| LAVORI UTILI ALLO STATO PER I DELINQUENTI, AL POSTO DI UNA CELLA | Segnala |
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Anziché chiedere straordinari ai dipendenti fiat e riduzione degli orari di lavoro per mantenere il loro posto di lavoro, mandiamo i detenuti ad incrementare la produzione gratuitamente, negli orari notturni: lavori forzati socialmente utili, al posto dell’alloggio gratuito nelle celle di un carcere, che sono a carico dei contribuenti. Almeno contribuirebbero allo sviluppo del nostro paese.
Tantissime altre iniziative potrebbero essere attivate per risanare il debito pubblico: per aumentare la produzione di qualsiasi settore e favorire l’ abbassamento dei costi di mercato dei prodotti di prima necessità, il Made in Italy ed eventualmente incrementare anche l’esportazione. Ciò potrebbe portare gli estremi di concorrenza sleale e violazione del divieto degli aiuti statali, ma per evitarlo si potrebbe dichiarare lo stato di crisi economica in cui versa il Paese. Inoltre, parlare di lavori forzati sarebbe incostituzionale per violazione art 27 comma 3, secondo cui la pena deve rispettare la dignità dell’uomo, deve essere umana e tendere alla rieducazione, per cui io opterei per un riconoscimento in tutto e per tutto dei diritti dei lavoratori con la sola eccezione del trattamento retributivo, che indirettamente andrebbe a beneficio della società che egli ha danneggiato, sotto forma di risarcimento del danno, così sarebbero giustificati anche i contributi pensionistici che lo Stato paga per i detenuti, diventando così meritati guadagnati: in quest’ ottica credo che il detenuto sia più restio ad essere recidivo, sapendo che se è libero può lavorare onestamente e guadagnare, se ricommette un reato lavora comunque, ma si sacrifica per la società e non per sé stesso! Per quanto riguarda l’aspetto economico, se un’azienda agricola, anziché assumere manodopera a pagamento, comprare costosi macchinari per irrigare, per seminar , per mietere l’uva e produrre vino, per raccogliere le olive e produrre olio oppure, come nel caso Fiat, anziché chiedere riduzione della pause e aumento dell’ orario di lavoro per contenere i costi di produzione, potrebbe servirsi di manodopera gratuitamente o a bassissimo costo (magari con riconoscimento di un buono pasto o cifra minima per pagarsi il mantenimento in carcere) credo che il costo del prodotto finale sia minore. In quest’ ottica credo che si realizzi lo scopo della pena, ossia la rieducazione del soggetto, poiché il soggetto acquisisce competenze professionali da poter sfruttare, una volta eseguita la pena, al di fuori. Credo sia molto più efficiente di una misura alternativa o di una pena sostitutiva alla detenzione. L’azienda agricola e la Fiat sono un attimino diverse, sicuramente possiamo trovare degli spunti: nel primo caso, visto che è in crisi, soprattutto di risorse umane, può fungere da incentivo; nel secondo, invece, essendo un’azienda che da sempre ha succhiato soldi allo Stato per gli interessi suoi, e non quelli nazionali, almeno può “rendere il favore”.
Giovanna Conza, Gioventù Italiana Bologna
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