Sabato, 31 Luglio 2010
NEWS DA DESTRA
SFRATTI, SUBITO PIANO STRAORDINARIO

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Siamo sgomenti di fronte  alla notizia di Genova, dove una donna di 41 anni si è suicidata, quando è arrivato l’ufficiale giudiziario per sfrattarla. E’ la triste conferma che l’emergenza abitativa è ormai un problema sociale di dimensioni enormi: basti pensare che nella sola Roma circa 20mila famiglie hanno lo sfratto per morosità. E’, perciò, necessario dar subito vita a un Piano straordinario per la casa, che veda coinvolti il Comune, la Provincia , la Regione e il Governo nazionale, per dare risposte immediate a quei cittadini che, non per cattiva volontà o per furbizia, ma per reale mancanza di disponibilità, non riescono più a pagare l’affitto.
Non vogliamo giustificare i morosi, ma bisogna capire che la crisi economica ha messo in ginocchio molte famiglie e abbiamo più volte, e in più sedi, manifestato grande preoccupazione, perché di fronte agli sfratti le amministrazioni pubbliche non hanno risorse abitative da mettere a disposizione, né provvisorie né tantomeno definitive. E dal dramma personale si passa al dramma collettivo, quando a essere sfrattate sono persone anziane o famiglie con minori a carico, senza le risorse per poter accedere al mercato privato. Noi, con equilibrio e senso di responsabilità, ma anche con la velocità necessaria, dobbiamo fare in modo che il problema non venga scaricato solo su questi soggetti più deboli.
La Regione sta facendo il possibile, come testimonia anche la vicenda dei truffati di Casa Lazio, ai quali abbiamo restituito una speranza e presto avranno la loro casa. Tutti dobbiamo farci carico dell’emergenza abitativa, facendo sì che anche i casi come quelli degli enti previdenza, che vogliono vendere o affittare a prezzi di mercato, siano affrontati e risolti, con la giusta attenzione per chi oggi abita in quegli appartamenti. Se non lo capiamo, presto dovremo affrontare non un’emergenza, ma l’esplosione di una vera e propria bomba sociale.

Teodoro Buontempo

 
LA DESTRA: INTERROGAZIONE SU PROTEZIONISMO AZIENDE LAZIO
I consiglieri alla Regione Lazio della "La Destra" Francesco Storace e Roberto Buonasorte, informa una nota, "hanno presentato un'interrogazione urgente, alla presidente Polverini e all'assessore ai Lavori pubblici Malcotti per sapere quali iniziative l'amministrazione regionale intende adottare per riservare alle imprese laziali i lavori pubblici e per conoscere quante siano le aziende con sede legale extraregionale che si sono aggiudicate gli appalti per la realizzazione di infrastrutture nella Regione Lazio".
L'interrogazione dei consiglieri Storace e Buonasorte "nasce come risposta alla proposta di legge presentata dal gruppo della Pdl alla Regione Veneto - prosegue il comunicato - L'irricevibile proposta della maggioranza veneta, prevede che in caso di lavori pubblici di interesse regionale con importi inferiore a quelli che obbligano ad indire delle gare europee, vorrebbe preferire aziende 'autoctone'. Le commissioni esaminatrici degli enti locali concederanno i punti, quanto più saranno i dipendenti iscritti presso le sedi Inps del Veneto all'atto della presentazione della richiesta di invito alla gara".
"Se la legge dovesse essere approvata - concludono Storace e Buonasorte - le aziende con sede legale stabilite altrove, compreso quelle della nostra Regione saranno gravemente discriminate. Se la tesi veneta fosse stata applicata in passato, nel Lazio non si sarebbe edificata neppure Littoria...".
 
