Sabato, 31 Luglio 2010
Politica e Attualità
TOMAS CARINI NICOLÒ GIANI E LA SCUOLA DI MISTICA FASCISTA  Segnala
TOMAS CARINI NICOLÒ GIANI E LA SCUOLA DI MISTICA FASCISTA

Mursia 2009 €. 21,00
Come mai un giovane, nato nel 1976, iscritto alla facoltà di filosofia dell’Università di Torino, vincitore di una borsa di studio dell’Associazione Perseguitati Politici Italiani Antifascisti e dell’Istituto Storico della Resistenza, decide di fare la sua tesi di laurea in filosofia con un professore marxista, indirizzando le proprie ricerche verso un argomento sconosciuto ai più, rimosso non solo dalle cattive coscienze degli intellettuali antifascisti alla Bobbio, ma anche dalle conoscenze dei tanti pseudo neo o post fascisti, ritenuti tali solo per becere manifestazioni più o meno folcloristiche e non per vera riflessione storico-politica, come la Scuola di Mistica Fascista, fondata e diretta da Nicolò Giani?
Questa la prima domanda che si pone alla riflessione dopo la lettura del libro, opportunamente edito da MURSIA, e tratto da quella tesi di laurea.
Ma un altro interrogativo si trova all’interno dello stesso volume, e non è l’Autore a porselo, ma Indro Montanelli, che molti di quei giovani che in quella scuola discettavano di un Fascismo più puro, più aderente alle Idee e ai Principi della Rivoluzione, li aveva conosciuti e frequentati, il quale molti anni dopo, dalla sua comoda posizione di “giornalista di regime” (quello democristiano, come prima lo era stato di quello fascista), si chiedeva se non fossero stati proprio quei giovani, i Nicolò Giani, i Berto Ricci, i Guido Pallotta, benchè sconfitti assieme al regime che con la loro scuola avrebbero voluto riportare alla purezza delle origini, i veri vincitori, nel confronto con gli intellettuali, loro coetanei, che dopo la sconfitta, quello stesso regime condannavano e demonizzavano.
Nel volume è contenuta anche una citazione interessante; è di uno studioso marxista, Luciano Canfora, il quale invita gli studiosi a non accontentarsi dei dati acquisiti da chi si è occupato in precedenza di una certa materia, ma invita a proseguire gli studi, attraverso la ricerca continua, consapevole che nuovi studi possono condurre a nuovi esiti.
Alla fine del libro, quasi stupiti con l’autore del fervore e del rigore morale di Giani e degli altri allievi di quella Scuola, viene spontaneo un altro interrogativo: ma come mai, ancora ad oltre 60 anni dalla fine del regime fascista e del suo capo e fondatore, il fascismo suscita ancora interesse, il suo studio pone ancora interrogativi e promuove dibattiti accademici, pubblicazioni di saggi, come quello del torinese Carini o anche ambientazioni di romanzi “noir” come quello del torinese (anche lui!)
Ballario? Che il “male assoluto” sia solo il pensiero debole di chi con quella fase volle definire quel periodo della storia italiana?

Aldo  Rovito
 
CONTRO GLI ASILI NIDO DI PAOLA LIBERACE  Segnala
CONTRO GLI ASILI NIDO DI PAOLA LIBERACE
PER CHI VOLESSE SCEGLIERE DI FARE LA MAMMA
(LA SEMPLICITA’ E L’ETICA SONO OGGI LA VERA RIVOLUZIONE)
 
C’è un libro molto interessante: “Contro gli Asili Nido”, scritto da Paola Liberace
.
Interessante per svariati motivi e perché offre un ottimo spunto di riflessione soprattutto per noi donne e per l’impossibilità in cui ci troviamo oggi di scegliere: scegliere di fare le mamme.

Vogliamo occuparci dei nostri figli, di crescerli, questa è l’idea rivoluzionaria al giorno d’oggi, rivoluzionaria perché? Perché proprio la semplicità e l’etica sono la vera rivoluzione in un mondo dove tutto è terribilmente complicato.

Cosa direbbero, per esempio, le ex sessantottine ad una donna che oggi dichiarasse apertamente: “si , mi piacerebbe fare la mamma full time”!

Ed il sistema del politically correct, come vedrebbe queste donne mamme che non contribuirebbero all’aumento del PIL!

Certo , il mutuo o l’affitto vanno pagati ed uno stipendio non basta, ecco dove allora (come suggerisce la Liberace) lo Stato potrebbe decidere di intervenire: modernizzazione del Paese, ringiovanimento del Welfare, sussidiarietà.

