| LA FIAT, POMIGLIANO, STATO SOCIALE E MACELLERIA SOCIALE | Segnala |
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L’accordo per la fabbrica di Pomigliano fra Fiat ed OO.SS., con esclusione della Fiom, è una di quelle questioni ad altissimo contenuto simbolico, che va bel oltre il fatto in sé, pur importante, del destino della fabbrica campana.
Non si tratta di una vicenda qualsiasi perché costituisce la riprova che liberisti ed ex comunisti hanno da anni ormai quale unico obiettivo lo smantellamento dello Stato Sociale introdotto in Italia dal Fascismo: la più grande ed organica riforma sociale mai concepita al mondo: dai grandi Istituti Previdenziali ed Assistenziali, alle varie forme di tutela ed assistenza per i soggetti lavoratori deboli, agli ammortizzatori sociali,ai Contratti collettivi di lavoro, al significativo peso e ruolo dell’Organizzazione Sindacale ,(ancorchè in un regime a partito unico). Il nemico da battere è lo Stato Sociale, si consente infatti alla Fiat un vero e proprio ricatto : o mi fate produrre allo stesso costo del lavoro che c’è in Polonia..o me ne vado in Polonia! Una grande riforma sociale che poi in un modo o nell'altro è stata oggetto di studi e di imitazioni in ogni parte del globo e che mantiene inalterata, nonostante gli anni trascorsi la sua validità per il principi sociali e filosofici che l'hanno ispirata. Che il referendum possa premiare l’accettazione del ricatto è quasi certo, com’è ovvio che non si debba gettare la croce sui lavoratori che umiliati da mesi ed anni di cassa integrazione accetteranno con il sì il ricatto stesso. Non si può tuttavia non osservare che il primo Governo che sembrava volersi sottrarre ad un’Italia a conduzione Fiat non è stato in grado di obbligare l’Azienda torinese, che ha vissuto per decenni incassando i profitti e socializzando con le tasche del contribuente le sue perdite e “diversificando” le sue attività in settori di mera finanza e smantellando le fabbriche italiane per sfruttare il lavoro a più basso costo all’estero, di obbligarla-dicevamo- a salvaguardare l’industria ed il lavoro italiano. Accettare da parte del governo (che “liberisticamente” è rimasto alla finestra a guardare) il ricatto Fiat, significherà da oggi in poi che non ci saranno più contratti di lavoro collettivi (peraltro già in parte compromessi da contratti a progetto, co.co.co., interinali ecc) e che chiunque si sentirà autorizzato a “minacciare” di portare le sue attività all’estero per azzerare la contrattazione. La Destra Sociale deve rifiutare questa logica aberrante.
Bruno Esposito
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