Venerdi, 10 Febbraio 2012
| FIAT : FIRMA SEPARATA SU POMIGLIANO D’ARCO. IL SINDACATO SI SPACCA | Segnala |
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Le condizioni poste in essere dalla Fiat per la sopravvivenza dello stabilimento di Pomigliano d’Arco rappresentano, a detta di molti, un vero e proprio ricatto, in quanto in cambio di un piano di investimento per 700 milioni di euro, necessari a rimodernare lo stabilimento campano, cosi da renderlo pronto alla produzione della Panda, spostando in Campania la produzione dell’autovettura invece che nello stabilimento polacco di Tichy, i lavoratori dovranno accettare il ricorso a dosi massicce di straordinario, ad una incidenza sempre maggiore dei premi di produzione nella loro busta paga.
In caso di mancato accordo tra l’azienda torinese ed i sindacati, la Panda continuerà ad essere prodotta in Polonia, con la relativa chiusura definitiva dello storico stabilimento campano. Il vertice azienda sindacati, organizzato a Torino, nella giornata di venerdì, ha prodotto la spaccatura del fronte sindacale, diviso tra firmatari dell’accordo capestro con l’azienda, quali Fim, Uilm Fismic, Ugl, e oppositori all’accordo, capeggiati dalla Cgil. La spaccatura sindacale è una diretta conseguenza del nuovo modello contrattuale definito dal governo Berlusconi e dalla Confindustria, nel quale si determina il passaggio da una impostazione che prevede una busta paga incentrata sul contratto nazionale di categoria,ad una altra dove assumono maggior rilevanza, quindi maggior peso, gli eventuali ed ipotetici premi di produzione e le ore di straordinario. Se a questa non facile situazione, aggiungiamo la difficile situazione della vendita delle auto in Italia ed in Europa in generale, il costante e continuo disimpegno dal nostro paese dell’azienda torinese che ha spostato in Canada e negli Stati Uniti d’America, il baricentro della sua attività, grazie anche dell’integrazione societaria e produttiva con la Chrysler, ancora meglio si comprendono le diffidenze del sindacato che ha dovuto subire, la drastica decisione, presa dalla coppia Marchionne Elkann di chiudere lo stabilimento di Termini Imerese, alla fine del 2011, in quanto ritenuto dall’azienda neanche idoneo alla produzione della componentistica per auto. L’accordo firmato da Fim, Uilm Fismi Ugl, prevede l’organizzazione del lavoro in fabbrica su 18 turni, la punibilità per chi decida di proclamare scioperi in occasione del turno di straordinario del sabato notte, inoltre non verrà pagata la malattia quando il tasso di “assenteismo” nella fabbrica superasse una certa soglia, da definire in percentuale anno per anno. I sindacati firmatari dell’accordo con l’azienda torinese sostengono di aver firmato tale accordo, in primo luogo, per senso di responsabilità, mettendo una pietra miliare per lo sviluppo futuro dello stabilimento di Pomigliano. La Fiom Cigl non ha mai rifiutato a priori le proposte dell’azienda per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro e per questo motivo si è anche dichiarata favorevole ad una seria discussione sul lavoro notturno per la realizzazione delle 300 mila Panda che la casa torinese vuole produrre ogni anno nello stabilimento Campano, ma non accetta questa occasione per cambiare i diritti del lavoro, sanciti dallo legge 300 del 1970, meglio nota come statuto dei lavoratori. Alla Fiom non piacciono i punti di carattere ideologico inseriti nel contratto dalla casa torinese, in virtù dei quali sono previste punizioni che arrivano fino al licenziamento per chi sciopera, non verrà pagata la malattia se il tasso di assenteismo supera una certa soglia, e se dovesse passare la linea Marchionne i lavoratori italiani potranno dire addio ai contratti nazionali di categoria e ogni azienda si sentirà in diritto di ricattare i lavoratori mettendoli di fronte ad un aut aut, lavoro senza diritti o assenza di lavoro.
Giuseppe Parente
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