Queste le alternative reali che lo Stato dovrebbe prendere in considerazione.

Si potrebbe aumentare e diffondere il telelavoro, incentivare e regolamentare il part - time, addirittura lo Stato potrebbe dare i soldi direttamente alle famiglie che vogliono e permettere così, loro , di scegliere veramente.

C’è poi da spendere qualche parole sui Servizi per l’Infanzia che vanno migliorati ed aumentati. Le graduatorie degli Asili Nido comunali (basandosi sul reddito, danno sempre priorità agli immigrati).
Basti pensare che nella sola Capitale ottomila bambini sono in lista d’attesa!

Le alternative percorribili?

1) Aumento degli Asili nido aziendali.

2) La nascita e l’incremento degli Agriasilo - aziende agricole attrezzate per il bambino dove imparare il contatto con la natura.

3) Baby Parking utili in particolare per le mamme che lavorano con contratti part - time.

4) La novità , che si va diffondendo al Nord Europa le cosiddette Tagesmutter ossia, mamme giornaliere, donne già mamme che, dietro pagamento di una retta, tengono nelle loro case tre o quattro bambini.

L’importante è poter scegliere ed avere strutture efficienti e sufficienti per l’Infanzia.
 
Cristiana Zarneri
 
IL FALCO E IL LEONE DI VINCENZO MARIA DE LUCA  Segnala
IL FALCO E IL LEONE DI VINCENZO MARIA DE LUCA

Intervista di Giovanna Canzano

“…si combatté in Jugoslavia, dall’aprile 1941 in poi,
la prima guerra non convenzionale della storia moderna,
con tutto il corredo di atrocità e violenze che questa comportava
e che tutti indistintamente accomunò: vincitori e vinti,
nessuno escluso...” (Vincenzo Maria de Luca)



CANZANO – C’eravamo lasciati nel 2007 in occasione della presentazione del tuo libro “La memoria non condivisa”, che chiudeva una sorta di trilogia giuliana sui delicati temi delle foibe istriane e della sanguinaria epurazione della italianità della Venezia Giulia ad opera dell’esproprio “manu militari” slavo-comunista di Tito.

DE LUCA – Infatti con l’editore Cipriano, delle Edizioni Settimo Sigillo di Roma, abbiamo impostato un percorso di studio sulla questione delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata successivo al secondo conflitto mondiale, che in poco più di dieci anni ha portato alla pubblicazione di tre libri dove ho cercato di affrontare, dalla preistoria giuliana al Trattato di Parigi del febbraio 1947, le non facili tematiche che hanno caratterizzato il lungo e tormentato addio italiano alla Venezia Giulia.

CANZANO – A ottobre è annunciata l’uscita de “Il falco e il leone” con un sottotitolo molto esplicativo: “Soldati italiani al confine orientale 1941-1943”; quindi con questo quarto libro il tuo impegno in tale, preciso contesto storico continua?

DE LUCA – In verità non pensavo ad una tetralogia, ma l’attacco che una riconoscibile parte politica, oggi d’opposizione, e un certo mondo accademico universitario hanno sferrato in questi ultimi anni contro gli sforzi, non soltanto miei, di studiare con il metodo dell’analisi revisionista, quanto avvenne ai nostri confini orientali dopo l’8 settembre 1943, mi ha indotto alla stesura di questo nuovo libro dopo illustro un biennio strategico ai fini della sconfessione di molti, facili luoghi comuni insiti nel complesso rapporto con la realtà slava.

CANZANO – Quando parli di mondo accademico ostile, ti riferisci forse ai fatti del maggio 2008, all’Università “La Sapienza” di Roma, dove ti è stato impedito dai collettivi studenteschi antifascisti di tenere una conferenza sulle foibe, peraltro già autorizzata, alla facoltà di Lettere?

DE LUCA – Quella è stata solamente la punta dell’iceberg. La cosa grave non è tanto il boicottaggio verso la mia persona, già ampiamente preventivato, ma il fatto che appena due settimane prima, nella stessa sede, si era tenuto un analogo convegno sul medesimo tema, tenuto da ricercatori sloveni e nessuno aveva avanzato dubbi o perplessità sugli scontatissimi contenuti antitaliani e antistorici sviscerati in quell’occasione ad un pubblico come quello dei fantomatici “collettivi di sinistra” tanto politicizzati quanto ignoranti sull’argomento in questione. Che la mia conferenza di risposta sia stata definita a priori “fascista” e vietata di conseguenza per motivi di ordine pubblico, illustra, meglio di tanti discorsi, la difficoltà oggettiva di affrontare argomenti e tematiche oggi politicamente scorrette.


