Domenica, 05 Febbraio 2012
Archivio Approfondimenti Estero
Miss Italia nel mondo, intervista a Nino Malizia

malizia_roma.jpgLa difesa dell’italianitá nel mondo a volte passa attraverso iniziative meno politiche ma di eguale importanza per i risultati ottenuti. Il concorso Miss Italia nel Mondo, che ogni anno seleziona nei cinque continenti le bellezze di origine italiana, si è affermato come un polo di attrazione per i media e gli operatori di questo settore (http://www.missitalianelmondo.it/home.asp). La celebritá raggiunta, il livello notevole degli eventi che lo vedono protagonista, un indotto di interesse che lo accompagna, pongono questo concorso come un evento mediatico importante per le comunitá di connazionali all’estero, ed anche come motivo di orgoglio identitario. Un motore instancabile di questo Concorso è Nino Malizia, che ne è Coordinatore Mondiale (www.ninomalizia.com). In vista dell’edizione 2008 abbiamo avuto il piacere di porre alcune domande al Sig. Malizia il quale, con squisita gentilezza, ci ha risposto così:

Signor Malizia, lei è l’anima di questo prestigioso Concorso, dopo tanti anni lo stesso entusiasmo ?

Si certo, anche se l’impegno aumenta con il passare degli anni, vista la crescita del concorso negli ultimi 10 anni.

In questi anni di quanto è cresciuta la partecipazione delle ragazze al Concorso?

Siamo passati dalle 800 iscrizioni del ’99 alle 5000 del 2007.

L’italianitá e la bellezza, un binomio importante anche all’estero, quali sono, per Lei, le caratteristiche che rendono le “italiane” speciali?

Il fatto di avere mantenuto le tradizioni e l’inventiva che distingue il popolo italiano.

Una domanda provocatoria: nelle televisioni italiane si cerca la soubrette straniera, mentre all’estero la ragazza italiana piace molto. Possibile che l’erba del vicino sia sempre più verde?

Naturalmente si è sempre attratti da ciò che non siamo abituati a vedere tutti i giorni,
comunque c’è da dire che le ragazze di origini italiane all’estero hanno molto successo.

Miss Italia nel Mondo è diventato un appuntamento importante a livello mediatico, quanto è stato difficile sfondare?

Diciamo che fino agli anni 90 questo concorso era considerato molto legato alla cultura ed alle abitudini degli italiani all’estero,  adesso, invece, si cura molto il livello estetico non trascurando il messaggio culturale.

Cosa si aspetta dalle prossime edizioni del Concorso e cosa chiede al Governo che gli italiani, speriamo presto, andranno a votare?

Il concorso è in crescita e naturalmente mi aspetto ancora più partecipazione sia da parte delle ragazze che dalle comunità italiane, che finora hanno sempre collaborato alla riuscita delle manifestazioni per eleggere le loro rispettive Reginette di bellezza. Certamente il voto all’estero ha avvicinato gli italiani oltre frontiera e nello stesso tempo li ha fatti ricredere sul fatto che possono dire la loro sul futuro del Paese  più bello del mondo, del quale non si sono mai dimenticati.

Paolo Ebana Corrispondente dagli USA

 

