Giovedi, 11 Marzo 2010
MANNOIA - SE CHIEDE AIUTO A FINI - LA SINISTRA È PROPRIO MORTA  Segnala
Gentile Fiorella Mannoia,
io sono un Suo fan ma non mi è passato per la mente criticare il suo modo di cantare, interpretare canzoni impegnate a sinistra o certi suoi atteggiamenti fortemente maoisti  - che io non condivido – ma la politica nella poesia della musica la lascio fuori: la lascio agli attivisti politici oppure a leaders politici come Massimo D'Alema “sempre pronto a stringere accordi per favorire la reciproca sopravvivenza politica con chicchessia”.

fini_pd_copia.jpgHo letto con interesse la lettera che lei ha scritto al presidente della Camera Gianfranco Fini - consegnandola alle pagine di “Micromega” affinché gli arrivasse il messaggio – meglio - un accorato “grido di dolore”  per esortarlo a fondare un partito conservatore di gente onesta che instauri anche in Italia un confronto civile tra schieramenti di destra e di sinistra come avviene normalmente in altri paesi”.

Mannoia, anch'io mi sono domandato come lei ha potuto scrivere – dal momento che lei si è “chiesta a lungo come cominciare la lettera – cioè, quella che ha indirizzato all'ex Presidente di AN – ed ex Segretario del MSI, erede di Giorgio Almirante, un politico che la sinistra ha sempre contestato e vilipeso ogni volta che scendeva in piazza. E questi sentimenti Lei le ha confessati – nella sua lettera – scrivendo a Fini: “Non le nascondo che non mi sono mai trovata d'accordo con lei, anzi spesso le sue opinioni mi irritavano, le nostre posizioni, evidentemente e naturalmente distanti, mi impedivano di trovare qualche argomento condivisibile. Immaginiamo, gentile Fiorella, se, ancora oggi, può condividere le posizioni di Almirante, che i militanti di sinistra, come Lei, hanno sempre considerato un antisemita ed un fucilatore di partigiani solo perché, giovanissimo aveva aderito alla RSI, ed era capo di gabinetto di Ferdinando Mezzasoma, ministro della Cultura Popolare.

Continuando, nella lettera scrive: “Ma da un po' di tempo a questa parte alcune sue dichiarazioni mi sorprendono, mi pare di trovare in lei quel buon senso di cui abbiamo così tanto bisogno, i suoi interventi spesso lasciano trasparire una volontà di dialogo, un'apertura su temi che ci hanno visti contrapposti per così tanto tempo.

Poi, si chiede - sintetizzo per arrivare poi alla risposta – cosa sta succedendo? È una strategia? Sicuramente ha capito che a sinistra c'è un vuoto, gli elettori sono giustamente  disorientati - dice Lei – arrabbiati, disillusi ed allora cerca di blandirli con dichiarazioni più vicino al pensiero di sinistra per indurli a dirottare i voti indecisi su di lei. Forse, sta preparando il terreno per una nuova coalizione ma, rimanendo, sempre per onestà, propensa per questa teoria convinta che le persone cambiano raramente.

Se anche lei  - Fini - comincia a vergognarsi di essere rappresentato così male – dalla sua coalizione - agli occhi del mondo e che – come noi - è stanco di questo populismo da quattro soldi, di questa retorica da bar, di questo senso dell'umorismo da caserma, questo clima di intolleranza e di violenza che si respira, di questa decadenza culturale, etica, storica. Io aggiungerei – anche – morale, sia disponibile ad un'apertura.

Mi creda, fino a questo punto della sua lettera, in parte, potevo essere d'accordo con quanto scrive, ma – me lo lasci dire – la devo contestare quando rivolgendosi all'on. Fini scrive: “io non lo so, ma la prego, se lei è davvero in buona fede, ci aiuti a venirne fuori. Si liberi della sua attuale coalizione, vada avanti, formi un partito conservatore di gente onesta, e ce n'è tanta che non si riconosce in questa destra, con la quale si possa dialogare in maniera democratica e civile, come in tutti i paesi europei.

(...) Dia il suo contributo a restituire dignità a questo paese che non merita di essere rappresentato in questo modo, e da sinistra (facendo anche noi il nostro dovere di pulizia laddove ce ne sarà bisogno) le diamo il benvenuto.


fiorella-mannoia.jpgMannoia, da Lei non mi aspettavo una richiesta così accorata per chiedere ad una persona (anche se in questo ultimo periodo sta sorprendendo la politica ed i suoi lettori attraverso inopportune e discutibili esternazioni) – come il presidente della Camera, troppo distante da lei e dalla sua ideologia (io ho sempre pensato che le persone cambiano raramente – lo ha scritto lei) di diventare un vostro “adepto”. Inoltre, chiedere a Fini – mi ripeto - “di fare un nuovo partito conservatore di gente onesta, e ce n'è tanta che non si riconosce in questa destra”  mi sembra molto temerario anche, perché, troppi stanno “inventando” partiti alla ricerca di nuove poltrone ma sempre con la stessa gente: quella che Lei considera vergognosa per essere rappresentati.

Mi dica sinceramente, Fiorella. Perché non si è rivolta a Rutelli, che proviene – dopo troppi “ripensamenti ideologici(?)” - dalla sua estrazione politica e dottrinale che vuole, anche lui, costruire un centro Liberale Laico , magari con Paolo Guzzanti? Anche se l'incontro politico con Casini dovrebbe essere più nella logica.            

Da questo si capisce che la sinistra è morta, in Italia ed altrove. È morta e l'ex comunista D'Alema, suo “compagno di pensiero” è la perfetta esemplificazione della condizione di zombi che i partiti marxisti o pseudo “vattela a pesca” si trovano a vivere senza consapevolezza.

Per questo si è rivolta a Fini, per imbarbarire ancora di più la politica, l'etica, il sogno di ogni italiano che ama veramente e sinceramente la Patria e che è stanco di lacchè e politici corrotti che hanno portato al degrado morale l'Italia? 

Io le voglio dire una cosa. Non confonda la Destra, quella fatta di galantuomini che anche se dalla parte dei vinti – hanno saputo con il loro onore, la propria fede, l'onestà intellettuale rimanere fedeli a quegli ideali per cui hanno creduto e combattuto certi di rimanere nel giusto. I compromessi li hanno lasciati ai corrotti, ai disonesti, ai “voltagabbana”.

Ed io una Destra glie la consiglio Fiorella, quella di Storace e Buontempo, che hanno rinunciato alla “casta”, ai privilegi – detto volgarmente – “alla poltrona” per essere fedeli al proprio credo e alla propria etica e con loro “dieci, cento, mille” persone oneste che anno scelto la via della correttezza e dell'onesta: quello che una volta si chiamava onore.


Pier Giorgio Francia

 

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