CANZANO – Veniamo al tuo nuovo libro di prossima uscita. Il titolo è davvero evocativo, plastico, direi quasi “cinematografico”. Vuoi spiegarmelo?

DE LUCA – Il titolo richiama la copertina ed è ripreso da una foto in bianco e nero scattata nell’isola di Curzola, in Dalmazia, nel 1927. In uno stemma sopra una torre di legno era raffigurato un leone di San Marco ferito, attaccato da un falco che tenta di accecarlo. La traduzione serba della parola falco è “sokol”, termine che indicava anche una associazione terroristica serba degli anni ’20, fortemente antitaliana e chiaramente indipendentista filo-slava. Il falco è dunque la Serbia che sfida la millenaria presenza veneta in Adriatico, rappresentata dal suo celebre leone alato.

CANZANO – Di cosa tratta “Il falco e il leone”?

DE LUCA – Lo dividerei in due parti distinte dove i primi capitoli sono dedicati, su ampia base documentale alla dimostrazione che l’Italia non aggredì di proposito la Jugoslavia nel 1941; quest’ultima era infatti alleata dell’Asse avendo già accettato a suo tempo di entrare a far parte del Patto Tripartito tra Roma, Berlino e Tokyo, insieme a numerose altre realtà slavo-balcaniche. Un colpo di Stato della casta militare serba, appoggiato dalla Gran Bretagna, obbligò Hitler a ridefinire gli equilibri di forze in quell’area dei Balcani che da amica diveniva ostile. Quando un personaggio come l’esponente del PD, Piero Fassino, ancora oggi osa pubblicamente affermare che la tragedia delle foibe è stata l’inevitabile conseguenza dell’aggressione fascista ad un paese neutrale, si può ben comprendere non solo la mediocrità politica del personaggio stesso, ma anche l’ostinato preconcetto che ancora vizia la comprensione dei fatti reali in oggetto.
La seconda parte dell’opera vuol essere una decisa risposta a quella seriosa brigata di ricercatori italiani come Del Boca, Pallante, Oliva e sloveni come Volk e Troha che in merito all’annientamento della componente italiana della Venezia Giulia, minimizzano le responsabilità slavo-comuniste di Tito e della quinta colonna italiana con le sue varie brigate garibaldine di servile e diligente ispirazione comunista. A tale proposito ecco rispolverato alla bisogna il mito inossidabile delle inenarrabili violenze fasciste finalizzate alla pulizia etnica dell’elemento slavo. Vorrei ricordare agli pseudo-storici di parte sopra citati, che le deprecabili violenze che caratterizzarono la guerra civile slava dopo il crollo militare del 1941 vanno anche interpretate alla luce della guerriglia partigiana e del clima di terrore che gli insorti slavi sapevano scatenare infierendo su caduti e prigionieri. La conseguenza di tutto ciò non poteva che essere una reazione uguale e contraria che contemplasse rappresaglie e ritorsioni. I soldati italiani reagirono adeguandosi alla aberrante realtà del momento. Non a caso la Commissione mista italo-slovena istituita nel 1993 parla chiaramente di “… torti da entrambe le parti che possono spiegare, non certo giustificare, le violazioni dei diritti elementari umane”.

CANZANO – Molto interessante, mi sembra già di sentire le obiezioni di chi si è arrogato negli anni su questi temi, il crisma della verità assoluta, resistenziale e antifascista.


