| INTRODOTTO L’ARBITRATO: LAVORATORI SENZA TUTELE NEL LICENZIAMENTO? | Segnala |
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L'opinione di Eugenio Sibona
Possono essere positive alcune novità del DDL del Ministro del lavoro Sacconi, approvato dal Senato, sul pensionamento anticipato per i lavoratori impegnati in attività usuranti, così come la possibilità di assolvere all’ultimo anno di obbligo di istruzione attraverso l’apprendistato in un’azienda, tramite un accordo tra regione e ministeri. Molto grave invece il tema degli ammortizzatori sociali, che lungi dall’essere finalmente preso in esame, viene ancora tenuto in sospeso, per cui il governo non potrà varare i relativi decreti prima dei prossimi due anni. Alcune norme suscitano particolari perplessità, in quanto aggirerebbero l’articolo 18 sui licenziamenti: innanzitutto, viene obbligato il giudice che ne stia valutando la legittimità, a tener conto, oltre che delle leggi, anche delle «tipizzazioni di giusta causa e di giustificato motivo presenti nei contratti» di lavoro e in quelli individuali se certificati. Il metro di giudizio non sarà quindi tanto la giustezza o meno del licenziamento, quanto il tipo di contratto: per Co.co.co e contratti a termine, infatti, il datore sarebbe tenuto solo ad indennizzare il lavoratore. Storciamo il naso anche sulla possibilità di passare determinate controversie dal giudice di lavoro all’arbitro, cioè una terza persona scelta da una delle due parti, così i lavoratori potrebbero essere costretti a dare il mandato contro la proprio volontà: mancherebbe, quindi, la tutela di un giudice imparziale, equidistante e sicuramente competente. Già si prevede che a Bologna a settembre per 6 mila lavoratori finirà la cassa integrazione, questa allora sarebbe una mazzata ulteriore ai lavoratori: invece di tutelarli, ora i datori di lavoro potranno licenziare più facilmente altre persone per abbassare i costi. |
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