Mercoledi, 08 Febbraio 2012
| GRECIA: MARTEDÌ NERO DI EURO E DI BORSA | Segnala |
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L'opinione
L’Europa brucia 140 miliardi di euro.
I mercati europei non vivono giornate tranquille, in questo periodo, anzi, dopo martedì 4 maggio, sono agitati da due grandi paure, la prima paura ha come oggetto, gli aiuti alla Grecia, che non sono ritenuti sufficienti da molti esperti economici, e il rigore, nell’economia sia disatteso dal governo di Atene, la seconda paura, invece preoccupa di più, i cittadini europei, convinti, che anche altri paesi dell’Ue, siano in condizioni peggiori di Atene, quindi ancora più indebitati e deboli.
La seconda paura, ha un nome particolare, si chiama effetto contagio, in virtù della quale, scatta un generale allarme sull’economia europea in generale, e vengono studiati, con la massima attenzione, i conti finanziari, di altri paesi, quali la Spagna, il Portogallo, l’Inghilterra, l’Italia. La crisi economia della Grecia, unita all’allarme contagio, produce come risultato, il martedì nero delle borse europee, che, in una sola giornata, bruciano 140 miliardi di euro, quanto avevano, faticosamente, guadagnato, in tutto il 2010, la moneta unica europea, l’euro che scende sotto 1,30 sul dollaro, raggiungendo il valore minino dell’anno. Che sia stato un martedì di passione, lo evidenzia anche il calo delle borse europee, dove il segno meno ha regnato incontrastato, con risultati davvero terrificanti, come il -6,7% ad Atene, nelle ore in cui il paese scioperava contro l’austerity, -5.4% a Madrid, -4,1 a Dublino, ma -4,7% anche a Milano, secondi gli esperti della Borsa, il mercato ha voluto tastare il terreno e sono cedute,seppure in misura minore anche Parigi e Francoforte e finanche Wall street. Quando la borsa è in crisi, quando c’è tensione, l’unico bene che aumenta il proprio valore è l’oro che raggiunge i 1190 dollari l’oncia, conquistando il massimo valore degli ultimi sei mesi. I mercati, ieri, sono affondati, nonostante i tentativi, da parte dell’Unione Europea, di salvare l’economia della Grecia, con i governi della singole nazioni, che tra mille difficoltà, stanno cercando di mettere insieme gli aiuti promessi, finanche l’Italia. Nella giornata di mercoledì 5 maggio, il parlamento greco vota le misure del governo, Papandreou annuncia una commissione di inchiesta per scoprire i veri responsabili della crisi, mentre il paese è paralizzato dallo sciopero nazionale dei dipendenti pubblici e dalle proteste, organizzate dai sindacati e dal partito comunista greco, ed è prevista per la giornata di domenica la decisione del Fondo Monetario internazionale, sull’opportunità o meno di concedere un prestito alla Grecia. Per amore della verità, il denaro, al momento stanziato dall’Unione Europea e probabilmente anche dal Fmi, alla Grecia,gravato di interessi, servirà soltanto a cancellare momentaneamente il debito, facendone uno nuovo, ed anche i buoni propositi del governo di Atene, i tagli e l’austerità proposti, provocheranno come logica conseguenza, una minore capacità reddituale, soprattutto nel settore del comparto pubblico, con una inevitabile contrazione dei consumi delle famiglie, crisi delle attività terziarie e al comparto dei servizi, e conseguenti licenziamenti anche in questo settore. La Grecia di Papandreu sprofonda in una crisi, simile a quella vissuta anni fa, dall’Argentina del presidente Menem, e si aggrappa all’Euro, come l’Argentina si aggrappò al dollaro, ricalcolando il debito contratto con un nuovo prestito oneroso. L’Argentina del dopo Menem, prossima alla bancarotta, invertì la sua politica finanziaria, abbandonò la parità con il dollaro e si presentò ai suo creditori con un concordato fallimentare, in virtù del quale un debito di 100 veniva restituito con 20. Un esempio da seguire…
Giuseppe Parente
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