BIOBIBLIOGRAFIA

Vincenzo Maria DE LUCA è nato a Roma nel 1958, è laureato in medicina e chirurgia. Appassionato di storia contemporanea, da alcuni anni si dedica allo studio di quei tragici avvenimenti che furono le foibe, l'esodo e le mutilazioni territoriali, successive al secondo conflitto mondiale, che sconvolsero letteralmente l'italianità di terre come la Venezia Giulia e l'Istria. Alterna alla sua attività di medico quella di ricercatore storico, soggiornando periodicamente a Trieste, Gorizia, e in Slovenia, dove raccoglie in prima persona documentazioni e testimonianze direttamente dai protagonisti, indipendentemente dalla loro nazionalità e fede politica.
E' socio della Società di studi Fiumani di Roma, della Unione degli Istriani, libera provincia dell'Istria in esilio, dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. E' membro del Comitato scientifico del Centro Studi e Ricerche Storiche "Silentes Loquimur" di Pordenone.
Per la casa editrice ‘Il Settimo Sigillo’ ha pubblicato:
FOIBE, Una tragedia annunciata. 2000 - E' difficile trovare nei libri di storia un'esatta documentazione sulle Foibe. Spesso leggiamo menzogne, falsità, approssimazioni. Questo libro, dopo un excursus sulla storia della Venezia Giulia, ne traccia una verità non di parte, al fine di far comprendere la tragedia di quei popoli e del loro genocidio ed esodo a lungo dimenticato.
VENEZIA GIULIA 1943, Prove tecniche di guerra fredda. 2003 - La Venezia Giulia del 1943 è stato teatro non solo di una guerra civile fra due fazioni in lotta, ma anche terra di conquista da parte del IX Korpus tititno. Ciò che è accaduto in quel lembo d'Italia, dalla nascita della Repubblica Sociale Italiana fino al trattato di Osimo, è stata una vera e propria guerra fredda; combattuta da due diverse concezioni politiche, da due opposte visioni del mondo. Non si può comprendere la storia del dopoguerra italiano e jugoslavo, fino alla crisi di fine secolo, se non si comprende l'origine della questione friuliana e dalmata, e il dramma dell'esodo di quelle popolazioni scacciate dalla propria terra. L'eccidio di Porzus è il momento più significativo ed emblematico di quella tragedia.
La memoria non condivisa. 2007 - Dopo "Foibe. Una tragedia annunciata" (riconoscimento "La Versiliana" 2001) e "Venezia Giulia 1943" (riconoscimento "Omaggio a Fiume" 2004), l'autore conclude la sua "trilogia giuliana" ripercorrendo, dal primo conflitto mondiale alla campagna militare italo-tedesca contro la Jugoslavia dell'aprile 1941, le tappe fondamentali della questione dei confini orientali e di una memoria storica tra italiani e slavi ancora oggi non condivisa.




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“Futurismo oltre i futuristi”. Una novità editoriale e una ricerca sulle arti del Futurismo  Segnala
futurismo_libro.jpgLo studio è curato da Pierfranco Bruni e si arricchisce di contributi scientifici di studiosi, critici letterari e giornalisti UNA PUBBLICAZIONE DEL CENTRO STUDI E RICERCHE “FRANCESCO GRISI” Nelle edizioni NEMAPRESS Con la collaborazione della rivista “Il Cerchio”Una analisi che intreccia l’anima filosofica del Futurismo con le artiUn percorso dentro la cultura e la lingua dell’ItaliaIl Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”, diretto da Pierfranco Bruni, in occasione del Centenario del Manifesto sul Futurismo, pubblica un volume dedicato completamente ai temi e alle problematiche relative alle culture del Futurismo: dall’arte alla filosofia, dalla letteratura ai Futurismi. Il testo vede la collaborazione della Casa editrice Nemapress e della rivista “Il Cerchio” diretta da Giulio Rolando. Il titolo va oltre ogni schematismo e si inserisce in un profilo originale e metodologicamente adatto ad un approccio sistematico sui percorsi posti dal progetto futurista stesso. “Futurismo oltre i Futuristi”. La nota introduttiva è firmata da Roberto Burano, vice presidente del CSR “Francesco Grisi”. Lo studio è proposto come modello metodologico per la Settimana della Lingua Italiana nel Mondo.
Il saggio è curato da Pierfranco Bruni che firma tutta la prima parte del saggio con vari capitoli che affrontano i seguenti argomenti:
“Il Futurismo e la sua anima filosofica”; “Il Futurismo come modello rivoluzionario”; “Futurismo e Futuristi”; “L’importanza dei Manifesti”; “Il Manifesto ai giovani meridionali. Un progetto di poesia”.
Dopo questa prima parte il lavoro si articola con argomentazioni come:
“Tra caos e lampi d’avanguardia. Un’officina di canaglie a caccia della vita” di Gerardo Picardo; “Il Futurismo della piazza nel teatro. La parola come rivoluzione del linguaggio” di Marilena Cavallo; “La presenza Futurista nella letteratura albanese e nella cultura armena” di Micol Bruni; “Futurismo: persistente efficacia di una provocazione” di Silvano Trevisani; “Il segno Futurista. Una versatile prospettiva culturale” di Carmen De Stasio; “Futuristicamente donne” di Neria De Giovanni.
“Cosa è stato il Futurismo? Come si colloca? Non bisogna perdere di vista alcune considerazioni, sostiene Pierfranco Bruni, che risultano significative sia dal punto di vista letterario che strettamente storico. Non ci sono dubbi che il Futurismo è stato un movimento rivoluzionario. Rivoluzione come fantasia e come misterioso che si incarna nel presento che va oltre. Filippo Tommaso Marinetti ha incantato con il suo rivoluzionario sentire e agire la cultura italiana a cominciare dai Manifesti. Ma dietro ai Manifesti stessi c’è una precisa filosofia che va da Papini, grande scrittore italiano, a Soffici, da D’Annunzio al primo Ungaretti”.
Il Futurismo, si avverte in questo studio, attraversa tutta la cultura italiana del primo Novecento caratterizzando non solo le tematiche ma soprattutto il linguaggio. C’è una lingua italiana del Futurismo. Al 1909 risale il Manifesto Futurista. Una data con la quale si avvia una sprovincializzazione profonda della cultura europea. Una data. Ma anche un tracciato sul quale le diverse culture si dovranno, nel corso degli anni e degli avvenimenti, confrontare. In questo tracciato la poesia contemporanea (o meglio l’itinerario poetico contemporaneo) si è trovata non solo a fare i conti con se stessa, ma di volta in volta ha dovuto crearsi nuovi spazi.
“Futurismo e Futuristi, osserva Pierfranco Bruni il curatore del saggio, è una chiave di lettura che ci permette di riconsiderare non solo le poetiche del futurismo e i manifesti ma soprattutto l’idea di un essere futurista nel Novecento attraverso la letteratura, le arti, la filosofia e i costumi. Si parla spesso di avanguardie rimosse, che hanno attraversato il nostro secolo. Si presentano a noi, sottolinea ancora Pierfranco Bruni, non solo con la parvenza della testimonianza storica e del documento da registrare nella memoria della cultura del Novecento, ma costituiscono una avanguardia da rileggere per una maggiore non solo consapevolezza ma comprensione della letteratura e delle arti del terzo millennio”.
 
