Sabato, 31 Luglio 2010
Archivio Approfondimenti Estero
Il Generale di Divisione Castagnotto al comando della missione “EUFOR ALTHEA” in Bosnia

il generale di divisione stefano castagnotto.jpgIl Generale di Divisione Stefano Castagnotto assume oggi il comando della missione dell’Unione Europea denominata "EUFOR ALTHEA". La missione, composta da personale di 28 Paesi tra cui l’Italia,  opera in Bosnia dal 2004 con il compito di accompagnare il processo di stabilizzazione e di ricostruzione del Paese.

Alla cerimonia, che ha avuto luogo nella base di Butmir di Sarajevo, erano presenti numerose autorità civili e militari, tra cui l’Ambasciatore italiano in Bosnia, Alessandro Fallavolita, e il Comandante delle Forze Operative Terrestri, Generale di Corpo d’Armata Armando Novelli.

“Riaffermiamo il nostro impegno ad operare con la stessa determinazione, professionalità ed imparzialità che e’ da tutti riconosciuta qui in Bosnia”, ha detto il Generale Castagnotto  durante il suo intervento.

Con l’assunzione del comando della Missione “EUFOR ALTHEA”, unitamente alla missione KFOR in Kosovo, già dallo scorso agosto guidata dal Generale di Corpo d’Armata Emilio Gay, l’Italia consolida la propria leadership nelle missioni di Pace in corso nei Balcani.

 

 

 
Germania, un modello alternativo di gestione dei flussi migratori

 crollo muro berlino.jpgIl XVII rapporto della Caritas/Migrantes ha registrato circa 28 milioni di extracomunitari sul territorio della Ue a ventisette membri. Il dato andrebbe decisamente corretto al rialzo, fino a 50 milioni, se venissero inclusi quanti, nel frattempo, hanno acquisito il diritto di cittadinanza. L’incidenza degli immigrati ammonta al 5,6 per cento della popolazione complessiva, con variazioni notevoli: lo 0,5 per cento in Romania e Bulgaria, tra il 4 e l’8 per cento negli Stati dell’Unione a quindici. Contrasti simili vengono riproposti anche a livello intra-nazionale: nel Regno Unito oltre un terzo degli stranieri vive nell’area metropolitana di Londra; in Francia il 40 per cento degli stranieri risiede nell’area di Parigi; in Spagna circa la metà degli immigrati si concentra tra Madrid e la Catalogna. In Italia, al contrario, è più marcata la diffusione territoriale e solo un quinto degli immigrati si è insediata nelle province di Roma e Milano.

Se le mete tradizionali delle migrazioni internazionali registrano un flusso stabile o in lieve flessione, come in Germania, i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, come l’Italia e la Spagna, ne conoscono l’incremento. Le comunità più cospicue presenti in Gran Bretagna sono quelle provenienti dal subcontinente indiano (Pakistan, India e Bangladesh), che un tempo era stato il fiore all’occhiello dell’impero di Sua Maestà. In Francia e in Spagna i flussi migratori provengono, in buona parte, dall’Africa (Marocco, Algeria e Tunisia), quasi si trattasse di una sorta di eredità del rapporto coloniale che legava in passato il Maghreb ai due paesi. Madrid, inoltre, continua ad amministrare direttamente, ma con difficoltà sempre maggiori per i continui assalti subiti, l’arcipelago delle Canarie e le enclavi in territorio marocchino di Ceuta e Melilla. La Germania, infine, rappresenta la destinazione principale degli arrivi dalla ex-Jugoslavia, dai paesi dell’ex Patto di Varsavia e, storicamente, dalla Turchia. La Bundesrepublik ha recentemente censito 7,3 milioni di stranieri (tra cui 1,8 milioni di turchi e 560.000 jugoslavi) su 75 milioni di tedeschi, corrispondenti al 9% della popolazione complessiva.