 
Kosovo, una polveriera pronta ad esplodere a fine febbraio
kosovari albanesi.jpgUn paio di settimane in più. Almeno così dicono a Pristina, ma è tutto quello che il Kosovo albanese è disposto a concedere al neoconfermato presidente serbo Boris Tadic (e al
desiderio dell'Europa di non precipitare l'umiliazione di un leader amico) prima dell'agognata dichiarazione d'indipendenza unilaterale da Belgrado.
Attesa anche a Pristina, la rielezione del liberale Tadic e la sconfitta di misura dell'ultranazionalista Tomislav Nikolic sono state accolte con soddisfazione dal presidente kosovaro, Fatmir Sejdiu. Il quale tuttavia si è rivolto al 'collega' già da capo di un altro Stato. Uno Stato che non esiste ancora sulla carta, ma che esiste nei fatti e sarà battezzato presto, ha ribadito.
Da decidere resta solo la data: nei giorni scorsi si era parlato di questa settimana o persino di una proclamazione immediata laddove le urne avessero premiato l'oltranzista Nikolic, beniamino di ciò che resta degli arrabbiati delle enclave serbe della provincia. Oggi lo speaker del parlamento di Pristina, Jakup Krasniqi, ha corretto un po' il tiro: indipendenza ''entro febbraio'', ha sentenziato, evocando di fatto un leggero rinvio in onore della vittoria elettorale di Tadic (contrario anch'egli al riconoscimento della secessione, ma moderato nei toni). Sejdiu non ha confermato, ma neppure smentito. Limitandosi a ricordare a Tadic che il Kosovo considera la sua vittoria alle urne ''un segnale positivo'', ma non intende recedere dall'ambizione d'instaurare con la Serbia una rapporto paritario: fra ''due Stati ugualmente indipendenti''.
Parole irricevibili a Belgrado, ma su cui Sejdiu insiste, convinto che la Serbia, dopo la sconfitta di Nikolic, possa ''lasciarsi il passato alle spalle'' e superare ''gli atteggiamenti radicali''. Il suo invito e' quello di ''andare avanti insieme'' come ''Stati indipendenti, orientati entrambi verso l'integrazione europea'' dopo che ''anche l'elettorato serbo ha votato in favore dell'integrazione e di un futuro migliore''.
Su questo punto, il presidente del parlamento kosovaro Krasniqi - dopo essersi associato alle felicitazioni nei confronti di Boris Tadic - non si e' trattenuto dall'indossare addirittura i panni dell'esaminatore. Indicando l'improbabile disponibilità serba a fare marcia indietro sulla tradizionale rivendicazione di sovranità sul Kosovo come il prossimo ''test di democrazia'' per Belgrado.
Il risultato del ballottaggio presidenziale in Serbia - ha commentato d'altronde l'analista Ilir Dugolli - ''e' un fatto importante e positivo per tutti, ma non avra' effetti sulla scelta dell'indipendenza del Kosovo, salvo un probabile slittamento della data in accordo con l'Ue, che deve ancora stabilire i tempi dell'invio della sua nuova missione''.
Il primo ministro ed ex capo guerrigliero Hashim Thaci non sembra in ogni caso disposto ad attendere troppo. Ricevendo a Pristina Ali Ahmeti - leader della minoranza albanese di
quella Macedonia che più di ogni altro Paese ex jugoslavo teme d'essere travolto dagli effetti centrifughi di una secessione kosovara - Thaci, come Sejdiu, non ha parlato di date precise.
Ma ha avvertito che ''il Kosovo e' pronto fin da oggi all'indipendenza'', con tanto di ''Costituzione e simboli gia' definiti''. E definiti senza troppe difficolta', visto che ricalcano - più o meno - quelli dell'Albania.
 
