Domenica, 05 Febbraio 2012
ROMA DECAPITALE  Segnala

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Il testo del decreto legislativo su Roma Capitale arriva in Campidoglio e non piace a nessuno. 
Un consiglio comunale particolarmente agitato quello di ieri, che ha messo per una volta d’accordo tutti, anche se con sfumature diverse, contro gli effetti del decreto per Roma Capitale.
La giornata è cominciata con le dimissioni di Francesco Smedile da presidente della Commissione consiliare speciale riforme istituzionali per Roma Capitale: “Rispetto allo spirito con cui si era partiti per rinnovare la capitale del Paese – ha detto Smedile -, adesso si è gettato tutto alle ortiche. Di fatto viene esautorato il ruolo del consiglio comunale e non vengono considerati i presidenti dei Municipi che sono eletti direttamente dai cittadini”.
In aula il sindaco Alemanno ha invitato Smedile a tornare sui suoi passi: “Da parte mia, mi impegno affinché il confronto sia il più ampio possibile. Ci sarà una seduta straordinaria per approvare la mozione con proposta si modifica”.
Un discorso conciso, non applaudito nemmeno dalla sua maggioranza. Applausi al leader de “La Destra” Francesco Storace: “Non è che questi non sanno cosa significhi fare il consigliere comunale o municipale a Roma, questi non conoscono Roma, Ancora troppi sono i punti deboli – aggiunge – Ce ne sono almeno 10, va sventato l’effetto Roma Decapitale: Non è normale la falcidia dei consiglieri comunali, la riduzione a 48 significa che un consigliere di Roma rappresenta 45000 cittadini mentre uno di Milano ne vale 21mila; si introduce uno sbarramento naturale, al 2,5 per cento, che incentiverà a correre da soli; i municipi ridotti a dodici, nulla sul numero dei consiglieri, nulla sui poteri decentrati; rientra sostanzialmente ogni velleità di mettere in discussione il patto di stabilità; il sindaco potrà nominare altri tre assessori? La previsione del Consigliere supplente appare come una lesione dei poteri del Sindaco di Roma, unico in Italia; i regolamenti in capo alla Giunta negano ruolo di indirizzo all’assemblea capitolina; la procedura d’urgenza per le delibere è un abuso costituzionale rispetto alla delega conferita dal Parlamento; va valutato se è proprio il caso di prevedere una norma previdenziale per gli amministratori di Roma; infine, il provvedimento del Governo è eccessivamente invasivo dell’autonomia del Comune di Roma”. E lancia la proposta del referendum tra i romani per affermare la sovranità popolare nella costruzione della nuova Capitale. Idea apprezzatissima da Andrea Alzetta, alias Tarzan che lo applaude a scena aperta. Anche il capogruppo del Pd Umberto Marroni ci va giù duro: “Non me lo faccio dire da Tremonti come dovrà essere l’assemblea capitolina”. Per una volta in Campidoglio sono tutti d’accordo: così non va! Serve il referendum.

Francesco Storace

Da: Il Tempo

Da: Il Giornale