Domenica 15 novembre si è svolto un corteo di solidarietà de La Destra ad Alba Adriatica per Emanuele Fadani, il giovane imprenditore ucciso pochi giorni fa nella cittadina della costiera teramana. Il gruppo di manifestanti, seguito dalle forze dell'ordine, si è mosso civilmente e ordinatamente partendo da Piazza del Popolo ma senza evitare di protestare e chiedere giustizia per quest'ennesima violenza. Tra i numerosi partecipanti, oltre a numerosi dirigenti di Partito, simpatizzanti, ma anche semplici cittadini provenienti da tutto l'Abruzzo, anche il Segretario Regionale de La Destra Luigi D'Eramo ed Emanuela Di Giacinto, Responsabile Regionale di Gioventù Italiana, il movimento giovanile del partito di Storace. Quest'ultima non ha usato mezzi termini nell'intervista rilasciata a margine della manifestazione : vogliamo giustizia e vogliamo che sia l'ultima volta che dobbiamo chiederla a posteriori per eventi di questo genereche ormai si ripresentano troppo spesso (solo circa tre mesi fa la tragedia simile di Antonio De Meo a Martinsicuro), totale solidarietà verso la vittima e la sua famiglia, maggiori controlli patrimoniali della Guardia di Finanza verso queste persone che usufruiscono di case popolari, sgravi e contributi e poi possiedono auto di grossa cilindrata e una provocazione : che tutti i politici italiani rinuncino per una settimana alla loro scorta girando come semplici cittadini per le periferie italiane per rendersi conto realmente della situazione. I vertici regionali de La Destra hanno annunciato che tra un mese ci sarà un nuovo corteo in ricordo del giovane albense per non dimenticare, per non lasciare che tutto cada nell'oblio successo per Antonio De Meo dopo che per i media "la notizia non faceva più notizia", era passata di moda...Giustizia per Antonio, giustizia per Emanuele. Nel link di seguito il video dell'intervento integrale di Emanuela Di Giacinto.
http://www.youtube.com/watch?v=k9bfQyFdP70
Roberto Marchione
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Una folla immensa di gente, radunata presso Il palazzo dei congressi a Roma Eur, assiste emozionata all’assemblea costituente del partito.
Tantissimi i ragazzi presenti; tutti si riconoscono già sotto quel nome e sotto quel simbolo. La voglia di fare, di creare è al massimo. Questa stessa voglia ci accompagna da due anni!
Il 9 Novembre, come molti sapranno, ricorre l’anniversario della caduta del muro di Berlino, un evento che segnò l’ansia di un popolo di riconquistare la libertà perduta nel 1945. Non è stato un caso che il nostro movimento abbia visto la luce in questo medesimo giorno, in quanto Gioventù Italiana pone come obiettivo l’abbattimento di altri muri che logorano la società attuale: abbattere i muri dell’ignoranza, della povertà, della disoccupazione, del precariato, dell’illegalità, dell’omologazione culturale, del mondialismo globalista. Alta responsabilità sicuramente, ma quando si crede in qualcosa e si ha fiducia nelle potenzialità dei militanti nulla pare un ostacolo insormontabile. Riflettere, organizzare, agire… Conquistare.
In questi anni di vita, diverse sono state le battaglie intraprese che hanno visto protagonista questo movimento ed i suoi giovani: il progetto H2O, No al Trattato di Lisbona, Ritiro delle nostre truppe militari dall’ Afghanistan, No all’Islam nelle nostre scuole. Le manifestazioni. Moltissime iniziative organizzate in ogni regione d’Italia, dal profondo Sud all’estremo Nord. Un proprio movimento studentesco “Rivolta studentesca”. Una propria radio web “Radio ‘22” e tanti altri progetti in cantiere.
In un lavoro costante sono impegnati tutti i ragazzi appartenenti a Gioventù Italiana. Un lavoro che prende il via dalla buona dirigenza in direzione della base militante e viceversa. Un lavoro in cui l’unica e la migliore soddisfazione consiste nel ricevere la stima ed il rispetto da parte di ognuno. Una comunità dove nessun componente è ritenuto conoscente ma camerata! Permetteteci l’uso di tale termine, non vi è altro modo per definire chi merita considerazione in un movimento come il nostro.
Tutti coloro i quali hanno aderito, aderiscono ed aderiranno devono essere a conoscenza che Gioventù Italiana non è un movimento come tutti gli altri presenti nello scenario politico italiano. Ciò che conta non è il numero dei militanti, ma la qualità di essi. Avere un contenitore pieno di nulla, non è funzionale, per crescere si ha necessità di mente ed idee.
<< … La massa è una creazione della democrazia e del socialismo. Soltanto perché sono molti debbono avere ragione? Niente affatto. Si verifica spesso l’opposto, cioè che il numero è contrario alla ragione>>.
Militanza per noi significa alzarsi presto, andare a letto tardi o scegliere di non dormire assolutamente perché prima c’è un compito da terminare; la consapevolezza di sentirsi indispensabile ed “obbligato” affinché qualsiasi opera riesca al meglio. Quella militanza che ti fa sentire partecipe, che ti porta ad essere fiero di te stesso e ti fa maturare in esperienza. Uomini e donne, che decidono di investire tutto ciò sia possibile per lo sviluppo del progetto di un movimento politico giovanile.
