Sabato, 31 Luglio 2010
Politica e Attualitą
IL CENSIMENTO DELLE GRAVIDANZE PER GARANTIRE AI "BAMBINI INVISIBILI" IL DIRITTO ALLA VITA  Segnala

IL CENSIMENTO DELLE GRAVIDANZE PER GARANTIRE AI "BAMBINI INVISIBILI" IL DIRITTO ALLA VITA

E’ di qualche giorno fa la notizia che a Palermo, una ragazzina di 16 anni si è disfatta del proprio bambino appena partorito, procurandone la morte. Negli ultimi decenni, crimini come questo, si sono succeduti sempre più frequentemente e per quanto la nostra sensibilità resti certamente violentata da tali notizie, sembra che la società tutta si sia ormai impermeabilizzata verso una cronaca così aberrante. Il patrimonio dei nostri valori morali e civili risulterebbe cieco se restassimo inermi o distratti davanti a questa persistente e ignobile violazione dei diritti dei bambini, vittime di una brutalità aprioristica esercitata verso i più indifesi tra gli indifesi, proprio allorquando iniziano ad affacciarsi alla vita. Certamente soluzioni e proposte etiche, giuridiche, legislative e politiche sono state adottate attraverso interventi mirati e tempestivi, ma è necessario alzare il livello di attenzione e di contenimento di questi drammatici eventi. Tali crimini non possono restare impuniti, considerando che i corpi dei neonati ritrovati non rappresentano numericamente un dato statistico certo e assoluto, calcolando che molti di questi reati non sono e non saranno nemmeno scoperti. Nessuna indagine psichiatrica, psicologica, sociologica, persino antropologica, se pur minuziosamente analitica, può darci esaustive e giustificanti risposte sul movente che induce una madre (o un padre) a disfarsi del proprio bambino, abbandonandolo dentro un cassonetto piuttosto che sul ciglio di una strada sotto le intemperie o buttandolo in un fiume. Tutte azioni, queste, che hanno l’unico intento di togliere la vita al neonato.

L’ infanticidio è in aumento ed oggi è spesso legato alla mutazione sociale e al malessere economico.I dati circa le uccisioni dei neonati sono raccapriccianti: nel decennio 1993 – 2003, sono aumentate del 41% rispetto al decennio precedente, valutando che quelli non ritrovati non fanno parte dei 300, tra vivi e morti, che indicano il dato annuo generale.

Varie sono le cause che possono determinare una procreazione non voluta ed irresponsabile come, ad esempio, l’immaturità, il disagio psichico, il disagio sociale, la violenza sessuale, la tossicodipendenza, l’isolamento affettivo, vivere in uno stato di soggezione o di schiavitù, ma tutto ciò non può far disattendere l’istinto materno e la proiezione affettiva che una madre dovrebbe naturalmente esercitare verso il proprio bambino. Sembrerebbe ovvio, spontaneo, quasi istintivo come negli animali, che chi dà la vita debba consentirne la prosecuzione. Eppure la possibilità di scelta, pur dolorosa ma non violenta, esiste. Le alternative ci sono. Oltre alle campagne d’informazione approntate già da diversi anni dal Ministero delle Pari Opportunità contro l’abbandono dei neonati, vi sono servizi di supporto alla maternità offerti dal volontariato, dalle ASL, dai consultori che hanno l’obiettivo di aiutare le donne che aspettano un figlio e che sono in difficoltà, evitando che commettano gesti estremi. Chiunque sa ormai che si può partorire in tutti gli ospedali senza lasciare il proprio nome. Il legislatore ha introdotto la possibilità del ”parto anonimo” nelle strutture ospedaliere e la riapertura della “ruota degli innocenti” (erede della “ruota” ideata in Francia alla fine del XII secolo nell’ospedale dei Canonici di Marsiglia) ovvero dei “punti franchi” dove il neonato può essere lasciato in tutta riservatezza. Anche in Germania vi è un servizio analogo il “ babe-klappe” (lett. “sportello per i bambini” ) attivato per evitare che i neonati siano trovati morti nei cassonetti. Certo è che il degrado sociale, l’illegalità, l’incuria e l’abbandono (inteso anche come morte) vanno combattuti con determinazione ed efficienza. Ma se nonostante ciò, il fenomeno degli infanticidi continua a dilagare, bisogna allora trovare una soluzione a monte. Il confine tra lecito ed illecito ed una possibile scelta tra la vita e la morte sono da demarcare con forza applicando deterrenti punitivi soprattutto attraverso la certezza della pena.

Occorrerebbe un impegno di Governo che ripristini i diritti negati a quei bambini “senza identità” finiti nel buco nero della rimozione collettiva. No, e poi no: l’abbrutimento delle coscienze non possiamo proprio permettercelo!!!!! Si potrebbe, dunque, ipotizzare una legge che implichi “ il censimento delle gravidanze” : davanti ad una conclamata gravidanza (dal 3° mese) chi aspetta un figlio deve denunciarlo. In un’epoca in cui tutto è automatizzato, non sarebbe certamente difficile un tale monitoraggio, mediante un’interazione tra gli operatori sanitari specialistici (ginecologi ed anche i medici di base ) e le autorità di competenza. E non si dica che questo comporterebbe un’invasione della privacy, poiché, come insegna Machiavelli “il fine giustifica i mezzi” se il fine è la salvezza di un solo neonato… anche uno solo di quei “neonati invisibili” !!! Certo, questa proposta non sarebbe la panacea di tutti i mali (fatta la legge trovato l’inganno), sarebbe troppo semplicistico il solo pensarlo, ma certamente è un tassello in più da aggiungere alle soluzioni possibili e sostenibili per risolvere il problema e garantire (almeno tentare di garantire) il diritto alla vita a quei neonati inghiottiti nel nulla. Vittorino Andreoli, esimio psichiatra, dice: ”Sempre più infanticidi, ombre su una civiltà in declino. Siamo davanti a persone che lucidamente sopprimono la propria creatura per ottenere dei vantaggi, per eliminare quell’ostacolo che il figlio rappresenta rispetto alle proprie abitudini. Quando accade che vengono uccisi dei bambini ( i bambini son di tutti, non dei loro genitori )si produce assurdamente, un dolore che sarebbe evitabile. Un dolore devastante e becero, insensato; è il segno che si è perso, insieme, senso e voglia di vivere. Che si comincia a perdere l’essenziale”.

Jenny Zagami Dirigente Nazionale