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DA MONTEROTONDO A MONTECARLO |
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Il Presidente Fini, colui che dall’alto della sua carica
istituzionale chiedeva la testa di questo o quell’indagato, quello che
parla di libertà di stampa, si è trincerato dietro il silenzio. A
parlare il “cognato”, quel Giancarlo Tulliani che da che da dietro le
imposte grigioazzurre del prestigioso palazzo Le Victoria sull’altro
lato di Boulevard Princesse Charlotte minaccia querele verso quei
giornalisti che lo hanno pizzicato in un immobile lasciato dalla
Contessa Anna Maria Colleoni. Come si fa a chiedere la “libertà di
stampa” e poi, tramite uno di famiglia cercare di azzittirla?
Anna Maria Colleoni da sempre fervente fascista, figlia di fascisti, non
faceva mistero delle sue simpatie destrorse tant’è che gli esponenti
locali di Alleanza nazionale, tra questi Roberto Buonasorte, la
adottarono e ne difesero le istanze nei confronti del Comune contro il
quale, di tanto in tanto, la signora si confrontava per problemi di
confinato, vincoli e di potenziali espropri della sua terra ricca di
albicocche.
Quando, a metà degli anni ’90, alla Camerata Colleoni le si prospettò
l’occasione di incontrare a tu per tu Gianfranco Fini in una saletta
riservata del ristorante Villa Ramarini prenotato per festeggiare
l’elezione dell’allora consigliere comunale Roberto Buonasorte non si
fece pregare due volte.
Scortata dal futuro consigliere Marco Di Andrea, la contessa andò
incontro a colui che riteneva il degno erede della sua antica fede e
stringendogli le mani gli sussurrò che quando sarebbe morta il partito
avrebbe ereditato ogni suo avere: «Caro Gianfrà, se te comporti bene
quando me moro te lascio tutto. Da camerata a camerata».
Francesco Storace
Da: Il Giornale
Da: Libero
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