Onore, gerarchia, fedeltà. Ogni militante sceglie di aderire a questi valori eroici dello spirito, che orgogliosamente coltiva. Una comunità che non accetta i compromessi, che destina il sudore della propria fatica ad una lotta contro il sistema. Senza alcuna paura, affrontando qualsiasi avversità e difficoltà si presenti lungo il percorso. Il coraggio di proseguire nonostante tutti e tutto, il desiderio di far di questo movimento qualcosa di grandioso che sia punto di riferimento per quei ragazzi che non si piegano al padrone; per quei ragazzi la cui volontà, il cui modo di essere spezza le catene per tornare liberi da un’indipendenza straniera; ragazzi che auspicano ad una propria Patria autonoma, imperiosa, vittoriosa. Un movimento giovanile che non dimentica le proprie radici, ma si serve di esse per dare origine, per fondare punti di forza del futuro. Intransigenza assoluta ideale e pratica.
Gioventù Italiana……….. uno stile di vita, una scelta di vita!!!
Veronica Recchia
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Un atto vile che lo Stato non puo' tollerare e che pone di stretta attualita' la nostra proposta che prevede l'utilizzo dell'esercito a presidio costante dei cantieri autostradali dell'A3 presi di mira da estorsioni, intimidazioni e attentati di stampo mafioso'. Lo afferma in una nota il consigliere regionale e segretario de 'La Destra' della Calabria, Gabriele Limido.
'L'ultima azione avvenuta in questi giorni - aggiunge –, ossia l'incursione di due malviventi armati che hanno intimidito gli operai di un cantiere, e' un esempio lampante di quanto sta accadendo in queste zone. L'utilizzo dell'esercito e' diventato un atto improcrastinabile che il governo non puo' piu' rimandare. Una situazione intollerabile che rende palese la graduale perdita di sovranita' dello Stato. Non si capisce perche' le Forze Armate sono utilizzate nelle grandi citta', mentre le zone piu' 'calde' della nostra Penisola restano sguarnite. La presenza dello Stato, in un territorio, si percepisce anche con queste azioni forti. L'esercito nei cantieri trasmettera' un messaggio di intransigenza verso la criminalita' organizzata. La dislocazione delle Forze Armate dovrebbe delinearsi con precise regole di ingaggio e di controllo nei singoli cantieri'.
'Parallelamente a questo intervento straordinario - prosegue Limido -, pensiamo si debba sviluppare una maggiore vigilanza in ambito societario, proprio per respingere le possibili infiltrazioni mafiose nei confronti delle imprese impegnate nella realizzazione di importanti opere infrastrutturali in Calabria con una serie di disposizioni mirate, soprattutto, nella dinamica degli affidamenti urgenti e nell'efficienza dei controlli sugli appalti e dei subappalti.
Il ripristino della legalita' passa anche da scelte forti e determinate. Non bisogna far passare il concetto di resa.
Nessuno sconto alla 'ndrangheta deve essere il messaggio lanciato alle cosche dallo Stato. In ballo c'e' la credibilita' delle stesse istituzioni democratiche'.
'C'e' bisogno - conclude - di una volonta' politica decisa per contrastare il fenomeno mafioso ed e' proprio da questa urgenza che nasce la nostra proposta di liberare carabinieri, polizia e guardia di finanza dai loro compiti di controllo e di pattugliamento dei cantieri con la esplicita intenzione di farli concentrare maggiormente nell'azione investigativa e di intelligence per contrastare la malavita organizzata'
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Il Pd del Lazio ha deciso quando si svolgeranno le primarie per le regionali del Lazio: il 24 gennaio.
«Il 24 gennaio è un'ottima data per le primarie della sinistra nel Lazio. È l'anniversario della caduta del governo Prodi al Senato...». Lo dichiara in una nota Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra.
Cosi' ha chiosato uno Storace raggiante all'indomani dell'accordo nazionale tra La DESTRA e il PDL per le prossime elezioni regionali.
Dopo due anni di purgatorio, senza rappresentanza parlamentare a causa della legge elettorale, oscurati dai media e con molte defezioni di persone poco motivate e inclini ad un percorso di fatica e sacrificio, Storace riesce a dare nuova linfa al suo popolo, a quei militanti che avevano fatto una scelta di campo "per convinzione e non per convenienza ".
Anche re Silvio ha dovuto prendere atto che a destra del PDL esiste uno zoccolo duro e tenace che non si e' lasciato ne' assorbire ne' corrompere dalle lusinghe del PDL.
Un partito "vecchia maniera" assai diverso da Forza Italia e dalla stessa AN della quale La Destra mira a prendere il posto in seno alla coalizione di governo.
La mossa di Berlusconi e' ovviamente in linea con un disegno politico volto a coprire il vuoto lasciato da un Fini che si e' collocato, di fatto, al di fuori del PDL.