STRANIERO vs. CITTADINO
I paesi europei meta di immigrazione hanno tentato di arginare gli arrivi indiscriminati per giungere ad una ricomposizione dei flussi. Le principali strade battute riguardano l’adozione di politiche restrittive, come quelle relative ai ricongiungimenti familiari, il controllo dei nuovi arrivi ed il contrasto dell’immigrazione clandestina, nonché incentivi all’integrazione ed intensificazione delle politiche di collaborazione con i paesi del sud del mondo (come il Partenariato euro-mediterraneo), per prevenire l’affluenza di maree umane intenzionate a correre qualsiasi rischio pur di lasciarsi alle spalle realtà di miseria estrema. Sotto il profilo culturale il fenomeno mette in crisi l’identità politica e collettiva che risponde a quesiti apparentemente semplici, ma dai risvolti molto profondi, come «chi siamo?» e «chi sono loro? ». «Cittadini» è la prima risposta, indicando un senso di appartenenza ad una particolare realtà territorialmente delimitata che comporta sia la serie di diritti fondamentali che gli europei hanno conseguito nel corso dei secoli nei confronti dello Stato, che quella dei loro obblighi reciproci. La seconda risposta è «non cittadini» o, più semplicemente, «stranieri». L’identità, quindi, appare costituita dal riconoscimento e, nel medesimo tempo, dal mancato riconoscimento e dal misconoscimento. La figura dello straniero appare, riprendendo Georg Simmel, definita dal suo rapporto con lo spazio: a differenza del viaggiatore, che oggi arriva e domani partirà, lo straniero è colui che oggi arriva e domani resterà. Questi elementi, quindi, immettono nel sistema di razionalizzazione delle fratture politiche e sociali tipiche della democrazia, un elemento potenzialmente disgregante. I governi dell’Europa occidentale hanno dovuto elaborare modelli specifici per affrontare quella che appare una delle sfide più complesse del terzo millennio. Il ruolo che ogni paese ha offerto all’immigrazione rappresenta una peculiarità dei processi di consolidamento e riaffermazione delle singole identità nazionali. Si passa dal multiculturalismo inglese all’assimilazionismo francese, per arrivare all’integrazionismo della minority policy olandese.

IL DIRITTO DEL SANGUE, OVVERO AFFERMAZIONE DELL’ETNOS
immigrati turchi germania.jpg Caso del tutto particolare nel contesto europeo, dove la concessione della cittadinanza segue in via generale il principio romano dello ius soli (che lega il momento della nascita al “suolo”, ovvero al territorio amministrato dallo Stato) è costituito dal modello tedesco. In Germania prevale storicamente il principio etnico-tribale dello ius sanguinis fondato sull’elemento della discendenza o della filiazione. Per tale ragione le autorità di Berlino, fino allo scorso decennio, negavano ufficialmente l’esistenza del fenomeno dell’immigrazione, nonostante nella stessa capitale il quartiere di Kreuzeberg fosse stato da tempo ribattezzato la “piccola Istanbul”. In questa prospettiva si può parlare di due modelli antagonisti di cittadinanza che si sono imposti nei secoli in Francia e in Germania. La prima è caratterizzata dalla concezione di demos, ovvero l’insieme di individui compartecipanti alla vita politica della società, che si è sviluppato a partire dalla Rivoluzione del 1789. La seconda è stata connotata dal prevalere dell’idea di etnos, definito come unità organica pre-politica fondata sulla regola della discendenza che delinea l’identità differenziandola irrimediabilmente dalle altre. Ne derivano una concezione inclusiva nel caso francese ed una esclusiva in quello tedesco.

Ma questo assioma apparentemente semplice conosce alcune falle. Il primo modello può creare distanze orizzontali incolmabili, originate da differenze culturali che, se talvolta attribuiscono alla persona di origine straniera un certo prestigio sociale, più di frequente lo marchia con una sorta di lettera scarlatta relegandolo in un duplice ghetto tanto sociale quanto etnico. Il secondo, viceversa, ha determinato una pratica di veloce naturalizzazione in favore di milioni di tedeschi che, a causa dei riassetti territoriali seguiti alle due guerre mondiali, si sono trovati a risiedere al di fuori dei confini della madrepatria. Si tratta degli Spätaussiedler, gli oriundi tedeschi provenienti dall’Europa dell’Est. Dopo la conclusione della Guerra Fredda, ammontano a 2,9 milioni i rimpatriati dall’ex-Unione Sovietica e dai paesi del Patto di Varsavia, con un picco di arrivi (all’incirca 400.000) registrato nel 1990. Queste dinamiche affondano le loro radici in due diverse concezioni di nazione. La Francia ha elaborato il concetto di Stato-nazione fondato su una libera scelta e sull’affermazione rivoluzionaria della sovranità nazionale. Consolidatosi con la battaglia di Valmy del 1792 e la decapitazione di Luigi XVI del 1793, si incentra sull’omogeneità dell’apparato amministrativo pubblico e sulla staticità dei confini. La Germania, dal canto suo, ha prediletto l’immagine di Kulturnation, basata sulla comunità etnica, linguistica e culturale del popolo tedesco inteso come un’unità di destino che supera il concetto angusto di nazione per affermare quello di Heimat, concepito dal romanticismo del XIX secolo ed esasperato dalla frantumazione dell’impero guglielmino con il Trattato di Versailles del 1919.

