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L'uomo è un animale sociale, le persone dunque non sono fatte per vivere da sole. (Lucio Seneca)
L’uomo è per sua natura un animale politico affermava Aristotele e la politica è l’arte di governare la polis (lo Stato);
Le persone non sono fatte per vivere sole..devono dunque organizzarsi: organizzazione è civiltà; ubi societas ibi ius.
Anche dalle citazioni testè fatte si comprende subito che non sono un nuovista, (non potrei esserlo oltretutto a causa della mia formazione culturale che è tradizionalista-evoliana).
Non credo infatti che si debbano rincorrere per forza gusti, mode, tendenze e soprattutto luoghi comuni : non mi sono mai appassionato al dibattito che iniziò senza mai concludersi nel MSI ed in AN sulla “forma partito”, un esercizio sterile ed inconcludente.
Per questo motivo registrai con preoccupazione e con scetticismo (ben sapendo che non sarebbe durata anche se ero conscio che avrebbe prodotto danni e in questo fui facile profeta) l’impostazione pseudo-libertaria che qualcuno (che poi per fortuna se ne andò, naturalmente per nobilissime ragioni di capolistato) voleva dare al nostro partito proponendo la cervellotica istituzione del Garante degli iscritti (partendo dalla premessa che un partito sia portato a vessare gli iscritti e non debba invece difendersi da iscritti che si comportassero male), sostenendo in omaggio alla demagogia nuovista che non eravamo un nuovo partito, ma un partito nuovo.
Sin d’allora affermai in polemica, un concetto scontato, che allora scontato non sembrava, che i partiti si fanno semplicemente……come si fanno i partiti, intendendo dire che il partito è un mezzo essenziale: non è di per sé un male, è un male se ne fa un uso improprio, un uso distorto.
Il partito, infatti, non è mai fine a se stesso ma è lo strumento ineliminabile ed indispensabile della battaglia politica, il naturale spazio dove si forma il progetto e la proposta politica, il locus necessario e naturale della selezione della classe dirigente ed il reale istituto di formazione , di partecipazione , di confronto , di dibattito.
Se si accetta questa impostazione, il partito è allo stesso tempo pesante (altro tema di dibattito nella Destra politica degli scorsi anni) e pensante, partito che come tale crede nel primato della politica e non certo nel concetto del primato indistinto, indefinito ed indefinibile della cosiddetta società civile.
Un partito pesante che dovrà essere tuttavia inclusivo creando strumenti, come diremo di qui appresso, in grado d’intercettare attraverso sensori territoriali e nel corpo sociale le novità, di registrare movimenti, organizzare risposte, acquisire nuova classe dirigente.
Non sono quindi alla ricerca di modelli nuovi, ai quali non credo e dei quali diffido, ma di un modello tradizionale che partendo dal partito di popolo(di massa) tenga conto, aggiornando le sue strutture, delle intervenute mutazioni della società, delle sempre nuove tecniche di comunicazione e quant’altro affinchè possa interpretare sempre meglio le istanze e le esigenze che salgono dal corpo sociale. E’ utile pensare e ripensare ad un vasto pluralismo di associazioni tematiche, di corpi sociali intermedi, di case editrici, librerie, radio-tv, anche on web, siti internet, social network che abbiamo comunque il centro motore e di riferimento che crei la rete e la alimenti costantemente alla ricerca ed al consolidamento del consenso; quel centro motore non può che essere il Partito.
Una forma partito pesante, dunque, penso al MSI, capillare e volontaristica che ha consentito per 50 anni ai reduci ed ai seguaci di un movimento sorto dalle ceneri di una pesante sconfitta militare di rinascere, di resistere contro tutto e tutti e di portare (al di là della valutazione che noi facciamo sui comportamenti e sulla coerenza di tanti) i suoi eredi al Governo della Nazione.
Il partito leggero è molto lontano dal nostro modo di concepire la politica: è il non partito, il partito di plastica, il partito americano, somigliante ad un comitato elettorale, che mi ricorda dell’affermazione del presidente americano Lyndon Johnson (che subentro’ a seguito dell’attentato che uccise Jhon Kennedy) che a chi gli chiedeva come mai avesse scelto il partito democratico rispondeva che lo aveva fatto solo perché era più vicino a casa sua ; il partito televisivo, il partito carismatico del leader, il partito che dispone di grandi mezzi, il partito che non ha opinioni, valori e principi, che invece si adegua alle mode ed ai tempi, magari inseguendo i sondaggi, che non forma classe dirigente ma la coopta volta per volta secondo le più svariate esigenze, dalle più banali d’immagine…. o tecnocratiche imposte dalle lobbies che sono i luoghi dove si studiano e si preparano delibere e leggi e si organizzano reti di strutture imprenditoriali per grandi affari.
Un partito così può durare un certo tempo, ma non ha prospettive oltre la situazione che l’ha generato e che si avvia, inevitabilmente, al suo tramonto dal quale nascerà altra cosa, che dovremo seguire con attenzione per tutte le implicazioni e i nuovi equilibri che andrà certamente a determinare e dai quali dipenderà in larga misura il futuro della Nazione.
Dopo le sconfitte del partito leggero di Veltroni e di Franceschini e con l’ascesa di Bersani alla segreteria del PD è con quella forma partito (pesante) che ci si dovrà confrontare e vincere, nessuno si faccia illusioni!
Un partito identitario come il nostro, che nasce per tener fede ad una storia e ad un progetto per la Comunità nazionale, non può a mio avviso fare altro che sostenere l’esigenza di un partito fortemente organizzato (certo: intelligente, vivo, moderno, aperto alle novità) ma presente, forte, con la tendenza a capillarizzarsi nel Paese, un partito dunque popolare, presente sul territorio, nella società e sui luoghi di lavoro, un partito presente laddove vivono i cittadini.
