FANALINO DI CODA  Segnala
Economia

Salari a picco, tasse troppo alte, l’Italia è fanalino di coda della classifica dell’Ocse sugli stipendi netti dei lavoratori.

Considerati al netto, quindi dopo aver pagato le tante tasse esistenti nel nostro paese, gli  stipendi dei lavoratori italiani, a parità di mansioni svolte e ore di lavoro sostenute sono decisamente più bassi rispetto a quelli della maggior parte dei paesi avanzati.
Ciò che davvero pesa troppo è il cuneo fiscale, ossia la differenza fra quanto l’impresa segna in busta paga e quanto effettivamente entra nelle tasche dei lavoratori, tanto è vero che l’Ocse, nel suo ultimo rapporto su classifica il nostro paese al 23 posto, superati addirittura da paesi in piena crisi economica come la Grecia o prossimi alla crisi come la Spagna, sottolineando quindi come i salari dei lavoratori italiani, siano essi single o con famiglia siano davvero tra i più bassi dei paesi aderenti all’Unione Europea, essendo inferiori di oltre il 15% rispetto alla media europea.
Secondo lo studio dell’Ocse, in Italia, un lavoratore senza carichi familiari guadagna 22 mila dollari l’anno, contro una media europa di quasi 27 mila, poco più della metà rispetto ad un collega della Corea del sud che guadagna quasi 40 mila dollari l’anno.
La situazione non migliora per il lavoratore italiano sposato e con figli a carico, anche se in questo caso, la famiglia gode di qualche sgravio fiscale in più rispetto ai single,per cui la busta paga sale ad oltre 26 mila dollari ma la media europea supera i 31 mila con il record del Lussemburgo, dove il lavoratore sposato, con figli a carico, guadagna 51 mila dollari.
L’unico dato, parzialmente positivo, riguarda la posizione in classifica, eravamo al ventitreesimo posto nel 2008, e lo siamo anche nel 2009, ma il dato che ci fa riflettere è questo: gli stipendi dei lavoratori italiani sono stati comunque inferiori a quelli dei lavoratori di nazioni colpite dalla crisi economica quali la Grecia, l’Irlanda la Spagna.
Questa differenza di trattamento economico con i lavoratori europei, è principalmente da imputare all’eccessivo cuneo fiscale di cui sono vittime i lavoratori italiani, pensiamo al lavoratore italiano single che paga il 10% in più di tasse rispetto ai colleghi europei, raggiungendo la ragguardevole cifra di pressione fiscale del 46% che diventa oltre il 50% se si include la contribuzione ai fini del trattamento di fine rapporto,mentre il lavoratore italiano, sposato, con figli a carico, subisce una pressione fiscale di “solo” il 36%.
Questo quadro della situazione, davvero poco rassicurante, non convince del tutto il governo, e secondo il ministro del lavoro Sacconi, siamo di fronte a dati che non trovano riscontro nella realtà.
I consumatori italiani, ovviamente sono di parere opposto e chiedono al governo di affrontare seriamente queste problema, mentre secondo la Cgil il rapporto Ocse dimostra che la richiesta, da parte dei contribuenti italiani, di un fisco giusto, è una questione fondamentale, di cui governo ed opposizione devono prenderne atto, con una certa urgenza.
Diverse sono le soluzioni, per uscire da questa situazione di difficoltà, proposte dai vari economisti, una  sostiene la necessità, di aumentare la produttività e di diminuire, con una certa regolarità le tasse, un'altra proposta, parte considerano eccessivamente bassa la capacità reddituale di lavoratori e pensionati, per cui sarebbe preferibile, con il tempo, aumentare salari e pensioni, per anche aumentare il livello dei consumi.

Giuseppe Parente