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Quando ieri sera mi ha chiamato il presidente dei senatori del Pdl,
Maurizio Gasparri, ho pensato che fosse uno dei suoi micidiali scherzi.
Ero ad una cena organizzata per sostenere una benemerita associazione di
contrasto alla pedofilia – La Caramella Buona – e non mi sembrava vero
quel che sentivo al telefono. Poi, stamane, ho letto qualche giornale e
il resoconto stenografico del Senato.
Non so se esiste ancora il reato di vilipendio di un’assemblea
legislativa, ma credo che nessuno mi condannerebbe se definisco il
gruppo del Pd a Palazzo Madama una congrega di scimuniti.
E’ accaduto che la giornata senatoriale di ieri è trascorsa in un
crescendo di insulti per la discussione e l’approvazione della legge
sul legittimo impedimento. Di che si tratta è noto: è una
norma che consente al presidente del Consiglio di non passare la sua
vita in Tribunale durante l’esercizio del governo.
Ebbene, nella dichiarazione di voto a nome del gruppo di maggioranza,
Gasparri – che evidentemente si era stufato degli inviti a vergognarsi
pronunciati dai senatori del Pd e dell’Italia dei Valori – ha reagito
come sa fare lui. Magari dopo essersi sincerato se in aula ci fosse
anche quel senatore Tedesco, che dopo gli scandali della giunta di
Vendola si è rifugiato a Palazzo Madama per evitare inquietanti problemi
di carattere giudiziario.
Parola più, parola meno, Gasparri ha urlato alla sinistra
che sono loro a doversi vergognare per aver fatto eleggere un
presidente di Regione di nome Piero Marrazzo.
Apriti cielo, un gruppo di compagni della gentilissima Anna
Finocchiaro – che quando mi incontra non mi sembra mai turbata
dalla mia presenza – è insorto e ha cominciato a gridare in coro
“Storace, Storace”. Di grazia, perché mai? Io sono candidato alle
Regionali, Marrazzo no.
Evidentemente per il centrodestra anche la mia candidatura aiuta a
vincere le Regionali, quella di Marrazzo li avrebbe fatti sprofondare
nel ridicolo. Trans e coca non sono sufficienti?
Senatrice Finocchiaro, non è insultante quello che dal suo gruppo
parlamentare si è combinato nei miei confronti? Vi do’ ancora così
fastidio anche se sono un semplice consigliere comunale di Roma? E
Tedesco, il senatore Tedesco, urlava anche lui il mio cognome?
Sono sicuro che questa volta sarà la presidente dei senatori democratici
a scusarsi nei miei confronti.
Il suo partito, con quel genio dell’allora segretario Veltroni, ha
contribuito alla nostra uscita dal Parlamento.
Solo degli scimuniti possono permettersi di inscenare l’inutile gazzarra
di ieri.
Francesco Storace
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