Domenica, 05 Febbraio 2012
DA MONTEROTONDO A MONTECARLO  Segnala

 

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Il Presidente Fini, colui che dall’alto della sua carica istituzionale chiedeva la testa di questo o quell’indagato, quello che parla di libertà di stampa, si è trincerato dietro il silenzio. A parlare il “cognato”,  quel Giancarlo Tulliani che da che da dietro le imposte grigioazzurre del prestigioso palazzo Le Victoria sull’altro lato di Boulevard Princesse Charlotte minaccia querele verso quei giornalisti che lo hanno pizzicato in un immobile lasciato dalla Contessa Anna Maria Colleoni. Come si fa a chiedere la “libertà di stampa” e poi, tramite uno di famiglia cercare di azzittirla?
Anna Maria Colleoni da sempre fervente fascista, figlia di fascisti, non faceva mistero delle sue simpatie destrorse tant’è che gli esponenti locali di Alleanza nazionale, tra questi Roberto Buonasorte,  la adottarono e ne difesero le istanze nei confronti del Comune contro il quale, di tanto in tanto, la signora si confrontava per problemi di confinato, vincoli e di potenziali espropri della sua terra ricca di albicocche.
Quando, a metà degli anni ’90, alla Camerata Colleoni le si prospettò l’occasione di incontrare a tu per tu Gianfranco Fini in una saletta riservata del ristorante Villa Ramarini prenotato per festeggiare l’elezione dell’allora consigliere comunale Roberto Buonasorte non si fece pregare due volte.
Scortata dal futuro consigliere Marco Di Andrea, la contessa andò incontro a colui che riteneva il degno erede della sua antica fede e stringendogli le mani gli sussurrò che quando sarebbe morta il partito avrebbe ereditato ogni suo avere: «Caro Gianfrà, se te comporti bene quando me moro te lascio tutto. Da camerata a camerata».

Francesco Storace

Da: Il Giornale
Da:  Libero