Una modifica a questa tradizionale impostazione è stata apportata con una legge varata dalla coalizione di governo rosso-verde di Gerard Schroeder (ora rimpiazzata da quella di centro-destra di Angela Merkel) che, a partire dal 1 gennaio del 2000, ha introdotto nell’ordinamento tedesco alcuni elementi di “diritto del suolo”, per cui in presenza di determinate condizioni un bambino può acquisire la cittadinanza tedesca se nasce nella Repubblica Federale di Germania anche se entrambi i genitori sono cittadini stranieri. Questa normativa non stravolge, ma completa, quella del 1913: se il principio di territorialità è riuscito a sfondare il muro dell’ordinamento nazionale, altrettanto non è avvenuto per quello della doppia cittadinanza. Una nuova riforma, entrata in vigore il 1 gennaio 2008, impone ai giovani stranieri in possesso di doppio passaporto di optare per la naturalizzazione o per il mantenimento della propria provenienza originaria: la mancata risposta comporterebbe l’automatica perdita della cittadinanza tedesca con il ritiro del passaporto al compimento del ventitreesimo anno di età. L’opposizione alla doppia cittadinanza si fonda sull’idea che solo la rinuncia ad ogni altra identità nazionale possa rappresentare un genuino segno della professione di lealtà verso il paese, considerata condizione necessaria per l’integrità nazionale su cui si fonda la società.

IL LAVORATORE IMMIGRATO COME OSPITE
 La popolazione straniera regolarmente residente in Germania, gli Ausländerbevölkerung, è composta da individui con status diversi. Da un lato figurano i rifugiati politici, che nel corso degli ultimi decenni si sono messi in salvo dall’instaurazione o dall’implosione dei regimi nella loro terra di origine. La quota dei rifugiati (Kontingentflüchtlinge) è formata dagli esuli arrivati negli anni Settanta dall’Indocina, negli anni Ottanta da Iran e Iraq e dal flusso ininterrotto proveniente dall’Europa sud-orientale iniziato con il processo di disintegrazione della ex-Jugoslavia dei primi anni Novanta. Dall’altro si trovano quei lavoratori a contratto (Werkvertragsarbeitnehmer) il cui ingresso, tra il 1955 e il 1973, veniva regolato da accordi bilaterali molto restrittivi incentrati sulla figura del Gastarbeiter, il lavoratore ospite, che riceveva un permesso di soggiorno temporaneo di durata variabile tra uno e cinque anni. Allo scadere di questo termine, qualora il permesso non fosse stato rinnovato, lo straniero era costretto a far ritorno al proprio paese, determinando un sistema di impiego a rotazione che non legittimava alcuna richiesta di diritti politici da parte degli immigrati. Tra gli Ausländer, inoltre, non bisogna dimenticare quella fetta cospicua di persone che raggiungono irregolarmente il paese come i clandestini e gli zingari, a cui non è mai stato concesso la status di asilanti, e i “profughi minorenni non accompagnati”, inviati dalle famiglie o immigrati per iniziativa autonoma.

In seguito ai numerosi ricongiungimenti familiari avvenuti, al “Programma di Azione per l’impiego di Manodopera immigrante” del 1973 ed alle leggi sugli stranieri del 1991 e del 2000, oggi il termine Gastarbeiter non risulta più idoneo a definire la condizione di individui che, divenuti residenti permanenti, non possono più essere considerati “ospiti”, anche se non sono cittadini a tutti gli effetti. Un ulteriore tentativo di allargare le maglie di un sistema di controllo degli ingressi divenuto troppo rigido per le richieste del mercato del lavoro, è stato introdotto con il doppio regime che distingue tra gli immigrati ad alta qualificazione e quelli destinati ad impieghi con basso capitale umano. La macchina produttiva tedesca non di rado conosceva una carenza di offerta per occupazioni con skill molto specializzati nel settore tecnologico: i primi potranno ottenere un permesso di soggiorno e di lavoro illimitato, mentre ai secondi spetterà un permesso a termine, rinnovabile in base all’andamento della congiuntura economica. Ciò nonostante il modello tedesco di gestione dell’immigrazione resta imperniato sul concetto di “esclusione differenziata”, che, garantendo agli stranieri la permanenza nel paese in quanto funzionali allo sviluppo dell’economia nazionale, nella sostanza conferisce loro diritti sociali ma non diritti politici. In futuro, per ottenere la cittadinanza, gli immigrati dovranno superare un test di lingua e seguire un corso di cultura tedesca e di educazione civica, che hanno come obiettivo principale quello di fornire conoscenze sui temi-chiave per una corretta integrazione: la democrazia, lo stato di diritto, la divisione dei poteri, la soluzione di conflitti nelle società occidentali. Al centro di questo schema figura la volontà di evitare la creazione e il consolidamento di comunità basate su “identità incorporate” che, secondo il sociologo statunitense Charles Tilly, hanno costituito in Europa un puntello utilizzato da quanti sognano di scardinare i sistemi democratici.