Non c?? limite al disgusto

napolitano pulcinella.jpgAncora una volta il Presidente Napolitano non perde l’occasione di stampellare delle situazioni irreali. Lo fece con il reincarico a Prodi l’anno scorso, mantenendo in piedi un governo fatiscente e dannoso, lo rifá oggi con l’ennesima vergogna, l’ennesima assurditá. L’incarico pieno a Marini é un insulto alla intelligenza dei sudditi italici, é una assenza quasi totale di realismo. Il Presidente della Repubblica delle Sinistre ha perso un giorno prezioso (per gli italiani) per fare finta di pensare, per poi comunicare cosa? Quello che le sinistre gli avevano soffiato nell’orecchio sin dal primo minuto..., quello che l’ambizioso collezionista di poltrone il buon Marini, proprio negando lo voleva con tutto il cuore.., quello che quell’ambiguo sobillatore di animi chiamato Montezemolo impone sornionamente... Questa ipocrisia pesa nell’immagine presidenziale, portando ulteriormente il nostro prestigio allo scadimento. Cosa pensa di ottenere Sig. Presidente, cercando di mandare avanti una coalizione che ha come unico collante l’odio atavico ed insanabile contro Berlusconi. Nell’immancabile fiera dell’idiozia nazionale abbiamo visto, dopo la deliziosa caduta di Romano Prodi, riemergere i girotondini... rieccoli i cani abbaianti delle sinsitre becere ed ignoranti. Puntualmente a strattonare giacchette presidenziali ed intimidire la piazza, i forcaioli nipoti di Stalin, sono riemersi dal sonno quasi biennale, per abbaiare nuovamente. Giá, perche’ prima i girotondini tacevano per non disturbare il manovratore Prodi, ora hanno nuovamente avuto via libera al loro insaziabile senso del giullarismo. Presidente, si rende conto che se Lei avrá, con questo Suo incarico, acconsentito al rinnovo di un governo totalmente  impopolare, ed altro non avrá fatto che il male del Paese che Lei presiede? Capisco che anche Lei alla fine abbia una ideologia politica, capisco che anche Lei sia sensibile alle chimere di Veltroni, ma Presidente, al di lá delle fiabe ritorni alla realtá, ovvero ad un paese che, mentre Lei pensa, soffoca sotto tasse ed immondizia, invaso da extracomunitari e ridicolizzato sulla platea internazionale. Veltroni che, come disse il suo ex collega il Presidente Cossiga “Veltroni fa il frocio con il culo degli altri...” Ancora una volta gioca il suo risiko ai danni dei cittadini. Nelle sue dichiarazioni surreali Veltroni dice che sarebbe meglio (per lui) un governo di otto mesi, un anno o forse tre mesi. Si decida faraonico Sindaco, ci dica cosa (contro i nostri interessi) possiamo fare per assecondare le sue megalomanie, ci dica contro il parere dell’almeno sessanta per cento degli italiani, cosa il suo partito si arroga di volere. Si perché il problema é tutto li, nell’arroganza di una sinistra che il deretano ce l’ha indissolubilmente appiccicato alle poltrone e, di fronte alla certezza di vedersene scalzati dal voto popolarte, tenta trucchi e magie per restare in sella. Vergognatevi, perché le vostre bugie ormai hanno le gambe corte e speriamo i giorni contati. Gli italiani hanno smesso di credervi da tempo, non credono piú che, dopo che siete stati al governo per quasi due anni, ora riuscirete a fare le riforme e la legge elettorale che non avete fatto prima, per giunta entro Giugno. Suvvia, non avete senso della vergogna e del ridicolo? Ad accumulare ecoballe e raccontare superballe siete grandi, ma a governare proprio non sapete da che parte cominciare. Tutto quello che vi preme, per continuare l’agonia del Paese con la vostra infausta presenza governativa, sono le nomine imminenti di quei seicento posti nei cda delle grandi societá con il loro indotto di poltroncine, scranni, sgabelli, poggiapiedi e sottopancia; non solo, ma vi preme anche essere presenti quando, in vista dell’anno di Presidenza italiana del G8 (2009), i fondi straordinari inseriti in finanziaria (30 milioni di Euro) vi consentiranno di manovrare gli “adempimenti” ivi connessi. Almeno ditelo agli italiani che restate per questo... dite agli italiani che rischiamo di perdere i finanziamenti della UE per la TAV proprio grazie ai seguaci di Pecoraro Scanio (quello che fa le boccacce ai funerali dei caduti a Nassirya) e delle sinistra no global. Dite agli italiani che, con voi al governo, non si faranno i termovalorizzatori necessari e continueremo ad avvelenare il popolo campano (sempre grazie ai soliti no..., a Bassolino, a Jervolino...)... dite agli italiani che cosi’ restando venderete, come previsto, Alitalia ai francesi, senza aver rispettao una minima correttezza nell’istituire almeno una gara a due con Air One ... dite agli italiani che lo schifo che é immagine del vostro governo continuerá a mortificare l’immagine della nostra nazione anche all’estero. E se, grazie alle solite stampelle senatoriali, ai partitini dello zeroqualche (che Veltroni poi eliminerá senza indugio) delle autonomie e minoranze linguistiche locali, grazie ai voti dell’altalenante Pallaro (poco limpida immagine dei senatori esteri) ed alla canea ululante delle sinsitre dell’odio antiberlusconiano, riuscirete a mantenere i vostri sederini sulle poltrone a voi tanto care, beh sappiate che noi non molleremo e la piazza vi condannerá senza appello.


Paolo Ebana- Corrispondente dagli USA

 
Bobby Sands un eroe "aristocratico" per l'Europa

bobby sands grande.jpgParlare di Bobby Sands è parlare di un “eroe” ed etimologicamente, in senso indoeuropeo, di tutto ciò che a tale termine solitamente si accompagna: arya = santo, aristos = migliore, nobile. Pur essendo figlio della working class, accesamente cattolica, fortemente repubblicana, intrisa di quel nazionalismo e di quel socialismo “reali” e non ideologici caratteristici del XX secolo nord-irlandese, possiamo comunque annoverare a tutti gli effetti Bobby Sands tra le figure più pure e più nobilmente aristocratiche della storia d’Irlanda, un guerriero di stirpe regale come Brian Boru. In Lui trovano riscontro e si rispecchiano le virtù tipiche dell’antica aristocrazia guerriera, racchiuse nell’idea evangelica del nobile che consacra la sua vita per il bene del popolo a cui appartiene, sino ad arrivare all’olocausto, cioè a perdere la vita per esso e per la sua libertà.