FIAT : FIRMA SEPARATA SU POMIGLIANO D’ARCO. IL SINDACATO SI SPACCA
Le condizioni poste in essere dalla Fiat per la sopravvivenza dello stabilimento di Pomigliano d’Arco rappresentano, a detta di molti, un vero e proprio ricatto, in quanto in cambio di un piano di investimento per 700 milioni di euro, necessari  a rimodernare lo stabilimento campano, cosi da renderlo pronto alla produzione della Panda, spostando in Campania la produzione dell’autovettura invece che nello stabilimento polacco di Tichy, i lavoratori dovranno accettare il ricorso a dosi massicce di straordinario, ad una incidenza sempre maggiore dei premi di produzione nella loro busta paga.
In caso di mancato accordo tra l’azienda torinese ed i sindacati, la Panda continuerà ad essere prodotta in Polonia, con la relativa chiusura definitiva dello storico stabilimento campano.
Il vertice azienda sindacati, organizzato a Torino, nella giornata di venerdì, ha prodotto la spaccatura del fronte sindacale, diviso tra firmatari dell’accordo capestro con l’azienda, quali Fim, Uilm Fismic, Ugl, e oppositori all’accordo, capeggiati dalla Cgil.
La spaccatura sindacale è una diretta conseguenza del nuovo modello contrattuale definito dal governo Berlusconi e dalla Confindustria, nel quale si determina il passaggio da una impostazione che prevede una busta paga incentrata sul contratto nazionale di categoria,ad una altra dove assumono maggior rilevanza, quindi maggior peso, gli eventuali ed ipotetici premi di produzione e le ore di straordinario.
Se a questa non facile situazione, aggiungiamo la difficile situazione della vendita delle auto in Italia ed in Europa in generale, il costante e continuo disimpegno dal nostro paese dell’azienda torinese che ha spostato in Canada e negli Stati Uniti d’America, il baricentro della sua attività, grazie anche dell’integrazione societaria e produttiva con la Chrysler, ancora meglio si comprendono le diffidenze del sindacato che ha dovuto subire, la drastica decisione, presa dalla coppia Marchionne Elkann di chiudere lo stabilimento di Termini Imerese, alla fine  del 2011, in quanto ritenuto dall’azienda neanche idoneo alla produzione della componentistica per auto.
L’accordo firmato da Fim, Uilm  Fismi Ugl, prevede l’organizzazione del lavoro in fabbrica su 18 turni, la punibilità per chi decida di proclamare scioperi in occasione del turno di straordinario del sabato notte, inoltre non verrà pagata la malattia quando il tasso di “assenteismo” nella fabbrica superasse una certa soglia, da definire in percentuale anno per anno.
I sindacati firmatari dell’accordo con l’azienda torinese sostengono di aver firmato tale accordo, in primo luogo, per senso di  responsabilità, mettendo una pietra miliare per lo sviluppo futuro dello stabilimento di Pomigliano.
La Fiom Cigl non ha mai rifiutato a priori le proposte dell’azienda per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro e per questo motivo si è anche dichiarata favorevole ad una seria discussione sul lavoro notturno per la realizzazione delle 300 mila Panda che la casa torinese vuole produrre ogni anno nello stabilimento Campano, ma non accetta questa occasione per cambiare i diritti del lavoro, sanciti dallo legge 300 del 1970, meglio nota come statuto dei lavoratori.
Alla Fiom non piacciono i punti di carattere ideologico inseriti nel contratto dalla casa torinese, in virtù dei quali  sono previste punizioni che arrivano fino al licenziamento per chi sciopera, non verrà pagata la malattia se il tasso di assenteismo supera una certa soglia, e se dovesse passare la linea Marchionne i lavoratori italiani potranno dire addio ai contratti nazionali di categoria e ogni azienda si sentirà in diritto di ricattare i lavoratori mettendoli di fronte ad un aut aut, lavoro senza diritti o assenza di lavoro.