Lo sforzo che stiamo compiendo dallo scorso mese di agosto, con gravi difficoltà dovute essenzialmente alla cronica penuria di mezzi economici, è proprio quello di dotare il nostro partito di uno strumento che sia in grado di incidere significativamente nella realtà :far avvertire, sentire, far vedere ovunque la presenza de La Destra .
Questa nostra di oggi è Conferenza Programmatica, ma il programma, i progetti, le soluzioni ai problemi della Comunità locale e nazionale li porta avanti il partito sui territori e dunque: rafforzamento con dirigenti adeguati e preparati delle Segreterie regionali, dotate di vasta autonomia decisionale, ovviamente nel contesto di un partito nazionale, Organismi che dovranno fornire costantemente indirizzi alle Federazioni, che sono e restano il cuore pulsante ed operativo della Destra, coordinandone in un contesto territoriale più ampio le iniziative , senza tuttavia mai sovrapporsi ad esse.
Le Federazioni dovranno essere sempre più in grado di favorire il bisogno di partecipazione alla politica d’iscritti di simpatizzanti, di elettori, favorendo una nuova forma di militanza, di iscritti cioè che, attraverso il volontariato della politica, vogliano costituire una vera risorsa per il partito, rendendosi disponibili ad attivare nei loro ambiti di lavoro, professionali ed altro, forme di sensibilizzazione politica di persone e comunità ad essi vicini per un forte protagonismo dei territori.
Dobbiamo essere più attenti ai tanti iscritti online (c’è un flusso costante- che si era interrotto e che è ripreso da alcuni mesi con centinaia di nuovi iscritti da tutt’Italia) che non essendo stati raggiunti dalle nostre strutture territoriali manifestano il loro atto d’amore e di partecipazione attiva alla DESTRA compilando un modulo e versando i 20 euro della tessera.
Questi iscritti sono dei potenziali militanti che meritano tutta la nostra considerazione.
Penso all’esperimento dei Circoli di Ambiente di AN (quindi tematici)che nella loro prima proiezione rappresentarono una fortissima apertura a tanti che non si erano mai impegnati in politica ed un notevole innesto di nuova classe dirigente di persone che avrebbero avuto difficoltà a cimentarsi in politica attraverso la tradizionale sezione di partito.
Un’innovazione che poi mal gestita dalla degenerazione del sistema correntizio di AN conobbe una fase negativa dalla quale non si riebbe, ma la cui grande intuizione potrebb’essere da noi recuperata e rilanciata nei modi e nelle forme più idonei.
E penso anche a quella grande risorsa, a quel grande giacimento culturale, sociale, di analisi e di proposte che fu la Consulta Corporativa, delle Professioni, delle Scienze, delle Arti e dei Mestieri del MSI diretta da Gaetano Rasi che organizzò, nel suo ambito, risorse intellettuali e professionali di partito ed esterne, mettendo insieme competenze di enorme valore, che fornirono al Partito in molte occasioni, indicazioni strategiche nell’Economia, nel Sociale, nel Diritto, esperienza che abbiamo pensato di recuperare con il nostro Consiglio Nazionale delle Categorie, struttura ancora in stand by che quanto prima scenderà in campo in tutt’Italia, partendo sempre dalle Federazioni.
Altro aspetto ancora da definire nei sue forme giuridiche, organizzative, strutturali e quindi dei suoi rapporti con il Partito è quello dell’associazione giovanile, Gioventù italiana: stiamo valutando in assoluta serenità se debba essere uno strumento del tutto autonomo e svincolato rispetto al Partito o se debba essere un’associazione parallela con vincoli statutari e di responsabilità rispetto al partito. Ne stiamo discutendo con franchezza e presto ne verremo a capo. Inutile sottolineare l’importanza vitale per La Destra del movimento giovanile, che già sta dando significativi risultati e per il quale va messo in campo ogni possibile investimento per renderlo più forte ed adeguato ad una battaglia essenziale per il futuro delle giovani generazioni.
Ma c’è un vasto Organigramma Nazionale del partito composto da Uffici e Settori, generalmente coordinati da una Struttura Dipartimentale, un’organigramma che in questa due giorni sta avendo il suo battesimo di fuoco con gli interventi qualificati dei loro responsabili, che stiamo ascoltando ed apprezzando in queste ore.
Viene finalmente alla luce in questa due giorni di Conferenza Programmatica il nuovo Partito de La Destra, che superate le emergenze che hanno caratterizzato la sua vita dal luglio del 2007 ad oggi (perché ci è proprio capitato di tutto!) assume finalmente un assetto stabile (che sottoporremo tuttavia a verifica quadrimestrale) proponendosi di affrontare a 360 gradi i problemi della società italiana ipotizzando le prospettive e le soluzioni.
E’ un momento importante questo, alle vigilia di elezioni che riguarderanno 13 Regioni italiane e centinaia di Comuni, elezioni che determineranno, nuovi scenari, avvieranno nuovi percorsi ed infine stabiliranno nuovi equilibri.
Possiamo già dire, senza tema di smentita, che crollano ovunque odiosi ed artificiosi muri e steccati e che la Destra Sociale, la Destra della Nazione e del Lavoro, grazie allo sforzo generoso della sua Comunità militante, dei suoi dirigenti e del suo capo Francesco Storace, che la Destra c’è , ci sarà, i suoi principi ed i suoi valori sono e saranno vincenti !
Viva la Destra
Bruno Esposito
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