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La Destra e’ pronta. Finito male il totem della semplificazione,
l’Italia torna ad essere disponibile a sostenere una Destra autentica,
senza complessi, che coniuga lealta’ nei comportamenti e socialita’
nelle scelte politiche. E’ questa La Destra che esce dalla tre giorni di
Ponte Buggianese, che ha fatto capire agli italiani come avessimo
ragione, tre anni fa, a scegliere di ricominciare daccapo.
Fini ha la responsabilita’ di aver provocato la diaspora della destra
italiana, su di noi incombe il privilegio di puntare a ricostruirla.
Tanti anni fa promisero di voler cambiare il mondo, e’ finita che il
mondo ha cambiato loro, come ha eloquentemente dimostrato la triste
storia di Montecarlo. Il presidente della Camera ha il dovere di
rispondere su un caso di questa portata, vogliamo sapere perche’ una
donazione ad un partito finisce nelle mani di una societa’ offshore che
ha sede in un paradiso fiscale e perche’ quella donazione va a finire
nella disponibilita’ di chi sappiamo.
Anche questa e’ una storia di etica compromessa.
Ma non c’e’ solo questo nella dissipazione del patrimonio morale della
destra italiana, ci sono anche i comportamenti e la slealta’ assunta a
bandiera di un leader che aveva fatto della parola data una ragione di
vita. Invece, l’Italia tutta lo ha visto all’opera. Un’opera di
demolizione di quanto aveva costruito.
Si sono dismessi abiti mentali – il senso di giustizia, la capacita’ di
indignazione, il rifiuto della rassegnazione al relativismo – nella
smania di apparire presentabili nei salotti buoni di quel potere che
fatica a comprendere di che pasta e’ fatto un popolo.
E non ha dimostrato di capirlo neppure Fini.
Fanno impressione gli applausi che gli tributa la sinistra. Non era mai
accaduto a un leader di destra. Si lamentano per la Lega, potevano
risparmiarsi veti contro di noi, che oggi Bossi conterebbe molto meno.
Un’Italia piú a destra non avrebbe avuto i dubbi di Fini sul testamento
biologico, ne’ le esitazioni governative sullo stop alla pillola
abortiva e avrebbe affrontato con nettezza il tema del rapporto tra
cittadini e banche. Un’Italia di destra assicurerebbe la partecipazione
dei lavoratori anche alla gestione aziendale, non assisterebbe
passivamente alla tragedia delle morti bianche e si scandalizzerebbe
anche quando vittime di reato sono Italiani per mano straniera.
E’ mancata lealta’ verso il Paese, verso la propria coalizione, verso il
proprio popolo. In questi anni abbiamo dovuto subire le lezioni di una
legione di storici improvvisati, ma noi rivendichiamo il diritto di
essere democratici senza il dovere di essere antifascisti. Lo dobbiamo a
27 caduti del Msi assassinati nel nome dell’antifascismo militante.
Occorre guardare avanti senza mai voltarsi indietro se non per cogliere
il senso delle radici che chiamiamo identita’; costruire una nuova e
diversa modernita’ politica senza rifiutare la nostra storia, senza
offendere un passato che non e’ nella nostra disponibilita’ perche’
appartiene a chi l’ha vissuto e costruito col sacrificio, il sudore, le
lacrime, e spesso il sangue. Navigare dunque, unendo il gusto della
scoperta alla capacita’ di mantenere saldamente a dritta il timone: e’
lo scopo che ci siamo prefissi che ci ha fatto scegliere la rotta.
Ci hanno invece stupito le loro posizioni in materia di immigrazione; il
silenzio sulle questioni sociali legate ad una politica industriale che
non riesce ad offrire alternative al disegno dell’economia
globalizzata; l’indifferenza rispetto ai problemi della gente comune.
Abbiamo da offrire una buona politica sociale agli italiani, a partire
dal ridisegno di una sistema di welfare che metta anzitutto la povera
gente del nostro Paese in condizioni privilegiate rispetto a chi viene
da fuori nell’accesso ai servizi; e poi mutuo sociale per la casa. E
ancora: combattere a viso aperto quegli autentici nemici delle persone
normali, quelli che governano le banche, e li vessano come Equitalia.
E poi, tanta solidarieta’ nelle politiche per la salute: nel Lazio
abbiamo cominciato una grande battaglia per la sperimentazione di nuove
strade in tema di lotta alla sclerosi multipla. Liberta’ di cura per non
rimanere ostaggi della medicina ufficiale, anche cosi’ si libera un
popolo.
Questa nostra destra e’ mobilitata sin da ora: verra’ ora l’appuntamento
di Taormina, dal 17 al 19 settembre, con la nostra tre giorni a cui
partecipera’ anche il presidente del Consiglio; e poi a Napoli con
Gioventu’ italiana i primi di ottobre e all’inizio di novembre tutti a
Roma per un’altra grande e gioiosa manifestazione popolare.
Lo promettiamo all’Italia: riporteremo in Parlamento la destra che non
mente; la destra che non si vende; la destra che non si arrende.
Francesco Storace
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