Nel 1981, insieme ad altri 9 eroi rinchiusi nei terribili H-Block della prigione di Long Kesh nel Nord Irlanda, Bobby si lascia morire dopo un estenuante digiuno di 66 giorni che lo aveva visto suo tenace promotore ed iniziatore, perché venga riconosciuto lo status di prigionieri politici e non di delinquenti comuni, a tutti gli internati cattolici nazionalisti militanti nei movimenti politici separatisti e in quelli di resistenza armata all’occupazione inglese. Il suo “nobile olocausto” e quello dei suoi compagni recò un enorme impressione nel mondo libero occidentale, e al di là dei ripetuti segni di adesione internazionale che ebbe da parte di governi e popoli di tutto il mondo, esso decretò in modo definitivo la fine della pubblica moralità della politica inglese e l’inizio di una presa di coscienza politica internazionale riguardo l’esistenza dell’ultima colonia penale di tipo ideologico-politico nella libera Europa dell’ovest.

Vi proponiamo qui la quint’essenza della drammatica esperienza di Bobby Sands, in questi suoi scritti dal carcere, i quali rappresentano il testamento politico di un autentico combattente per la libertà e membro dell’IRA, giovanissimo uomo che tocca le vette dello spirito attraverso il duro distacco dalla materia di un voluto digiuno senza fine, che lo porterà dalla eroica morte pro populo al bonum della vita eterna. La storia di un alter christus il quale, secondo la dottrina tomista, ha preferito la propria morte attraverso un cruento atto piuttosto che tradire la gente d’Irlanda con la sua sete di indipendenza e libertà.

Meditino su queste righe tutti quegli pseudo-cattolici democristiani imborghesiti d’Italia e d’occidente, i quali ritennero sempre il problema nord-irlandese una questione da riporre nel dimenticatoio post-conciliare della finta chiesa modernista fondata su una falsa pace, sull’innamoramento col mondo comunista attraverso il compromesso storico e sul tradimento del martirio dei fedeli nordirlandesi e di quelli della cortina di ferro. Dio sappia perdonare tale voluta ed esecrabile dimenticanza, la quale invece nel mondo della destra identitaria, tradizionalista e cattolica non s’è mai avverata, perché noi, gli eroi della fede e della Patria Europa non li dimenticheremo mai, ma saranno sempre il nostro esempio politico e spirituale necessario per edificare il nostro edificio interiore e quello del nostro futuro europeo.

Renato Manusardi – Sociologo, Dipartimento Cultura

 

