Sabato, 31 Luglio 2010
PROGETTO CAMPANIA 2010 DE “LA DESTRA”  Segnala
IL RILANCIO DEL SISTEMA  PRODUTTIVO DELLA REGIONE
(A cura del Prof. Angelo Scognamiglio Coordinatore nazionale del Centro di Economia Sociale e del Dott. Lello Candido)

1. PREMESSA.
Volendo procedere per grandi linee due sono i prerequisiti per realizzare una politica economica regionale capace di avviare un efficiente sistema produttivo della Campania con particolare riferimento alle piccole e medie imprese (Pmi) e alla valorizzazione del territorio: l’insieme delle infrastrutture e la reperibilità dei fondi finanziari.
Per il ricorso al finanziamento esterno, è utile premettere alcune delle sue possibili fonti:
- l’equity fund nei termini del programma (ancora in bozza) del Ministro Tremonti che prevede per la patrimonializzazione delle Pmi in crisi la costituzione di un fondo di 3 - 5 mld. di euro che, per l’effetto del moltiplicatore,  dovrebbe immettere nel circuito liquidità pari a 30 - 50 mld. di euro. La gestione del fondo sarebbe affidata, per la parte pubblica, alla Cassa depositi e prestiti, per quella privata, alla Banca Intesa, Unicredit e Ubi alle quali si possono unire le banche  popolari. La filosofia del programma è che, per evitare il rischio di una nuova Gepi, l’erogazione viene fatta dalle banche e non dallo Stato e, quindi, con criteri di redditività e non di assistenzialismo;
- l’insieme delle fondazioni bancarie i cui statuti molto spesso prevedono (e possono prevedere) interventi di finanziamento anche nel settore micro produttivo e artigianale nonché della valorizzazione delle risorse intellettuali giovanili della Regione (un esempio è dato dalla Fondazione per il Sud);
- occorre, poi, tenere presente l’importante risorsa finanziaria rappresentata dall’istituenda Banca del Sud del progetto Tremonti;
 - inoltre si dovrebbe ipotizzare anche l’eventualità di emissioni dirette di titoli obbligazionari regionali (assimilabili ai Bot ed ai Cct) garantiti dallo Stato;
- infine una proposta di iniziativa governativa volta ad assegnare alle relative regioni la propria quota del patrimonio delle famiglie senza eredi (basti pensare che da una recente ricerca universitaria è stata stimata in 13 mld. di euro  la quota nazionale per il 2010 (e in 67 mld. quella per il 2015);

2. IL FINANZIAMENTO DELLE PMI CON IL PROGRAMMA TREMONTI.
 Per la ricapitalizzazione delle Pmi, una prima sicura fonte di finanziamento è data proprio dall’equity fund quale previsto nel Programma Tremonti (ancora in bozza ma già definito nelle sue linee di fondo). Il fund  potrebbe o entrare direttamente nel capitale delle imprese nella misura di una quota di minoranza dell’ordine del 20-30% o verrebbe acquisito da una corrispondente emissione di obbligazioni (garantita da quote azionarie dei soci).
Ma il Programma Tremonti ha una grande portata innovativa soprattutto nella prevista formula di “aggregazione” tra le imprese. Infatti vi si introduce l’istituto della T-holding (tutore del gruppo d’impresa) –  una forma di governance guidata da un dirigente esterno con pieni poteri. Anche se la sua filosofia richiama antichi scenari, mai del tutto sopiti se ancora oggi vengono, e da più parti, evocati, a ben vedere, c’è una profonda differenza nell’operatività delle due istituzioni.   
Ancora, nel programma Tremonti è previsto un interessante regime fiscale che, da un lato, favorisce le aggregazioni tra le imprese e, dall’altro, consente alle banche di detrarre dal fondo rischi le eventuali perdite.
A questo punto occorre considerare che la costituzione dell’equity fund potrebbe implicare una variazione di statuto della Cassa depositi e prestiti e che la sua portata applicativa dipende dal consenso (in termini d’interesse) delle banche all’operazione stessa. Due condizioni che esulano dalla sfera del governo regionale ma che rientrano in quella del governo nazionale.