L' apporto di Storace va oltre in quanto il suo partito affonda le radici in quella destra sociale che ha ancora tanti sostenitori e per questo, inglobandolo nella coalizione di centrodestra, Berlusconi mira ad attrarre anche i consensi piu' identitari che al momento sono rimasti fuori dall'influenza del PDL.
Con la proposizione del simbolo di LA Destra accanto ai simboli del PDL e della Lega si punta a radunare tutti quei consensi che ora sono patrimonio di formazioni minori dell'area di destra radicale.
Storace ottiene , quindi , un risultato doppio : ripristinare la dignita' politica della propria formazione e porsi come contenitore per quelle formazioni radicali che, depurate di simbologie e idee estremiste, hanno voglia di intraprendere un cammino di politica concreta e non piu' di mera testimonianza fine a se stessa.
La nota diffusa da palazzo Chigi vale come un vero e proprio sdoganamento formale e il riconoscimento di quei valori di identitra' sociale ora poco o nulla rappresentati nel panorama liberale e liberista del PDL.
Certamente il banco di prova delle elezioni regionali sara' per Storace il momento cruciale per dimostrare che l'apertura di credito,avuta da Berlusconi in persona,e' stato un passo importante e numericamente significativo ed e' per questo motivo che ognuno di noi, che prova il sapore di una emozione antica nel elggere le parole "nazione e lavoro" sulla propria tessera di partito, dovra' GARANTIRE un impegno militante fuori dell'ordinario in grado di centuplicare la nostra voce.
Forza e onore.
Giovanni Palombo
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L’adozione è un tema a noi molto caro.
Un tema che riguarda la sacralità della famiglia, che riguarda l’amore, l’amore con la A maiuscola, quello per i figli. E si, i bambini adottati sono figli né più né meno dei figli naturali, non esistono discriminanti quando si parla di bambini. Ecco perché gioca un ruolo fondamentale la parte preburocratica dell’adozione; ossia la parte prettamente umana e preparatoria all’accoglimento di un nuovo membro all’interno della propria famiglia.
Allora partiamo dalle possibile problematiche che l’adozione potrebbe portare nella famiglia stessa:
il rischio giuridico (maggiore nelle adozioni nazionali)
le ferite provocate dall’abbandono inevitabili nel bambino
il rischio sanitario
le difficoltà scolastiche e di apprendimento
la ricerca delle proprie origini (maggiore nelle adozioni nazionali).
Queste sono le basi della cultura dell’adozione che, ogni coppia deve mettere in conto prima di procedere all’iter burocratico da affrontare. Presso quasi tutti gli sportelli ASL, è attivo un centro adozioni dove è possibile affrontare queste tematiche con psicologi ed assistenti sociali e poi esistono anche associazioni tipo LE ALI, LE RADICI e molte altre, che forniscono egualmente un supporto psicologico e l’assistenza nelle carte da compilare e nei passi da svolgere. E’ bene presentare la domanda sia per l’adozione nazionale che per quella internazionale onde avere maggiori e più veloci possibilità. Vediamole un attimo nello specifico sia l’una sia l’altra.
L’ADOZIONE NAZIONALE
L'adozione nazionale è l'adozione di un bambino, figlio di italiani e/o stranieri, all'interno del contesto giuridico dello Stato Italiano. Sono figli di madre che non vuole essere riconosciuta o tolti dalla custodia delle famiglie naturali per le più svariate motivazioni.Quando il Tribunale dei Minori valuta che le difficoltà della famiglia di origine sono permanenti, decide di emettere un “Decreto di adottabilità” ed attivare i colloqui con le famiglie che hanno dato disponibilità per l’adozione.
Per l'adozione nazionale i tempi necessari per adottare sono piuttosto brevi, generalmente intorno ai 12-14 mesi dal momento della deposizione della domanda. Il numero di bambini adottabili è però molto più basso che all’estero per cui le possibilità risultano minori. Inoltre l'adozione nazionale deve fare sempre i conti con il 'rischio giuridico': è la possibilità che il bambino debba ritornare alla famiglia di origine (oppure ai parenti sino al 4° grado) durante il periodo di collocamento provvisorio.
L’ADOZIONE INTERNAZIONALE
L'adozione internazionale è l'adozione di un bambino straniero fatta nel suo paese, davanti alle autorità e alle leggi che vi operano. L'adozione di un bambino straniero è il percorso più lungo e complesso.
Per l'adozione internazionale i tempi necessari per adottare sono generalmente lunghi, anche sino a 3 anni dal momento della deposizione della domanda, ma il numero dei bambini è di gran lunga maggiore rispetto al nostro Paese.
Il bambino straniero che entra in Italia non è sottoposto a rischio giuridico, ma è più esposto a rischi di tipo sanitario.
Auspichiamo uno snellimento dei tempi di attesa e vogliamo ricordare che
le due strade percorribili debbono essere entrambe prese in considerazione, nel caso contrario ciò vorrebbe poter dire che la coppia deve mettersi in discussione perché non esiste una discriminante nei bambini !
Cristiana Zarneri - Tutela dell’infanzia - Federazione
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