| BUONTEMPO SU GIORNO RICORDO FOIBE | Segnala |
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Alla Provincia di Roma è vietato ricordare il martirio degli italiani istriani e dalmati Protesta in Consiglio provinciale del capogruppo de La Destra, Teodoro Buontempo, oltre che per l’insensibilità sul tema, anche per il fatto che la Provincia non ha ottemperato a quanto previsto dalla legge che istituisce la data del 10 febbraio come giorno del ricordo delle foibe. L’obiettivo della legge è quello di far conoscere alle nuove generazioni la tragedia degli italiani uccisi dai comunisti jugoslavi che, agli ordini di Tito, con persecuzioni e crimini fecero di tutto per cancellare ogni memoria della italianità delle terre irredente.
Buontempo ha chiesto in Consiglio di far svolgere una seduta straordinaria su questa ricorrenza e, allo stesso tempo, di conoscere quali iniziative ha messo in atto Zingaretti e la sua Giunta nel giorno del ricordo che, per legge, è considerata una data di solennità civile. A questa legittima richiesta di Buontempo, ha reagito in maniera scomposta e sguaiata la maggioranza di sinistra e il consigliere di Sinistra Arcobaleno, Peciola, ha addirittura esaltato l’opera di quei comunisti italiani che, complici degli assassini di Tito, consentirono l’uccisione di centinaia di migliaia di persone, non facendosi scrupolo di gettare ancora vivi nelle fosse carsiche anche donne e bambini.
Nella riunione dei capigruppo, Buontempo ha rinnovato la richiesta al presidente del Consiglio e a quello della Giunta provinciale, Zingaretti, di consentire la celebrazione solenne della giornata del ricordo del martirio degli italiani al confine con la Jugoslavia. Poi, nell’esprimere solidarietà alla numerosa comunità di Roma degli istriani e dalmati, ha condannato il comportamento del presidente Zingaretti, che a parole non perde occasione per definirsi democratico, ma che poi, nei fatti, è completamente supino alla faziosità dell’estrema sinistra.
Buontempo ha ribadito che se Zingaretti non consentirà alla Provincia di Roma di ricordare i caduti delle foibe, il prefetto, il ministro dell’Interno e il presidente del Consiglio dovranno prendere delle iniziative contro i vertici della Provincia di Roma per inosservanza di una legge dello Stato. Il legislatore intendeva favorire, dopo oltre 50 anni di silenzio e di cancellazione perfino sui libri di storia della tragedia degli italiani del confine orientale, la realizzazione da parte di enti e istituzioni di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle drammatiche vicende. Ma alla Provincia di Roma è addirittura vietato parlarne. |
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