| La storia, l?identit?, le radici non si svendono per un posto da Presidente della Camera | Segnala |
|
Sarà una decisione importante sia che vada in un verso che nell’altro. Una decisione al cui centro c’è tutto il nostro passato e tutto il nostro futuro. Quasi una scelta epocale. Parole grosse, retorica, bizantinismo, sofismo? Affatto. Parlo di realtà dura e cruda perché qualunque decisione si prenderà a Trieste sarà importante, drammatica. Definitiva. Come abbiamo sempre fatto nella nostra vita politica, e spesso personale. Come le scelte fatte da chi ci ha preceduto. Scelte definitive, spesso scelte che hanno portato al sacrificio estremo in nome e per conto di una idea, di un sentimento di un sentire comune. Venerdì mattina dopo aver ascoltato Berlusconi in tv dare l’annuncio di quello che di li a poco sarebbe accaduto ho inviato a Storace un sms chiaro, semplice, magari romantico. Poche parole: “ Francè ci vogliono ammazzare? Bene, ma almeno moriamo col fucile in mano”. A cercar la bella morte quindi? No, qualcuno l’ha fatto sul serio ed erano altri tempi. Forse, lo avrei fatto anche io se fossi nato qualche decennio prima, così come fece mio nonno. Oggi è un’altra cosa. Oggi siamo nell’era tecnologica, tutt’al più ci si lascia per cellulare o sms. Non si va a morire oggi come 20 o 30 anni fa. Però il dna è sempre lo stesso, l’identità è la stessa. A me hanno insegnato questo ed io lo ho insegnato a mia volta, si combatte fino alla fine, anche se la battaglia sai già di averla perduta. La differenza sta tutta qui. E non è una differenza da poco. Non è cosa da poco. E’ una differenza sostanziale. Quella differenza che non mi ha mai fatto ammirare o voler bene ad un personaggio come Gianfranco Fini, mio segretario nazionale ai tempi del Fdg. Lui quel senso dell’onore, quel sentimento di appartenenza, quello spirito ancestrale che alberga in molti di noi non ce lo ha mai avuto. Noi eravamo in piazza a giocarci realmente la vita, lui non c’era mai. Noi eravamo tra la gente, spesso “schifati”, allontanati come appestati, ma c’eravamo, noi piangevamo i nostri fratelli morti per le strade, ed erano lacrime vere. Noi eravamo frequentatori dei commissariati e delle caserme dei carabinieri, nostro malgrado, ma lui non c’era e non ci veniva a tirar fuori. Noi finivamo all’ospedale o ci prendevamo a botte nei corridoi di scuola o all’università. Lui era nei corridoi….della Direzione nazionale del Msi. Noi cercavamo di costruire un Italia migliore, lui studiava e teorizzava per diventare segretario nazionale. Noi oggi siamo ancora qui, col nostro orgoglio, con la nostra storia, col nostro futuro da vivere, con la nostra caparbietà, con la voglia di non mollare, mai, con la voglia di crescere di andare avanti e, soprattutto, di non morire democristiani. Lo abbiamo detto a più riprese, ci hanno sbeffeggiato, ci hanno detto che eravamo degli illusi, che avevamo fondato la Destra per questione meramente personalistiche, che era il partito dei trombati, che il nostro era solo il voler rimanere ancorati al passato, di essere degli inconsistenti, dei reducismi. Adesso che Gianfranco Fini ha consegnato Alleanza Nazionale a Berlusconi, al Partito Popolare Europeo, ai democristiani di sempre; adesso che ha svenduto un passato di 60 anni (e anche più) fatto di poca gioia, molte lacrime, molto sangue, molto dolore, molto lavoro, adesso che pensa di essere definitivamente il successore di Berlusconi, adesso che dovrà spiegare che gli italiani vogliono così ai suoi militanti, ai suoi dirigenti che ha rombato, ai suoi elettori, adesso che il suo piano si è concluso tutti coloro che ci hanno deriso, sbeffeggiato, dileggiato si rendono