 
Sapienza anticlericale, l?abisso dell?ignoranza

La figuraccia rimediata dagli in-docenti dell’Universita’ La Sapienza, unita alla becera imbecillità di certi studenti “a vita” dei circoli di ateneo sono un esempio di quanto corrotta sia la mente imbevuta di slogan di sinistra. Io sono, e mi sono sempre ritenuto, un laico, cattolico di formazione, ma laico; eppure non ho mai disdegnato confrontarmi con sacerdoti e praticanti, su argomenti etico morali, lo stesso riguardo lo applico nei confronti di persone di differenti religioni o atei. In Italia, in quella Italia figlia dell’intolleranza giacobina dei sessantottini, non si può ottenere lo stesso rispetto, la stessa imparzialità. In una Italia che si sciacqua la bocca con parole come “uguaglianza, democrazia, libertà” l’abisso toccato da quelle vergogne di docenti della Sapienza, docenti lautamente remunerati con i soldini del contribuente italiano (si anche quello cattolico cari professorini), Docenti che in una illimitata autostima non esitano a definirsi “scienziati”, pur non avendo capito nulla del rispetto, della vita, del dialogo, quell’abisso e’ la punta di un iceberg di anticattolicesimo preoccupante. Episodi come l’aggressione fisica e violenta, davanti ad una chiesa romana, di fedeli ivi riuniti per la celebrazione di alcuni Beati spagnoli, i continui incitamenti alla sovversione anticlericale, patrimonio delle aree del cosiddetto “antagonismo giovanile”, fanno parte di una regia iconoclasta che ha nella sinistra la sua culla. I cattivi maestri della Sapienza, docenti dell’insipienza umana, probabilmente non furono altro che i cattivi allievi dei precedenti cattivi maestri che, dal sessantotto ad oggi, non han fatto altro che seminare odio ad ogni parola. Il giacobinismo infausto dell’illuminismo, ancora pone tra noi i suoi frutti marci, la “dea Ragione”, dopo aver arrossato le ghigliottine, ha continuato a mietere vittime, fisicamente e culturalmente. Queste preoccupanti manifestazioni di odio talebano, di settarismo radical chic, d’idiozia senza appello, sono una vergogna per noi italiani tutti, in patria ed all’estero. Questi scienziati del nulla, buoni solo a reclamare il diritto a studiare quanto uccide (esperimenti sugli embrioni), a tentare di sostituirsi a Dio nella aberrante clonazione umana, a negare tutto quello che non viene misurato dai loro calcoli o messo sui vetrini dei loro microscopi, questi scienziati del nulla hanno perso una grande occasione per confrontarsi, magari ascoltando le parole del Papa. I danni striscianti arrecati alla mente dai cattivi maestri sono ben evidenti, lo sono nelle conseguenze di pessima letteratura anticattolica come quel Dan Brown di Angeli e Demoni, negli appelli che, più veloci dei centometristi alle olimpiadi, gli intellettuali italiani della sinistra corrono a firmare ad ogni piè sospinto, ad ogni occasione di schierarsi a monoblocco contro qualche cosa, contro qualche idea che in qualche modo insidia o mette in discussione i loro privilegi di casta. Ed eccoli lì i sessantasette figli del sessantotto, veloci nella firma e lenti nella comprensione delle parole che hanno processato: se, infatti, avessero meglio letto quanto contestavano avrebbero colto l’errore intellettuale ed umano in cui incorrevano. Ed eccoli lì i figli di papà dei collettivi sinistrorsi, a bivaccare per decenni nelle università con il solo scopo di rompere i cosiddetti a quanti intendono (che strano vero?) studiare…, eccoli lì pronti a scatenare vergognose gazzarre, ad inveire contro la chiesa, a tacciarla di omosessualità, salvo difendere i diritti dell’omosessualità’ quando questa e’ di sinistra… campioni dell’incoerenza e, grave colpa per degli aspiranti “scienziati”, incapaci di analisi profonde. La violenza settaria di quanti intendono sia l’Università’ che il mondo stesso un loro diritto esclusivo, di quanti credono che l’unica verità sia quella instillata loro nei centri sociali, di coloro che decidono chi parla e dove, e chi tace, e’ una ennesima vergogna che questo governo del nulla ha stigmatizzato solo dopo la rinuncia del Papa. L’atteggiamento sbracato di questi giovincelli parla da se sulla loro pochezza umana, mentre l’atteggiamento di chiusura dei docenti parla da se sulla loro inidoneità ad insegnare: come possono creare degli adulti coloro che incitano all’odio? Un Ministro della pubblica Istruzione serio, onesto, in linea con la propria missione, in questo momento come minimo sospenderebbe questi cattivi maestri, ed il CNR, circa le ambizioni di uno di loro ad andare a dirigerne la struttura, certamente dovrebbe ripensare a certe decisioni. Ma si sa, sotto Romano Prodi l’Italia ha cessato di essere un paese serio e civile, anzi, ha cessato di essere un paese. Ai nipotini dell’intolleranza, docenti e studenti, voglio lasciare in meditazione delle parole che appartengono ad un cantautore certo non di destra, parole che ben si adattano a voi, lui era Fabrizio De Andre’ e la canzone  “Un Giudice”:

…Fu nelle notti insonni
vegliate al lume del rancore
che preparai gli esami
diventai procuratore
per imboccar la strada
che dalle panche d'una cattedrale
porta alla sacrestia
quindi alla cattedra d'un tribunale
giudice finalmente,
arbitro in terra del bene e del male.

E allora la mia statura
non dispensò più buonumore
a chi alla sbarra in piedi
mi diceva "Vostro Onore",
e di affidarli al boia
fu un piacere del tutto mio,
prima di genuflettermi
nell'ora dell'addio
non conoscendo affatto
la statura di Dio.


Paolo Ebana - Corrispondente dagli USA

 
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