Giuseppe Parente
 
LA DESTRA SENTINELLA CIVICA
Nuove denunce sono arrivate al nostro sportello virtuale ; Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo .
Riguardano l’ospedale Belcolle in generale ed il reparto di pronto soccorso in particolare. La gravità di quanto denunciatoci ormai diverso tempo fa ci ha portato a riflettere molto prima di scrivere questo articolo e soprattutto a raccogliere documenti a riprova di quanto affermato. E di documenti purtroppo, ne abbiamo trovati a sufficienza.
La malasanità è spesso il frutto del malaffare gestionale a cui è sottoposta, come si evince anche dai fatti e misfatti che nel tempo vengono alla luce attraverso gli organi di informazione e da vari interventi della magistratura. Tali e tanti che ormai con tutta evidenza si parla di vera e propria emergenza sanitaria. E non è accettabile e seria la misura del risparmio del 10% della spesa da parte della AUSL locale per il rientro del debito consolidato, se non vengono in primis assicurati interventi e provvedimenti sui centri di spesa e soprattutto sui loro gestori. Gli abusi e gli sperperi della risorsa finanziaria sono la somma dei debiti raggiunti. Deprecabile ci appare ad esempio la pratica di assegnazione dei cosiddetti coordinamenti con le relative prebende, che soggiace ai dictat di spartizione tra sindacati. I costi economici e sociali di questa sanità sono intollerabili, dovendo anche tener conto di quelli umani nei confronti degli utenti e degli operatori.
Ed è proprio con l’ottica dei costi umani che abbiamo filtrato le purtroppo, troppo numerose denunce a noi giunte.
Innumerevoli segnalazioni riguardano la tendenza a dirottare analisi, accertamenti o esami verso il sistema cosiddetto “intramenia” che tradotto vuol dire a pagamento. La scusa è semplice: le liste di attesa. Per una ecografia, testimoni dichiarano attese di quasi un anno. In “intramenia” una settimana. È meno vile un rapinatore che ti chiede la borsa o la vita.
E quando comunque in un modo o nell’altro si riesce a farsi analizzare per capire di che male stiamo soffrendo, i dubbi sorgono sui tempi per i risultati e addirittura sul merito dei risultati stessi. Utenti hanno lamentato attese lunghissime in pronto soccorso causate dall’inefficienza del laboratorio analisi, ma ancora peggio, operatori sanitari hanno sollevato dubbi sulla veridicità dei risultati stessi. E sto parlando di un atto di accusa ben preciso su di un sistema di analisi adottato recentemente. Il sistema non funziona, stando a quanto ci riferiscono fonti qualificate. Ed allora se è vero, ci chiediamo; Perchè non viene rimosso? Chi firma, sa cosa sta firmando? Perché non ci sono rapporti sul malfunzionamento di tale sistema? Quali interessi si stanno coprendo?
Se non bastassero i dubbi sui sistemi di analisi, altri ci sono stati segnalati sui titoli dei responsabili di strutture complesse. Banalmente potremmo dire che più che nomine per titoli ed esperienza siamo di fronte a nomine per amicizia politica. Ma se l’amicizia politica prevarica i maggiori titoli ed esperienza di altri non politicamente amici? E se addirittura l’amicizia politica copre la mancanza anche solo parziale dei titoli e dell’esperienza richiesti?
Vi pare impossibile?
No. Non è impossibile. È quanto ci viene riferito. Con tanto di nomi e cognomi. Con tanto di documenti prova di precedenti usurpazioni di ruoli già denunciate, verificate e sanzionate dai tribunali civili in altre realtà ospedaliere. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Ed il vizio  questa volta si è ripetuto a Belcolle.
Costi umani, dicevamo. Disservizi, attese intollerabili, analisi sballate, eccetera eccetera. E finora abbiamo parlato solo di quelli patiti dagli utenti.
Altrettanto gravi sono i disagi che stanno subendo gli operatori.
Squadre affiatate e capaci, disgregate da dirigenti incompetenti o non qualificati, tasso di incidenti sul lavoro anche gravi in vertiginoso aumento negli ultimi anni, abusi e relative denunce, come l’episodio documentato di insulti e lancio di garze imbevute di sangue ad una infermiera da parte di un medico ed in presenza di un paziente. 
Un quadro desolante. Per economia di comunicazione ci dobbiamo fermare qui. Ma le proteste, le denunce, i documenti in nostro possesso sono state trasmesse per competenza al nostro rappresentante, il neoeletto consigliere regionale e membro della commissione sanità, Roberto Buonasorte e presto ispezioni ufficiali saranno disposte per verificare e semmai porre rimedio a quanto sopra descritto.