conto che avevamo ragione. Già avevamo ragione, così come abbiamo ragione a non voler dissolvere la nostra identità, la nostra storia, il nostro futuro in un calderone dove l’unico ad essere realmente di destra è Silvio Berlusconi. Che cosa c’entriamo noi con Mastella, con Dini, con Pinza o Fiori, Fisichella o Fini, Caldoro o Nucara. Ma che cosa c’entriamo noi? Certo, si possono condividere programmi e alcuni ideali. Questo nessuno lo nega. Ed è proprio per questo che vogliamo essere al fianco di Berlusconi, ma con il nostro simbolo. Così come fa la Lega Nord che non è affatto vero, come dicono, che si tratta di un partito territoriale. La Lega è presente in tutta Italia, persino a Pantelleria. Non prendiamoci per il culo. La Lega è un partito nazionale. Il problema è sostanzialmente un altro. Fini, sicuramente, per firmare l’accordo della morte (anche se La Russa dice che si tratta di un accordo elettorale, salvo poi confermare che si farà un gruppo unico a Camera e Senato, e già si chiede la stessa cosa negli Enti Locali) di Alleanza Nazionale, ha chiesto la testa de La Destra. “Che si diluiscano nel Pdl ma che non stiano nella coalizione con il simbolo”, avrà tuonato con la solita prosopopea. Odio, rancore? Conoscendo l’uomo sicuramente sì. Calcolo politico? Certamente. Fini sa perfettamente che con le sue dichiarazioni sul Ppe ha messo in fuga centinaia di migliaia di dirigenti, militanti, elettori e voti. Chi è di destra non vuol morire democristiano, soprattutto perché non si è di destra perché si rimane affascinati da John Wayne e da “Berretti Verdi”. E questo Fini lo sa, così come sa che sulla scheda elettorale, ormai, ci sarà un solo ed unico simbolo a rappresentare la destra italiana: il nostro. Così come sa che se resteremo fuori dalla coalizione saremo noi a raccogliere tutto ciò che ormai è in fuga da Fini, da La Russa, da Alemanno (l’unico uomo al mondo a chiedere un congresso nazionale dopo le elezioni per un partito che non esiste più di fatto), da Urso e Gasparri, Matteoli e Bocchino e via dicendo. Fini sa bene tutto questo e teme il peggio. Sa che quel suo 12% non è più disponibile, non può metterlo più sul piatto della bilancia. Così come sa di non poter più garantire posti e prebende ai suoi. Già, ora con il listone i posti sono notevolmente ridotti. Non c’è più spazio per tutti, né alla Camera né al Senato né al governo né in tutta una serie di incarichi che ruotano intorno ai palazzi del potere. Ma in fondo lui se ne frega. Fini sa perfettamente che la partita nei suoi confronti l’ha vinta il Cavaliere. Ma che importa, dal Fdg, al Msi, ad An al Pdl. Il suo percorso era scritto. Molti di noi lo sapevano, l’hanno sempre saputo. Per questo non lo abbiamo mai amato. Anzi, lo abbiamo sempre combattuto. Ma eravamo avanti di 30 anni. Oggi, finalmente, l’Italia sa, l’Italia a capito chi è Gianfranco Fini. E, soprattutto, l’ha capito il popolo della destra. Per questo non possiamo deluderlo e deludere noi stessi. Alleati a Berlusconi, lo abbiamo detto da sempre, leali fino in fondo. L’essere badogliani non è nel nostro Dna, ma la dignità non va calpestata. Per la dignità e l’onore in molti sono morti ieri e l’altro ieri. Alleati, nella coalizione, ma con il nostro simbolo. Come la Lega Nord. Altrimenti ci giocheremo la partita da soli, come abbiamo sempre fatto….e non se ne parla più. In fondo…siam fatti così. Stefano Schiavi |


A Trieste La Destra prenderà una decisione importante. Importante per i militanti ed i dirigenti, per gli iscritti ed i simpatizzanti. Per gli elettori e gli italiani di destra, che credono realmente nei valori tradizionali, spirituali, morali, etici della destra.