Gabriele Natalizia
www.geopolitica.info

 
Come perdersi una bomba atomica e tenere tutto nascosto per 40 anni

dottor_stranamore.jpgNon è certo una cosa da tutti i giorni perdersi una bomba atomica. Non lo è affatto tant'è che quando accadde gli Usa si guardaronobene dal dirlo. Lo si scopre così ben 40 anni dopo grazie alla britannica BBC. A quanto pare fu a causa di un incidente aereo che gli Stati Uniti si persero una bomba atomica sotto il ghiaccio del nord della Groenlandia. Era il 1968. L'aereo coinvolto un bombardiere B-52. Lo ha rivelato la televisione britannica, sulla base di documenti declassificati grazie alla legge americana sulla libertà di informazione, il Freedom of Information Act. Il 21 gennaio del 1968, un B-52 si schiantò sul ghiaccio a pochi chilometri dalla base militare di Thule, sulla costa nord-occidentale della Groenlandia (territorio danese), la base più settentrionale delle forze armate americane, centro nevralgico del sistema di radar che proteggevano il paese durante la guerra fredda.

A bordo del bombardiere c'erano quattro bombe atomiche. Tre vennero recuperate, una non venne mai trovata, nonostante le ricerche anche sottomarine. L'incidente fu tenuto segreto per 40 anni. Secondo la Bbc, gli americani ritengono che la radioattività si sia dissolta nella massa d'acqua e che non ci sia più pericolo.

 
Il saluto de La Destra cilena al congresso

Amici e Camerati de LA DESTRA riuniti a congresso in Roma “Caput mundi”,

Vi pego di accogliere il saluto augurale di un militante che da lontano  accompagna i vostri lavori con l’intelligena ed il cuore di Veterano combattente della causa nazional-popolare.

Lo faccio con l’animo denso di nostalgia per la cara patria lontana, oggi insidiata  da profonda crisi sociopolitica e di fronte alla quale il movimento  de LA DESTRA presenta una vigorosa alternativa di riscatto.

Incitando gli italiani <a vivere di idee, per non morire di potere>,
La DESTRA inalbera un’insegna che costituisce un impegno di vita prima ancora d’essere una magnifica proposta politica che
reclama: più POPOLO, più VALORI, più IDEALI.

E’ un impegno con il quale mi sento pienamente identificato e che sigilla il cammino di un giovane ottantenne al servizio della grande causa sociale e nazionale di cui la Patria da tempo attende il compimento.

Un braccio giovane e vigoroso impugna la torcia  dei nostri Valori, mentre  la fiamma dorata degli Ideali ondeggia al vento della speranza.
Simbolo potente e suggestivo di una DESTRA che sfida il futuro senza rinnegare il passato, la torcia flamigera è un presagio di Vittoria.
 
DESTRA italiana, avanti dunque, ora e sempre per l’ITALIA!!!

Primo Siena da Santiago del Cile

 

 
Usa 2008, sarà vero testa a testa tra McCain e Obama?

A 15 giorni dall'Election Day americano, i sondaggi sul voto popolare nazionale danno segnali contrastanti. Gallup e Zogby vedono aumentare il vantaggio del democratico Barack Obama sul repubblicano John McCain.
 Per Cnn, Rasmussen e Diageo, invece, il vantaggio si riduce rispetto alla scorsa settimana.
Obama secondo il New York Times e la Cnn ha superato, in base ai sondaggi, la soglia dei 270 voti elettorali necessari per diventare presidente degli Stati Uniti alle elezioni del 4 novembre.

Ecco gli ultimi sondaggi nazionali:

Gallup (Tradizionale):Obama 50% McCain 45%.
Gallup (Esteso): Obama 52% McCain 43%.
Rasmussen: Obama 50% McCain 46%.
Cnn: Obama 51% McCain 46%.
Zogby: Obama 50% McCain 44%.
Diageo: Obama 47% McCain 42%.