Senatore Ferdinando Signorelli, Pierpaolo Pasqua, La Destra Viterbo.

 
L'OPINIONE: MA CHÉ BELLA PENSATA!
Il Presidente del Consiglio, Berlusconi, ogni tanto se ne esce con delle pensate che ci lasciano basiti: parliamo della modifica dell'articolo 41 (salvo errori) della Costituzione Repubblicana.
Lascio agli amici/camerati la possibilità di formarsi un'opinione, tra l'attuale formulazione e la probabile riformulazione governativa dell'art.41 della Costituzione:
Art. 41-attuale recitava: “L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.
Art. 41- modificato è così scritto: “L'iniziativa economica privata è libera”.
Fantastico, come d'incanto spariscono le precisazioni: “le sicurezze sociali, le previdenze, il lavoro nero, l'evasione fiscale, ecc.”. In pratica, i figli saranno procreati, istruiti e schiavizzati al solo unico fine di lucro. Il capitale avrà la primogenitura sull'uomo. In una sola “botta” si farà piazza pulita della dottrina   sociale della chiesa e, di oltre un secolo di lotte sociali e del corporativismo.
Vittorio Scialpi
 
NIENTE ALTRO DA AGGIUNGERE
di Titti Monteleone

Mentre gli uffici delle agenzie sono (giustamente bloccati) grazie ad una norma suicida del governo Mentre gli uffici delle agenzie sono (giustamente bloccati) grazie ad una norma suicida del governo che abroga la possibilità di uso del mezzo proprio per le verifiche, il direttore dell’Agenzia delle entrate – anziché occuparsi dei suoi dipendenti che sono chiamati a fare più lavoro senza mezzi e con tagli del salario – si permette di fare “filosofia” e, in un’intervista al Sole 24ore, risponde così:

Sole24ore: Come si concilia la stretta sugli statali con l’obiettivo che la manovra affida al comparto fisco per recuperare nuove entrate?
Befera: “Mi sembra che i sacrifici siano stati chiesti a tutti, indistintamente. Per questo sono convinto che alla fine prevarrà il senso di responsabilità”.


Alla luce di questa risposta, ci piacerebbe che il direttore dell’Agenzia delle Entrate ci chiarisca meglio, perché a noi non pare che un funzionario dell’Agenzia paghi quanto lui.
A fronte di un taglio netto del 10% del salario, il direttore avrà forse un taglio dell’1-2% del proprio stipendio (anzi dei propri stipendi, chi ha orecchie per intendere……) che però non è nemmeno paragonabile a quello dei funzionari. A noi tolgono l’indispensabile, a lui qualche spicciolo.
Proprio per questo sarebbe auspicabile che chi guadagna troppo si astenesse dal commentare i sacrifici di chi si vede tagliato l’indispensabile.

Ecco, quando qualcuno ci chiede come immaginiamo noi la manovra, noi ce la immaginiamo più equa, che vuol dire che paga chi guadagna tanto e non chi con il proprio stipendio è al livello di sussistenza.
Certo è che se siamo messi in questo modo è anche perché chi dirige “la baracca” non è assolutamente in grado di comprendere e difendere chi ogni giorno lotta negli uffici contro l’evasione fiscale.
L’Europa chiede il pensionamento per le Donne a 65 anni ma non dice che gli stipendi degli statali in Italia sono i piu’ bassi d’Europa  ( in germania un dipendente delle Entrate prende il doppio che in Italia, l’Europa non dice che asili nido e servizi sociali per gli anziani nelle altre nazioni funzionano ed in Italia sono praticamente non sufficienti!
Niente altro da aggiungere!!!!!
 
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