3. UNA POSSIBILE TRASFORMAZIONE  DELLE PMI IN DIFFICOLTA’ IN FORMA ASSOCIATIVA.
Per un progetto di recupero delle Pmi in difficoltà, occorre suggerire al governo nazionale di approntare una normativa volta ad incoraggiare, una loro eventuale trasformazione in termini di riqualificazione – giuridica e, quindi, economica  – dei rapporti all’interno dell’impresa tra imprenditori e dipendenti. In concreto si può ipotizzare di passare dalle tradizionali forme societarie, in cui la finalità è il lucro, a forme associative nelle quali la finalità è la gestione in comune dell’attività economica anche per dividerne il risultato. Il primo vantaggio è il conseguente passaggio ad un regime fiscale agevolato e la garanzia del solo patrimonio per le obbligazioni dei soci.
La nozione d’impresa associativa, in un altro ordine di idee, è particolarmente funzionale a realizzare una significativa applicazione del principio di sussidiarietà per il raggiungimento del benessere sociale. Obiettivo, questo, per il quale l’iniziativa pubblica risulta sempre più problematica. Si tratta, in concreto, di utilizzare le risorse aziendali (economiche e, soprattutto, lavorative) nonché la logica gestionale d’impresa, per la produzione di servizi sociali. Ciò consente di realizzare una nuova forma di benessere – il welfare o benessere d’impresa  – che si affianca o si sostituisce a quello classico del welfare o benessere di stato.

4. ALCUNE INIZIATIVE DELA REGIONE PER IL POTENZIAMENTO DEL SUO TESSUTO PRODUTTIVO.
Diverse sono le iniziative che il Governo della Regione dovrebbe assumere per il potenziamento del Piano territoriale regionale.
4.1. Innanzitutto l’istituzione a livello regionale di uno specifico corso di formazione imprenditoriale, per diplomati e laureati, e tenuto da qualificati imprenditori e banchieri nonché da amministratori e dirigenti privati e pubblici. La finalità è data dalla diffusione della cultura d’impresa come attività caratterizzata da tre propensioni: al rischio, all’innovazione e all’investimento ma anche  dalla conoscenza delle procedure amministrative per lo svolgimento dell’attività economica. Nel contempo, i progetti di attività economica devono essere, da un lato, ispirati dall’interazione ricerca-formazione-innovazione e, dall’altro, finanziati ex post, cioè al conseguimento del risultato preventivato.
4.2. Un’altra iniziativa è l’avvio di corsi di formazione, nell’ambito di istituendi Osservatori-laboratori a livello provinciale, per i giovani per l’apprendimento delle attività artigianali ove è richiesta una spiccata manualità (ebanisti, falegnami, fabbri, elettricisti, idraulici, ecc.). Una particolare attenzione merita, poi, Il recupero delle attività artigianali locali non più praticate facendo ricorso ai maestri artigianali del settore presenti sul territorio e, se pensionati, concedendo a loro agevolazioni varie.
4.3. La promozione di Studi associati di ingegneri, architetti commercialisti e geometri per la progettazione di un grande intervento di recupero e di manutenzione dello storico e prestigioso patrimonio architettonico degli Anni Trenta. 
4.4. Un progetto a parte meritano, per la loro importanza, le tre maggiori isole napoletane di Capri, Procida ed Ischia con l’istituzione di altrettanti Osservatori-laboratori aventi per oggetto, in particolare:
per Capri, il settore turistico-alberghiero, unitamente a quello della valorizzazione della viticoltura;
per Procida, il settore dei merletti e dei costumi d’epoca, con un’istituenda annessa scuola di restauro, unitamente a quello dei prodotti agricoli;
per Ischia, infine, il settore termale-alberghiero, con un’istituendo relativo centro di ricerca medica, unitamente a quello della viticoltura.
4.5. L’ istituzione di due specifici centri di restauro: uno  per auto e l’altro per moto d’epoca con la consulenza della Ferrari, Maserati, Ducati e della Carlo Abarth Foundation. Con l’impegno, di incentivare il corrispondente indotto e di utilizzare figure professionali provenienti dai lavoratori, a vario titolo disoccupati, del Gruppo Fiat.

5. UN’ UTILE INIZIATIVA DELLA REGIONE PER LA TUTELA DEI CONSUMATORI.
La costituzione, alla diretta dipendenza della Presidenza della Giunta regionale, di un Osservatorio su Assicurazione e Credito, avente lo scopo di denunciare alle relative Autorità nazionali competenti tutte quelle eventuali disfunzioni che possono sorgere nei confronti degli utenti in rapporto ai contratti bancari e assicurativi.
 

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