Sabato, 31 Luglio 2010
SU L'EMERGENZA DEI CARATTERI LATENTI NELLA SOCIETA' OMOLOGANTE REGRESSIVA  Segnala
Quanto allo splendore e alla decadenza dei popoli del mondo pare sia riscontrabile una ciclicità delle manifestazioni che ne sono testimonianza fenomenica.

Sorgono tempi aurei, di rinnovamento integrale dell'uomo, per il quale la purezza dello  spirito, educato all'azione quanto alla contemplazione, si riverbera nel gusto per l'estetica, l'atletica, le lettere, ed il rigoglio delle città e la prosperità delle terre ad esse circostanti è prova d'amore, testimoniata dal sacrificio.

Sono  questi gli obiettivi centrali dell'ordine politico, esaltati nelle forme espressive e artistiche che ne tramandano le imprese.

Piano piano, come un corpo esangue, invecchiato, l'organicità reticolare di questo metaforico organismo decade. 

Colpito da impulsi di brutalità che coinvolgono sia l'apice sia la base della struttura   sociale, e  parimenti sia donne che uomini, nelle relazioni interpersonali e nei rapporti formali tra i vari membri, tutto prende la difforme piega della reciproca distruzione.

Oltrepassando per una volta i confini della contingenza, tipici degli interessi delle linee programmatiche che sono utili alla politica, in considerazione del fatto che stiamo assistendo alla negazione e al rovesciamento dell'ordine in molti domini della realtà, e alla infelicità pubblica, mi permetto una riflessione che riguarda il mercanteggiare su questioni ontologiche che rischiano veramente l'annientamento, lento e silente come un cancro, definitivo della civiltà europea.
 
Secondo le ormai arcinote saccenze scientiste postpositiviste in auge, con approccio biologista pseudodarwinista, abbiamo assistito a decine di dibattiti relativi alla sessualità umana. 
 
Dal secolo scorso l'altra parte dell'umanità si sta affacciando alla sfera pubblica, in un mondo tessuto sul modello virile, guerresco, noi diremmo olimpico, inconcepibile alla  natura recettiva,  passiva, protesa all'accoglienza tipica femminile.

In base a queste qualità ontologiche la donna è stata socializzata ad un ruolo che ora aborra credendo che scimmiottando l'uomo e facendo il travestito possa conquistare una libertà di indomita regina, ma che mi pare conduca solo a nevrotiche infelicità con effetto domino sulle famiglie, bambini compresi.

Certamente oggi lo scenario è mutato,  le donne sono libere di ribellarsi alla paura della violenza fisica e psicologica, specie domestica e sono libere di professare amore nell'essere fedeli e non sottomissione per terrore.

Tuttavia, si palesa una omologazione forzata dei sessi, un comportamento feminiloide preoccupante, con una coltre di molli giovani  nella letargia lamentosa, ed una androginia ben riscontrabile nella moda, con abbigliamenti mascolini, mortificanti la bellezza e la sensualità e la dolcezza dei lineamenti, tutto infarcito di una equiparazione dell'accesso a certi mestieri o certe carriere che francamente hanno dato il colpo finale agli ultimi sibili di grazia.

Dotremmo preservare le nostre ragazze e le giovani donne da bullismo e molestie.
 
In questo trambusto di pseudo scientificità, un bigottismo alla rovescia, un perbenismo della perversione, nell'elogio che appiattisce  le differenze, violenta l'intima essenza del maschile e del femminile, della metafisica dei sessi al di la dei corpi.

Come vessillo di simile atrocità: un cartellone pubblicitario con un'orribile immagine di un ..mammo incinto! 

Poi, incentrando  l'attenzione ai casi che riguardano le donne italiane, esce fuori una donna sempre avvilita, fragile, anche francamente, un pò stupida...che si inguatta nei vicoli bui in minigonna in mezzo ai campi rom ubriaca, e poi si china a quattro zampe piangente perchè puta caso è stata aggredita. 

Credo che nè l'immagine di  squaldrine fomentata dalla guerra dei sessi, nè della vittima terrificata giovino alla promozione effettiva della donna.

Rosa Rita La Marca