Media nazionale di Real Clear Politics: Obama +5,2%.
Il dato nazionale ha un significato limitato nella corsa alla Casa Bianca. Il 4 novembre i candidati si sfidano nella conquista dei singoli Stati, ognuno dei quali mette in palio un certo numero di 'grandi elettori' che vanno a comporre un Collegio Elettorale di 538 membri, che elegge il presidente. Chi conquista la maggioranza del voto popolare in uno Stato, si aggiudica tutti i voti elettorali. Viene eletto presidente il candidato che colleziona almeno 270 voti elettorali.

Queste le stime di vari media americani sui voti elettorali:

New York Times: Obama 277 McCain 185 Incerti 76.
Cnn: Obama 277 McCain 174 Incerti 87.
Nbc: Obama 264 McCain 163 Incerti 111.
Real Clear Politics: Obama 286 McCain 155 Incerti 97.
The Politico (senza Stati incerti): Obama 364 McCain 174.

Queste le medie di Real Clear Politics degli ultimi sondaggi nei principali Stati-chiave incerti che potrebbero decidere le elezioni:

Colorado: Obama 50,6% McCain 44,6%.
Ohio: Obama 48,8% McCain 45,5%.
Florida: Obama 49,2% McCain 46,0%.
Virginia: Obama 53,3% McCain 44,7%.
Nevada: Obama 49,0% McCain 44,8%.
N. Carolina: Obama 47,3% McCain 46,0%.
Missouri: Obama 48,8% McCain 45,8%.
Indiana: McCain 48,8% Obama 45,0%.
W.Virginia: McCain 47,6% Obama 45,2%.

 

OBAMA, NON MI ILLUDO SARA' UN TESTA A TESTA  - Barack Obama non si siede sugli allori dei sondaggi che parlano di un ampio vantaggio su John McCain e si prepara ad un testa a testa. "Non ci sono dubbi sul fatto, che il duello si fara' serrato" ha detto oggi Obama intervistato dall'Nbc.
"E' quello che succede sempre alla fine delle campagne elettorale, anche quando ci sono stati dei vantaggi consistenti - ha argomentato il senatore dell'Illinois - negli stati chiave abbiamo molti testa a testa: uno dei messaggi che ripeto al mio team e' non dobbiamo allentare, non dobbiamo allentare".
Un insegnamento che il giovane candidato democratico ha imparato nella recente battaglia delle primarie: "vi ricordate, avevamo tutto quel vantaggio, 11 vittorie di seguito su Hillary Clinton" ha affermato, sottolineando come poi il duello fu acceso e combattuto fino alla fine. 

LA FLORIDA DA OGGI AL VOTO, GIA' CODE E PROBLEMI  - La Florida, uno degli Stati decisivi nella corsa alla Casa Bianca, da oggi ha aperto i seggi per le elezioni presidenziali, dando la possibilita' a molti residenti di esprimersi in anticipo su Barack Obama e John McCain.
Ma tenendo fede a una 'tradizione' negativa per lo Stato nel sud degli Usa, l'avvio e' stato segnato da code, ritardi e problemi tecnici.
Nel 2000 la Florida tenne l'America e il mondo con il fiato sospeso, perche' la macchina elettorale si inceppo' soprattutto nella contea di Palm Beach e per un mese fu difficile capire chi aveva vinto tra George W.Bush e Al Gore e a chi dei due andasse la presidenza.
Dal 2002 lo Stato prevede il voto anticipato e ha cambiato in gran parte i metodi di votazione. Ma da Miami a West Palm Beach, i media locali parlano di una serie di problemi nelle prime ore di apertura dei seggi, con intoppi ai computer che hanno ritardato le procedure.
Il Miami Herald, in particolare, segnale contrattempi e lunghe attese nella maggiore citta' dello Stato.
A creare code, pero', e' anche la sostenuta affluenza nel primo dei 14 giorni a disposizione per chi vuol evitare la corsa ai seggi del 4 novembre.
Barack Obama conta di strappare la Florida ai repubblicani, dopo due elezioni in cui e' stata vinta da Bush, e il candidato dei democratici e' oggi nello Stato per invitare la gente ad andare al voto in anticipo e per 'scaldare' le truppe insieme a Hillary Clinton.
La media degli ultimi sondaggi in Florida vede Obama in testa con un vantaggio di poco piu' di tre punti su McCain.

Fonte www.clandestinoweb.com

 
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