Sabato, 31 Luglio 2010
L'OPINIONE: FINI ED IL "PARTITO DELLA NAZIONE"  Segnala
Questo articolo non rispecchia il pensiero e la linea politica del nostro giornale ma per libertà di opinione riceviamo e pubblichiamo integralmente.

 
“Applichiamo la regola di mercato: tra l’originale e la fotocopia cosa compra la gente?. L’originale è meglio. Differenziamo tutto; dobbiamo differenziare non per il gusto di distinguerci  ma per fare proposte che siano sintesi di diverse culture e ideologie”. Queste parole, che argomentano in modo insufficiente una posizione giusta, celano forse un aspetto fondamentale della condotta politica di Gianfranco Fini. Il riferimento specifico è alla Lega Nord, partito dal quale il Presidente della Camera vorrebbe smarcare il PDL. Pare un po’ il leit motiv della parabola finiana la ricerca di uno spazio vitale, che rischia, tuttavia, di spostarsi sempre più ad est. Dapprima la subalternità di AN. Un partito nato per assorbire tutto l’elettorato del centro-destra, bloccato perennemente al palo del 12 % dalla diga berlusconiana. Poi il caso dell’annessione forzata della ex destra politica al blocco del Cavaliere in ragione dell’improvvisa caduta del Governo Prodi. Erano i tempi in cui Gianfranco descriveva le boutade del Cavaliere come le “comiche finali”. Infine, la fascinazione populista della Lega Nord, capace di indurre Berlusconi, sempre pronto a fiutare gli umori delle masse, a seguire spesso la linea politica leghista.

Insomma, c’è sempre qualcosa più luccicante di lui. Pirandello definirebbe il titolare di Montecitorio come un personaggio in cerca di leadership. Eppure non gli mancherebbero i requisiti. Un’ottima oratoria, una buona capacità dialettica ed un’importante presenza fisica, difficilmente, tuttavia, riescono ad eguagliare il carisma di denaro e potere: Berlusconi. Certamente Gianfranco ha costruito la sua brillante carriera politica più nei salotti televisivi che nelle sezioni del vecchio Movimento Sociale Italiano, ma Silvio è la televisione. Impossibile quindi da battere sullo stesso terreno. Fini pare averlo capito, visto che da anni cerca continuamente di smarcarsi. All’inizio timidamente, poi con sempre maggiore fermezza. Fino alle ultime e note polemiche, spezzate di tanto in tanto dai rituali pranzi di tregua.

Ora, però, si sta avvicinando il punto di non ritorno. Non è tanto un problema di intolleranza politica. La duttilità finiana è talmente riconosciuta, che Marcello Veneziani, intellettuale di destra, ha definito Fini come un involucro vuoto da riempire di volta in volta a seconda delle circostanze. E’ più una questione di tempi. Infatti, dopo le regionali si aprirà un lungo intervallo elettorale che porrà innanzi ai partiti tre anni di costruzione e preparazione in vista delle politiche del 2013. Dato che Berlusconi non sembra voler mollare l’osso, il Presidente della Camera intende accelerare l’operazione di smarcamento dal principale, utilizzando sapientemente l’autorevole tribuna offerta dal suo incarico istituzionale. Probabilmente Fini, a cinquantotto anni suonati, comincia a sentirsi un po’ ridicolo nel ruolo di principe Carlo della politica nostrana. Inoltre, la “regina Elisabetta” ad ogni piè sospinto cita il nome di Alfano (sic !) quale erede al trono.

Dunque, Gianfranco sta meditando seriamente di rompere gli indugi per cominciare a ballare da solo. L’idea è quella di dar vita al partito della Nazione, comodamente senz’aggettivi, che nascerebbe innanzitutto a Montecitorio e a Palazzo Madama. Si costituirebbe, infatti, inizialmente come gruppo parlamentare alleato del PDL, per poi salpare in mare aperto alle politiche del 2013. Solo un’idea ardita galvanizzata dagli applausi “democratici”? Si vedrà. Di certo Berlusconi non spenderà più lacrime di quelle provocate dal divorzio con Veronica. Ed è tutto dire …

Antonio Del Prete

 

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