NON C'E' DEMOCRAZIA FUORI DALLA NAZIONE  Segnala

Come l'individuo, la comunità e la famiglia, la Nazione compone la realtà, traducendosi semplicemente in una categoria che racchiude in sé la storia, la Tradizione, la cultura, il sentire spirituale, gli usi e costumi, i legami sociali di un Popolo. Spesso si considera tale nozione quale causa di tutti i mali, dalle degenerazioni ideologiche alle guerre. D’altra parte il confronto tra peculiarità e specificità contribuisce alla evoluzione dell’umanità; la loro cancellazione, mediante ciò che viene chiamato multiculturalismo, la cui natura eziologica altro non è se non il portato "mercatista" dell’immigrazione (fenomeno di matrice capitalistica), è un errore.    

Difficile parlare di "culture" al giorno d'oggi, quando l'unico collante (anche tra gente di nazioni diverse) è la omologazione nel segno dell'"American way of life" consumistica.
Il vero rischio risiede proprio nel tandem multiculturalismo – omologazione, per il quale il primo fattore apre la strada al secondo. Il corollario principale è dunque la polverizzazione di una identità, che costituisce ad un tempo la specificità di un Popolo (dunque la sua ricchezza) ed il presidio ad una coesione sociale che non va minata. Infatti diversi studi sociologici dimostrano come, quando questa viene a mancare, nascano numerosi problemi; primo fra tutti quello relativo alla sicurezza. Non si deve inoltre tralasciare la questione della xenofobia, dovuta più alla insicurezza di sé che alla paura dell'altro. Il razzismo è un fenomeno latente ed innato nell'essere umano, che rischia di venir fuori ogniqualvolta sia minacciato uno status quo e si crei incertezza.
Sebbene il mercato globale (e non l'Internazionale socialista) stia provando ad annacquare il concetto di Nazione (che è sempre esistito nella pratica, ben prima del sorgere degli Stati nazionali), ci sono Popoli che hanno specifiche tradizioni, parlano lingue diverse, si riconoscono in varie culture, hanno un differente comune sentire, professano varie religioni. Questi fattori non si possono ignorare o cancellare in virtù di un "fantastico mondo senza frontiere"; essi costituiscono la ricchezza dell’umanità. Certamente vanno facilitati i confronti ed i dialoghi (oggi la tecnologia fornisce questa grandissima opportunità), ma occorre sempre ricordare che laddove non c'è cultura c'è il mercato, e l'uomo si allontana da sé stesso.


Non basta. Approfondendo il ragionamento si giunge a concludere che la Nazione costituisca l’orizzonte ultimo dell’agibilità democratica. Se, infatti, democrazia etimologicamente significa governo del Popolo, quindi autogoverno, si devono presupporre ad essa libero arbitrio ed uso della Ragione. Ci si riferisce, nello specifico, ad una Ratio univoca, punto di riferimento inequivocabile per il corpo sociale. Ciò non significa sottintendere l’assenza di pluralismo e minoranze, ma ribadire l’importanza di una identità capace sempre e comunque di esprimere una maggioranza, dalla quale nessuna forma di democrazia può prescindere. Senza voler giungere all’estremo roussoviano delle piccole comunità nelle quali decidere per referendum, si può comunque sostenere la imprescindibilità di un certo grado di coesione, affinché la polis sia effettivamente tale; altrimenti il potere economico sarebbe sempre più forte di tutte le frammentazioni. In questo senso i caratteri che compongono il concetto di Nazione alzano intorno al Popolo uno steccato. Se questo viene meno, perché è minata la identità ultima, e con essa naturalmente il legame sociale, l’agire umano non può che essere guidato dall’interesse economico, fattore dell’individualismo, fine della civiltà, della società e della democrazia.

 

Antonio Del Prete
Segr. reg. GI Emilia-Romagna
Resp. settore Università e ricerca scientifica
 

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