I misteri dell'iniziazione  Segnala

Un percorso illuminante ed erudito alla scoperta degli antichi Misteri iniziatici, del loro iter operativo e delle civiltà che ne hanno espletato la ritualità. Un cammino virtuale che condurrà il lettore nel cuore delle pratiche più segrete, dei simboli che ne custodiscono la genesi e delle conoscenze nascoste che costituiscono il Corpus dottrinario di una sapienza millenaria.

Ad accompagnarci in questo viaggio ne I misteri dell’iniziazione è la mano esperta di Stefano Mayorca.


IL LIBRO

Cos’è l’iniziazione? Chi è il neofita? Cosa vuol dire “discendere agli inferi”? Prendendo le mosse dall’initium, dal “Principio”, I misteri dell’iniziazione guida alle pratiche più nascoste dei simboli che custodiscono la genesi di un sapere millenario. Il libro guida il lettore in un viaggio affascinante alla scoperta degli antichi Misteri Iniziatici. Si ripercorrono i miti fondanti della nostra civiltà, all’interno dei Misteri Orfici e Dionisiaci per creare una nuova mappa conoscitiva di quelli che sono i segreti profondi dell’essere umano.


L’AUTORE

Stefano Mayorca, scrittore e giornalista, è considerato tra i maggiori esperti di simboli, miti e filosofie occulte. Sperimentatore alchimico, studioso di ermetismo, religioni antiche e culti misterici. Dal 1991 collabora con la storica testata «Il Giornale dei Misteri» (I Libri del Casato), dal 2000 con il mensile «Hera» (Hera Edizioni) e dal 2008 con «Totem» di Giorgio Medail. Inoltre scrive articoli anche per «I Misteri di Hera» e «Area 51».

 

I QUADERNI DELL’ARCADIA

Con I misteri dell’iniziazione Coniglio editore inaugura I Quaderni dell’Arcadia, la nuova collana d’accesso ai temi dell’occulto diretta da Stefano Mayorca. Agili manuali che orientano il lettore nel mare magnum delle scienze esoteriche e accendono una luce sull’oscura strada dello spiritualismo pagano.


I misteri dell'iniziazione
di Stefano Mayorca

pagg. 96

euro 9,50

Coniglio editore